Artisti di strada: il progetto Los Monkys
Los Monkys è un progetto musicale che nasce nell’agosto scorso nelle terre del Salento, dall’incontro tra Francesco e Pierluigi, rispettivamente violinista e suonatore di didgeridoo.
La coppia sperimenta suoni nuovi, legati a tradizioni diverse, dando vita a sonorità “meticcie”. La formazione si amplia, poco dopo, con l’arrivo di Antonio e delle sue congas, per chiudersi infine con Eva, con la quale la musica si esplicita nella teatralità del corpo danzante.
I 4 iniziano l’avventura in giro per l’Europa, regalando spettacolo in strada, a contatto con le persone, per una musica libera ed aperta a tutti. Viaggiano per l’Italia, partecipando a molte feste di piazza e festival, mentre ad ottobre arrivano a Granada, continuando a promuovere la loro musica, intrattenendo orecchie ed occhi di tutte le età, nella comunione dell’ascolto.
Il nome del gruppo è tratto da una cartolina, donata nel loro cappello, raffigurante due scimmie che camminano sui resti di una città distrutta, desiderose di ricostruire, nel loro piccolo, ciò che la bramosia e l’egoismo degli uomini hanno distrutto. “Dire qualcosa di nuovo per creare qualcosa di nuovo”(G.Deleuze) è il loro progetto: ricostruire una città delle scimmie, una Los Monkys Town, spazio artistico gratuito ed aperto a quanti vogliano fare dell’arte e della creatività una scelta di vita, naturale ed istintiva.
Da maggio un viaggio attraverso piazze e strade d’Europa per promuovere questa iniziativa e comunicare un linguaggio artistico, insieme auditivo e visivo, che sorprende ed affascina, attraverso strumenti tribali e tradizionali che richiamano il passato ed invitano al futuro. “ Non c’è, nelle voci cui prestiamo ascolto, un’eco di voci ora mute? … Se è così, allora esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni che sono state e la nostra. Allora noi siamo stati attesi sulla terra. Allora a noi, come ad ogni generazione che fu prima di noi, è stata consegnata una ‘debole’ forza messianica, a cui il passato ha diritto” (W. Benjamin, Tesi sul concetto di storia)
Il suono “corpo tenero e trasparente”, si fa soggetto e prende forma in queste sonorità, tanto distanti quanto vicine alle nostre orecchie. Nell’unione di strumenti diversi, nell’incrocio di culture differenti e distanti, questa musica ha la capacità, la forza e l’irruenza di stingere in un’unica identità luoghi, tradizioni ed armonie lontane.
Un viaggio sonoro che attraverso il mondo e che sorvola, indifferente, quello scontro di civiltà, che vuole essere, in queste composizioni, solo una fantomatica progettazione culturale. Dalle terre del didgiredoo, l’Australia, passando dall’Africa e dal ritmo tribale delle sue congas, per arrivare alle dolci effusioni di un violino, strumento della tradizione classica italiana, che nel divenire del suo suono, abbandona le sue radici e diventa comunicazione interculturale.
“I profumi e i colori e i suoni si rispondono come echi lunghi che di lontano si confondono in unità profonda e tenebrosa, vasta come la notte ed il chiarore”. (C. Baudelaire)
Diventa “violino zigano”, dell’est europeo, diventa violino “folk”, suono di un’Irlanda verde e naturale, diventa poi violino delle “tarantelle” napoletane, producendo una composizione di note che affascina e che fa vibrare per la sua imprevedibile composizione, convinti “che sia più facile comporre una musica anziché copiare uno spartito”.
Il ritorno ai suoni della natura e in concordanza con essa, è esplicito, nel momento in cui essa è l’esatta contrapposizione all’invenzione della categoria di cultura che sembra, in questo millennio, contrastare gli uomini e produrre guerre, feriti e morti.
Nello stesso tempo, negli arpeggi e nelle melodie dei Los Monkys, un invito, quasi roussouniano al ritorno allo stato di natura, a quello stato precedente alla storia umana, libera dagli artifici retorici ed economici prodotti della devianze, dalle sovrastrutture culturali ed egemoniche, dell’ uomo moderno. Le scimmie, queste scimmie che non hanno parole ma solo musiche, passioni ed istinto, fanno molto più di quanto le parole riescono a fare: dimenticare ogni forma di allergia e schiavismo contemporaneo ed aprire gli ascoltatori a quell’ “immaginazione produttiva” kantiana, che è forma di arte per ognuno di noi.
Attività musicale come “tracciar linee sull’invisibile”, legando i suoni di un trascorso universale, forse sconosciuto a noi, ma che fa parte di noi, in quanto storia della nostra umanità e che si realizza attraverso la più antica forma di comunicazione dell’uomo: la danza.
Espressione del sentimento e dell’interiorità umana, madre delle arti, la danza ha la potenza di riconciliare i continenti attraverso il linguaggio del corpo, fatto di gesti e di mimica, denominatore comune ad ogni essere umano. Nel corpo che irrompe sulla musica e ne arricchisce il potenziale comunicativo, nelle braccia che tagliano lo spazio e nell’ eleganza che ferma il tempo, “le linee sull’ invisibile sono tracciate” attraverso il corpo, che superando il dualismo natura/cultura, percepisce e disegna l’ istinto primitivo dell’ uomo e ne afferma l’ esistenza.
La teatralità e il fascino della danza del corpo, (attraverso movimenti del ventre e ballate indù), segue le note di didgiredoo, congas e violino, mentre afferma e ribadisce l’ aspetto comunitario dell’ essere vivente: il pathos, che si esprime attraverso il corpo, dalla felicità alla sofferenza. Nello stesso tempo, l’esposizione corporea, “pensiero corporante”, è affermazione della libertà sartriana di “determinarsi a volere mediante sé stessi”, nel movimento e nell’ azione.
“Il corpo è l’essere dell’esistenza. L’apertura, la spaziatura, l’effrazione, l’iscrizione del senso ; se l’esistenza appare come un’esposizione corporea, allora il pensiero avrà come oggetto il corpo e l’esperienza del toccare, l’istituzione del senso nell’estensione e vibrazione dei corpi, l’unica evidenza di un logos sensibile” (J. L. Nancy)
L’arte trans-nazionale e trans-culturale dei Los Monkys sembra non abbia niente a che fare con quanto diceva Wilde: “tutte le arti sono completamente inutili”.

Author: Redazione (935 Articles)