La scomparsa della Sinistra
Qualcuno, molto radicale e molto superficiale, mi ha detto che è il normale progresso delle cose. Che è un bene che il sistema evolva e che bisogna adeguarsi o morire. Ma il fatto che il nuovo Parlamento italiano non abbia più nessun deputato o senatore della sinistra radicale è un fatto grave, una semplificazione che non garantisce la rappresentatività di tutte le idee e posizioni presenti nella società civile.
Manca la sinistra, ma anche la destra, e i socialisti. Per alcuni, i rimasugli della vecchia politica delle ideologie, oggi lontana dai veri bisogni ed istanze del popolo. Per altri, e per chi scrive, una politica di contenuti, alle volte ingessata e troppo formale, ma l’unica in grado di garantire sostanza e direzione chiara nella risoluzione dei problemi.
La cosa che mancherà di più, nel nuovo Parlamento, saranno proprio le idee, i valori non legati alle occorrenze e alle manovre di palazzo. La sensazione è che, come testimonia il successo della Lega, gli elettori cerchino nella politica una rappresentazione totale, soprattutto nei toni, che si fanno più aspri e diretti. Un filo diretto fra la loro “pancia”, i loro istinti, e chi siede a Palazzo Madama o a Montecitorio. Non importa avere un progetto di società a lungo termine, che derivi da una lunga storia di evoluzioni e rivoluzioni; l’obiettivo è ottenere tutto e subito, non facendo tesoro degli sbagli e ritenendo la propria esperienza passata un peso e non un patrimonio. Da destra a sinistra, dal Pdl al Pd, i confini si corrompono e si sovrappongono continuamente, poiché identico è il disegno politico: un accentramento totale di fiducia sulla persona, sul leader e sul suo programma personale, non sul partito e sulla sua collocazione ideologica. Dietro Berlusconi e Veltroni il nulla, o quasi. Tutto il contrario di chi in Parlamento non siede più.
I vecchi partiti ideologici affrontano però il dopo-elezioni con spirito molto diverso. Se la Santanchè può essere soddisfatta del suo risultato, in linea se non più alto di quello ottenuto nel 2006 dall’estrema destra, Bertinotti e la grande alleanza della sinistra radicale vedono ridurre di quasi sette punti l’elettorato, e per la prima volta Rifondazione, anche se alleata con i Verdi e i Comunisti Italiani, deve cedere all’Italia dei Valori la posizione di seconda forza della sinistra italiana. Uno smacco, una debacle in parte prevista che modifica sensibilmente le prospettive di una forza abituata a contare, e a far valere i suoi numeri. Bertinotti, ex Presidente della Camera, non avrà più un seggio da difendere. E così tutti i ministri, i segretari di partito, i capigruppo dell’Arcobaleno.
A livello locale, la sinistra rimane presente più o meno come sempre, ma manca il collegamento con una dirigenza nazionale, con una linea generale da seguire. E soprattutto non c’è più una categoria, un popolo, di cui raccogliere desideri ed istanze. Non più la classe operaia, che vota Lega, Pdl e perfino Pd. Non i lavoratori pubblici, che premiano destra e centro. La sinistra raccoglie consensi trasversali, ma diversificati. Piace per tradizione, ma non ha la giusta capacità di innovarsi, e di capire dal basso come muoversi nello scenario politico. Se la Lega si fa catalizzatore di un sentimento diffuso ed egoistico quale la paura dello straniero e del diverso, le forze della sinistra radicale appoggiano la tesi dell’uguaglianza e dell’accoglienza senza proporre soluzioni per migliorare la convivenza e abbattere la competizione per l’accesso al lavoro e alle risorse fra nuovi e vecchi cittadini.
Altro enorme problema è l’eterogeneità dei candidati proposti da queste forze. Anarchici, disobbedienti, liberali, sindacalisti, ambientalisti. Un gruppo spesso in antitesi con le altre forze del centrosinistra ma anche con se stesso, con le sue varie componenti. Un’area politica che si è divisa, lacerata, nel 1998 alla caduta del primo governo Prodi, e che si è nuovamente divisa sull’Afganistan, sulla riforma delle pensioni, sulle misure da adottare per risolvere il conflitto di interessi e per la lotta al precariato. Un partito o alleanza da molti ritenuta litigiosa e disfattista, che ha messo in crisi tutti i governi progressisti del Paese, causando la propria disfatta elettorale
I prossimi anni saranno ora decisivi per questa importante forza politica, che ha svolto un ruolo fondamentale nella Resistenza e nella creazione della Repubblica Italiana. Un movimento politico che ha sempre avuto un ruolo fondamentale nelle scelte politiche del nostro Paese e che oggi, complici una legge elettorale ai limiti della costituzionalità e diversi errori della sua classe dirigente, rischia di scomparire. Non solo nelle aule ma anche nella mente degli elettori.

Author: Redazione (935 Articles)