Daniela Santanchè
Quando ribellione significa essere vincenti
a cura di Angelo Giuliani
Daniela Garniero (cognome da
nubile) sa benissimo cosa significa essere “fuori dal coro”, la sua vita di
bambina, imprenditrice e moglie è stata sempre così. Nata a Cuneo nel 1961, in
un’intervista rilasciata al giornale diretto da Giuliano Ferrara “Il Foglio”
esordisce parlando della sua infanzia faticosa e contrastata, della sua voglia
continua di dimostrare chi è veramente Daniela.
Il suo atteggiamento verso la
vita di certo non passa inosservato… ed anche la sua attività politica non ha
mai avuto segni di cedimento, neanche quando fu contestata per aver fatto un
gesto poco nobile (per un parlamentare) o per essere stata oggetto di insulti
dall’imam di Segrate sulla questione del velo.
Daniela Santanchè è una “donna
tosta”. Ci tiene a sottolinearlo in ogni sua intervista. In nome del “women
power” Daniela ha arricchito il suo curriculum personale sbaragliando chi le
metteva i bastoni tra le ruote, prima la famiglia e poi gli avversari della
vita. Ma chi è davvero Daniela Santanchè? Un mattatore dell’arena del
parlamento italiano? Una che nella vita si è fatta da sola? Un politico che
corre da sola alle elezioni ma che non ha fortuna con i numeri? Alcune delle
tante risposte sono contenute proprio nell’articolo de “Il Foglio”, altre nella
sua immagine di donna combattiva, altre ancora nei suoi discorsi pre-elezioni.
La sua particolare personalità,
a suo dire, è rintracciabile già in tenera età:
“ero abbastanza bruttina, molto magra, con un mento un po’
sporgente. Il fatto di non essermi sentita bene accetta ha influito su di me:
ancora oggi mi sento come se dovessi ancora dimostrare che sono brava, che sono
intelligente, che sono capace, come se dovessi raggiungere un premio finale…
Ero una ribelle, una bambina ingombrante, fastidiosa anche nei confronti dei
miei fratelli, che erano perfetti, mentre io li incitavo a reagire verso la
famiglia. Insomma, mi potevano ammazzare di botte, ma io niente, se avevo
un´idea non la cambiavo”.
Combattiva fin
dall’inizio, decise dopo il liceo di studiare Scienze Politiche all’università
di Torino, facendo anche lavoretti saltuari per mantenersi agli studi. Per
amore della libertà personale i suoi pensieri erano rivolti ad essere
completamente indipendente da tutto e da tutti, il conformismo le stava
stretto, e nella vita questo fu uno dei suoi cavalli di battaglia.
Si sposò
giovanissima all’età di 21 anni con il chirurgo plastico Paolo Santanchè, molto
più grande di lei, impiegandosi nella società come contabile amministrativa;
nel 1983 fonda una società con compiti di marketing. L’onorevole Daniela Santanchè è “diventata di destra”,
frequentando l’università: “Scienze politiche, nella Torino fine anni Settanta,
era tutta di sinistra. Ogni cosa era omologata, l’eskimo, gli scioperi, i
picchetti davanti alle facoltà, piene di gente infarcita di marxismo, con il
‘Capitale’ per reazione, andava dalla parte opposta”.
Nel
1995 dopo la fine del matrimonio decide di voler dare una svolta alla sua vita:
non più organizzatrice di grandiosi eventi e tecniche sopraffine di mercato, ma
politica attiva. Decise così di perseguire la strada collaborando con il
partito di Alleanza Nazionale, cominciando come collaboratrice dell’onorevole
Ignazio La Russa. Spiccò tra le file di AN qualche anno più tardi, quando fu
consulente per la giunta del comune di Milano guidata da Gabriele Albertini,
poi nel giugno del 1999 fu consigliere provinciale alla provincia di Milano.
Nel
2001 si candida per la Camera dei Deputati, ma pur perdendo, la sorte però non
la abbonda; vi furono le dimissioni della collega di partito Viviana Beccalossi
che le diedero la possibilità di avere il seggio (11 luglio 2001). Dal 2003 al
giugno 2004 viene nominata assessore in un comune della provincia di Catania,
in cui si occupa di sport e grandi eventi.
Nel 2005 diventa capo del Dipartimento delle pari opportunità di AN, ma
entra nell’occhio del ciclone per due fatti: il primo fece abbastanza scalpore,
“il gesto del dito medio” rivolto a dei giovani che contestavano la riforma
Moratti, e il secondo fu una proposta di una “porno-tax“, un’imposta che dovrebbe
pagare chi fruisca di materiale inerente alla pornografia.
Da studentessa, sognava di voler fare il ministro del tesoro, attività
questa realizzabile soltanto nei sogni… a suo dire chi arriva a quel traguardo
doveva essere un genio, e per secondo (aspetto non trascurabile) non essere
donna, ma per il momento gli è bastato essere nominata relatrice della legge
Finanziaria del 2005, prima donna nella storia della Repubblica Italiana a
ricoprire questo ruolo. Nel 2006 viene rieletta alla Camera dei Deputati nella
lista di AN, nel collegio di Milano.
Nel 2006 subisce un
altro inciampo in un programma di approfondimento su SkyTg24, su una
discussione che verteva sul velo, dove è stata aggredita verbalmente dall’imam di Segrate.
In seguito a tale episodio è intervenuto il prefetto di Milano che ha concesso la scorta all’onorevole Santanchè. Nel 2007Gianfranco Fini la rimuove da responsabile del Dipartimento Pari opportunità del partito.
Nel
2007 si dimette da Alleanza Nazionale per entrare nel partito di Francesco
Storace,
La Destra, e viene immediatamente nominata Portavoce Nazionale. La legge elettorale italiana del 2005 prescrive
che ogni forza politica che si presenta indichi il capo, che di fatto è
candidato premier. il leader di AN
La Santanchè con Flavia
D’angeli di Sinistra Critica sono le prime due donne candidate premier della
Repubblica Italiana, ma non riuscirono entrambe a superare lo sbarramento
previsto del 4% alla Camera e dell’8% al Senato: di conseguenza il partito non
elegge alcun parlamentare, inclusa la Santanché stessa che termina così il
proprio mandato parlamentare.
Ci saranno altre
sorprese in futuro?

Author: Redazione (935 Articles)