Freddie Mercury


di Angelo Giuliani

“Qualunque cosa tu fai, falla con stile”.Una delle frasi più belle, detta da un artista senza eguali, ha avuto di che insegnare per più di una generazione. L’ultimo immortale, così lo definirono, sentenziò sulla sua carriera sfavillante, ma non facile. Le arti figurative e il design la sua passione, l’abbandonare i soliti clichè il suo bisogno, l’essere il migliore il suo tormento… tutto questo era Freddie Mercury.

 

Nato a Zanzibar nel 1946, figlio di un diplomatico inglese, Frederick Bulsara (nome vero dell’artista) si trasferisce verso i 12 anni a Bombay dove compì gli studi al Saint Peter’s Boardis School. Freddie eccelleva in materie come il disegno e lo sport, non rare sono le foto che ritraevano i suoi incontri di pugilato, o i disegni ornati che davano vita alla carbonella stesa con incredibile maestria su quella carta. La musica entra nella sua vita sempre a Bombay, nel coro della scuola e nelle lezioni di pianoforte impartite dalla zia.Nel 1958 ritorna a Zanzibar, ma a causa delle precipitazioni della situazione politica si trasferisce a Londra con i suoi cari due anni più tardi. Si iscrive alla scuola di arte e design e fa lavoretti saltuari per impegnare le vacanze.

A Kensington conosce Tim Staffel e gli Smile (formata da Brian May e Roger Taylor), ma ben presto Freddie riesce a farsi voler bene da quella band sottovalutata. Così, dopo che Staffel abbandonò gli Smile, Freddie prese il suo posto. Comincia così la grande avventura che porterà Freddie e compagni al successo planetario dei Queen qualche anno più tardi.

Freddie aveva una voce straordinaria e aveva un gusto particolare per la scena. I costumi scelti da lui per salire sul palco erano eccentrici ed oltraggiosi allo stesso tempo, sdoganando i “rocchettari” con borchie e pelle di quegl’anni, apparire era un altro punto in più per l’iniziale carriera del gruppo. Dopo l’epoca degli Smile + Larry Lurex, scelto il bassista della band (un tale Jonh Deacon, studente di elettronica) Freddie decise che è il momento di salpare le acque di un avventura senza eguali e senza limiti: la sua personalità comincia presto a voler conquistare un posto fra i grandi, e la band lo seguirlo. Era il 1970 e nascono così i Queen: Freddie si aggiunge lo pseudonimo di Mercury in segno di Mercurio, messaggero degli dei.

Dopo aver disegnato anche il logo dei Queen ,in cui sono rappresentati i segni zodiacali dei quattro componenti del gruppo assieme all’araba fenice, l’avventura comincia a farsi strada nel 1973 anno di uscita del primo album dei Queen chiamato semplicemente “Queen”. Freddie sul palco era energico, mozzafiato, semplicemente eroico nel trascinare grandi folle di fans, ma nella vita di tutti i giorni era timido, generoso, introverso. Una persona davvero particolare, che scoppiava di gioia nelle sua magnifiche feste degli anni ’80 e che rimaneva volentieri “in ciabatte” nella sua villa di Kensington in compagnia dei suoi gatti. Inoltre l’artista dopo dieci anni con i Queen decide di prendersi una pausa di qualche mese per cambiare un po’ quello che sulla soglia dei 40 anni gli stava stretto. In quel periodo, le voci sul fatto che fosse gay si fecero sempre più insistenti e lui pacatamente rispondeva senza dare una precisa risposta ma senza negarlo.

Freddie, il ragazzo venuto dalla Persia, divenne un simbolo, forse anche troppo per la sua fragile personalità. “Mr. Bad Guy” nell’ 1985 e “Time” nel 1987 furono gli album solisti di questo fantastico artista, di discreto successo alla loro uscita e più apprezzati dopo la morte dell’autore, amante dell’arte giapponese e contaminato dal senso del bello. Freddie viene ricordato inoltre per essersi ammalato di una malattia che a partire dagl’anni ’80 specialmente diventò il flagello del globo terrestre, l’HIV- AIDS. Appena scoperta, era il 1985 quando fu diagnosticata come malattia mortale, Freddie si fece carico di questo terribile segreto e non lo disse fino all’ultimo per non turbare la serenità di chi gli stava intorno. Senz’altro una scelta di coraggio visto che la popolarità dei Queen era universale e che anche se non facevano più concerti i loro dischi erano all’apice delle classifiche.

Freddie Mercury muore il giorno dopo la sua dichiarazione di intenti sul fatto che si sia ammalato di AIDS, il 24 novembre del 1991 il mondo perde un eccezionale artista, un mito per generazioni, un punto fermo per la cultura britannica e per la musica mondiale. Freddie Mercury lascia questo modo per cantare in cielo. “Made in Heaven” del 1995 lo dimostra, fu l’ultimo album dei Queen senza Freddie ma nella loro composizione originale, quella che insieme al loro leader condivise la povertà dei primi tempi e il successo planetario degl’anni ’80 e ’90. In una parola “Queen of Rock”. Stimato ed amato da tutti gli artisti di quegli anni, Roger Taylor, Brian May e Jonh Deacon decisero di fare nel ’92, a quasi un anno di distanza dalla morte, un concerto i cui proventi saranno destinati alla ricerca per l’AIDS, il “The Freddie Mercury Tribute” in compagnia dei più grandi artisti dell’epoca. Sensazionale. Freddie, l’ultimo immortale, ha lasciato un vuoto incolmabile nella musica e nel cuore dei fans, la sua arte era sperimentazione dell’estremo, anche se l’estremo poi lo ha anche portato via.

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