“Good Night and Good Luck”: a lezione di giornalismo
“Un giornalista
è la vedetta sul ponte della nave dello Stato. Egli nota i bastimenti di
passaggio, le piccole cose che punteggiano l’orizzonte. Egli segnala il
naufrago alle navi che possono salvarlo, scruta nella nebbia e nella tempesta
per avvertire i pericoli in arrivo. Egli non pensa al suo salario o al profitto
dei suoi padroni. Egli è lì per procurare la sicurezza e il benessere alla
gente che crede in lui”
, queste sono le parole con cui Joseph Pulitzer descrive uno dei mestieri più
dibattuti degli ultimi secoli. Un testamento etico che dovrebbe guidare la
penna o la tastiera di chi il giornalismo lo fa per professione.
In “Goodnight
and Good Luck” (Usa, 2005) George Clooney, alla sua seconda regia, celebra un
giornalista che non è venuto meno a tali considerazioni: l’americano Ed Murrow.
La storia, ambientata nel 1953, racconta la personale battaglia che il
giornalista Murrow condusse dagli studi della CBS contro il senatore Joseph
McCarthy, presidente della “Commissione per le attività
antiamericane” e responsabile delle cosiddette “liste nere”
contenenti i nomi di simpatizzanti comunisti. Il film è realizzato con uno
stile elegante ed asciutto, la scelta tecnica della pellicola completamente in
bianco e nero ha permesso al regista Clooney di inserire interi pezzi di
repertorio, il ruolo di McCarthy è infatti affidato allo stesso senatore, i cui
filmati d’epoca sono legati con sapienza narrativa al resto della sceneggiatura
(peraltro premiata a Venezia).
Le scene tutte
girate in interni, proiettano lo spettatore negli studi della CBS dove si
svolge la frenetica attività della redazione che insieme a Murrow (David Strathairn) lavora alla realizzazione dei
programmi See It Now e Person to Person. Il racconto prende lo stile del giornalismo di inchiesta,
e si fa avvincente quando Ed Murrow ed i suoi decidono di attaccare i modi poco
democratici del Senatore del Winsconsin. Il pretesto arriva dall’ennesimo episodio di caccia alle streghe in cui McCarthy
punta il dito su un ufficiale dell’aeronautica militare americana rimosso dal
suo incarico perché accusato di essere un “fiancheggiatore dei comunisti”. Murrow, nonostante la pericolosità
dell’argomento, porta in trasmissione il caso del militare radiato,
focalizzando l’attenzione sui metodi intimidatori e persecutori della
commissione presieduta da McCarthy.
Lo scontro tra il senatore e il giornalista
diventa diretto, e senza paura di ritorsioni Murrow costruisce la sua difesa
come un buon articolo giornalistico: raccoglie le informazioni, verifica i
fatti, si accerta delle fonti e mantiene sempre un’inequivocabile oggettività.
Nel confronto diretto tra McCarthy e Murrow
non volano parole grosse e insulti, come invece si vede spesso fare nel
panorama odierno dei programmi televisivi, il giornalista non è detentore di
certezze assolute, semplicemente fornisce ai telespettatori gli
strumenti per analizzare criticamente gli eventi e decidere se sono più o meno
conformi alla legge.
Murrow invita i
suoi colleghi a non avere paura: “perché non discendiamo da uomini che hanno
avuto paura di scrivere, di parlare, di associarsi, e di difendere cause che in
un primo momento erano impopolari” e persegue la sua battaglia affinché la
libertà di espressione sia sapientemente custodita.
Il risultato finale è un film che mantiene il
giusto equilibrio tra l’impegno politico ed anche etico e l’intrattenimento, eventi
che purtroppo non appartengono solo al nostro passato, la libertà
d’informazione è tuttora minacciata, senza alcuna distinzione geografica.
Le considerazioni di Murrow, che fanno da apertura
e chiusura alla pellicola, sull’informazione trasformata in ipnotizzante
intrattenimento dovrebbero essere incorniciate e affisse nella sala riunioni di
ogni redazione.


Author: Redazione (935 Articles)