Mercato del sesso


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Eterno dilemma tra intolleranza e legittimazione
di Lorena Crisafulli

A cinquant’anni esatti dall’entrata in vigore della famosa Legge Merlin che aboliva le case chiuse proclamando l’illegalità della prostituzione e del suo sfruttamento, fa discutere la proposta dell’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Vittorio Sgarbi che ha suggerito di arginare il fenomeno attraverso la creazione di un quartiere ad hoc nella città, una zona “franca” a luci rosse in cui le lucciole possano esercitare liberamente la propria attività. L’ennesima provocazione dell’ex-parlamentare che permette però di riportare in auge l’eterno dilemma tra tolleranza zero e legittimazione della prostituzione.


Case chiuse sì, case chiuse no, in questa dicotomia sembra articolarsi la questione semplicistica e riduttiva rispetto alla complessità del fenomeno stesso.
La soluzione approntata dall’Assessore è realmente auspicabile o rischia di divenire soltanto una forma di autorizzazione, che relegando il problema tra le mura degli “hard rendez-vouz” ne cancella ogni possibilità di lotta o definitiva soppressione?
Per quanto circoscrivere la prostituzione in quartieri ad hoc possa in qualche modo proteggere i minori e quanti siano stufi di vedere sui marciapiedi delle proprie città giovani donne in abitini provocanti contrattare prestazioni e accalappiare clienti, questa soluzione potrebbe rischiare di favorire ancora una volta chi di quel mercato fa la propria fonte di guadagno.
La criminalità organizzata schiavizza le giovani donne dell’Est, ma anche molte connazionali al contrario di quanto si possa pensare, continuando a speculare su questa forma di schiavitù a scapito di tutte coloro che purtroppo non riescono a ribellarsi alle condizioni cui sono sottoposte. Violenze, abusi, minacce, percosse, sono parole all’ordine del giorno per queste vittime del sesso, venute in Italia con la speranza di un lavoro onesto e catapultate loro malgrado sulle strade a mercificare il corpo e con esso la propria dignità.
I milioni di euro che girano attorno al business della prostituzione sono tanti e gli interessi in gioco troppi per ridurre la questione in termini meramente quantitativi, le cifre per quanto emblematiche non possono rendere giustizia alla complessità del fenomeno, tanto antico quanto difficile da arginare e debellare.
Nel nostro Paese la prostituzione è illegale e si dispiega on the road o in appartamenti appositi, ma esistono anche altre realtà in cui la mercificazione del corpo non è illecita ed è anzi fenomeno tollerato e di “richiamo”. In Olanda, per fare solo un esempio, anche il sesso in pubblico è legalizzato e non è difficile trovare esposte in vetrine donne che offrono “grazie e virtù” ai turisti giunti nella terra liberale per antonomasia. Senza andare lontano di recente anche durante i mondiali di Germania 2006 ha fatto discutere la scelta di molti alberghi di fornire un servizio aggiuntivo al normale soggiorno, alle migliaia di tifosi giunti nella capitale tedesca per l’ avvenimento sportivo. E così nei vari pacchetti “all inclusive” oltre al pernottamento si offrivano “notti calde” con giovani animatrici del sesso, pagate profumatamente per allietare gli ospiti stranieri. Indimenticabili mondiali 2006 non soltanto per gli italiani che li hanno vinti, ma per tutti coloro i quali in terra tedesca hanno potuto soddisfare esigenze di tipo non solo agonistico e sportivo.
Il problema della prostituzione, lo si sa, è senza tempo, ma piuttosto che rintracciare facili soluzioni come quella prospettata dall’Assessore Sgarbi, sarebbe forse necessario porsi dinnanzi alla questione con la volontà di migliorare le cose e cambiarle ove possibile, poiché relegare tutto tra le mura di un palazzo potrebbe non aiutare quelle donne che da esso vorrebbero fuggire e favorire solo chi su quel “palazzo” ha costruito il proprio impero.

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