God save the fiction


Guardie e ladri nella
Tv del 2008

di Mattia Gangi

La fiction all’italiana è un genere a dir poco sorprendente.

Poco conosciuto negli anni 90 sembra oggi dominare
indisturbato i palinsesti televisivi di RaiSet
( abominevole mostro mitologico dalle due teste, simile all’Idra di Lerna ),
suscitando scalpore tra le fila degli studiosi e riuscendo silenziosamente a
diventare quasi naturalmente la via obbligata per il successo di attori e
registi nostrani.

Gli analisti televisivi ed appassioni di share di tutto il
mondo, dopo intere nottate consumate nel domandarsi la palingenesi della
diffusione virale del fenomeno fiction, finite le scorte di caffeina, hanno
preferito risolvere l’annosa questione giungendo quasi contemporaneamente ad un
paradosso convenzionale ; Al di là dei barocchismi di settore, il succo della
geniale intuizione è che la fiction in Italia piace perché riflette come in uno
specchio la realtà che, proprio grazie all’analisi della propria immagine, prende
esempio dai modelli proposti per migliorare ed arrivare alla catarsi sociale.

Ed è così che nell’Italia dei santi, poeti e navigatori gli
unici ( pochi ) soldi destinati alle produzioni di casa nostra vengono
sciorinati per realizzare insopportabili polpettoni pieni di poliziotti e
carabinieri senza macchia e senza paura, preti investigatori e scopiazzature
mal riuscite di successi d’oltre oceano.

Anche se nelle antiche scritture non si distingue con
chiarezza quale divinità dirigenziale abbia iniziato il nefando trend che ha
portato alla nascita di cult inestimabili come Carabinieri, La squadra, Distretto di polizia, Don Matteo ed il tristissimo Ris – Delitti Imperfetti (  che tocca davvero il fondo di un barile
pluri-raschiato ) , le indagini preliminari vertono quasi tutte in direzione Cologno
Monzese, all’ombra della leggendaria torre di trasmissione Mediaset.

Ma evidentemente qualcosa non quadra nei facili conti dei
salvatori della morale italica perché, contrariamente alla loro pudica
opinione, a vincere nei confronti non è l’eroica figura del prelato in
bicicletta ma quella del brigatista rosso, del boss mafioso senza scrupoli e
del poliziotto atipico.

Basti pensare all’alluvione di share che ha colpito la Sicilia mitica e
sanguinaria del Capo dei Capi, dove
un ottimo Claudio Gioè interpreta Totò Riina o al Commissario Montalbano di Zingaretti che con la stessa location ma trama
diversa, esce dalle pagine del
maestro Camilleri e diviene una delle più seguite serie di Rai 1.

Il cattivo, tormentato ed umanizzato, è evidentemente molto
più vicino al pubblico che lungi dal voler essere educato, punisce duramente
l’etica della pedagogia, per premiare invece l’umanità dei modelli meno
convenzionali, siano essi guardie o ladri ; non si spiegherebbe altrimenti
l’apoteosi di  Beppe Fiorello ( l’uomo
del 30 % ) che nel 2003 raggiunge quota otto
milioni e mezzo di spettatori interpretando l’eroica ma umano Salvo
D’Acquisto e l’incredibile seguito de Il
commissario De Luca scritto da Lucarelli ed interpretato da Alessandro
Preziosi.

Purtroppo per noi però le chicche d’autore sono rare e
navigano in un mare magnum di buonismo che tanto fa rimpiangere il Maresciallo Rocca ed il sonnacchioso Linda e il Brigadiere con Claudia Koll
ed il grande vecchio Nino Manfredi .

Il cilindro magico però, nonostante si pensi ormai vuoto,
riserva sempre qualche nuovo coniglietto a sorpresa ; Così, spremuto fino
all’osso il genere politico, non resta che riproporre il genere scolastico – adolescenziale.
Ed ecco che dopo qualche anno dall’immondo Caro
Maestro di Columbro arrivano rispettivamente I Liceali in Rai e O’professore
in casa Mediaset, in cui il bravo Castellitto tenta una missione disperata.

Roland Barthes, saggista e linguista francese in Miti d’Oggi affermava che attraverso il
mito la

società borghese trasforma in Natura ciò che è invece
costruito culturalmente e storicamente ; in tal modo i modelli televisivi
italiani, totalmente schizofrenici rispetto al contesto reale non fanno altro
che proporre un’immagine distorta ma naturalizzata
del Bel Paese.

Nessuno si stupisca dunque se ognuno di noi essendo non solo
telespettatore ma anche cittadino immerso nelle problematiche sociali ,all’incorruttibilità
ed alla recitazione canina della carabiniera Arcuri, preferisca senza dubbio il
sanguinario Riina di Gioè
.

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