Interiors. Spazi di’intimità

La mostra
“Interiors”, a cura di A. B. Oliva presso la galleria Oredaria di Roma fino al
28 giugno, tematizza una modalità, volutamente artistica, di ripensare lo
spazio come luogo di espressione di un personale rapporto dell’individuo con il
luogo fisico, caratterizzato e “segnato” nel tempo da testimonianze della
presenza di una individualità da cui non si può scindere.
Lo spazio
espositivo della galleria diventa rappresentazione di come dieci artisti di
fama internazionale interpretino il legame tra ambiente interno e identità:
riflessione originale di vissuti, esperienze, sensazioni, ricordi, creazioni
che vengono di volta in volta evocati da una successione di stanze fisiche e
mentali.
Il percorso si
apre con uno scheletro di porta sagomata a mò di clessidra – “Porta-Segno
Arte”, frutto di una sapiente introduzione alla mostra da parte di M.
Pistoletto, esponente dell’Arte Povera: tempo e spazio fluiscono in questa
apertura simbolica. Segue l’armadio con ingrandimento fotografico e zucca –
“Case Harms” – di B. Dimitrijevic: luogo di ricordi stipati, l’armadio contiene
una foto
che ritrae un uomo dallo sguardo cupo e una donna sensuale e
intrigante, soggetti casuali tipicamente scelti dell’artista. Per L. Ontani la
citazione erudita si allinea alla creazione di una personale rivisitazione del
mito e del passato come in “PENnELOPE infinita” dove una foto lenticolare
inserita in un contesto di ceramica policroma con fotoceramica esalta la protagonista,
vista frontalmente o di profilo con o senza maschera in successione.
Per F. Mauri la
sperimentazione si realizza in una “Chaise Longue” che si adatta a essere luogo
dell’abbandono, dell’ozio contemplativo. La modernità delle installazioni di L.
Cecchini genera immagini digitalizzate nei “Morphic Resonances”, mentre la
sperimentazione di forme e colori è un tratto caratteristico dell’opera di D.
Buren, “Couleur et ombre portées n° 10”, che usando ossessivamente un elemento
invariabile – alternanza di strisce verticali e quadri di colore – esibisce
un’opera che moltiplica i punti di osservazione e le prospettive.
Per A. Pitti,
“Città/Arlecchino”, l’uso di una tecnica mista e di materiali come il cartone
colorato, vernici acriliche, bolle in plexiglas e acciaio, esplicita una
visione multiforme del moderno spazio abitativo, richiamandosi alla varietà di
colore del personaggio carnevalesco che idealmente anima e dipinge di varietà
la città moderna.
Anche l’opera di
E. Spalletti è un invito allo spettatore-osservatore a calarsi nel colore,
adagiando un cumulo di carta velina colorata su sedie in ciliegio.
La proposta di M. Paladino, D. e M. Fuksas
“Corpus”, è una moderna rivisitazione di una ghigliottina o una macchina da
tortura con vani appositi per contenere arti e capo. Sempre di questi autori
molto scenografica è l’opera “oro e pepite”, un complesso in legno laccato e
oggetti in bronzo, che sembrano emulare antichi totem.
Conclude D.
Spaziani con una tecnica ad acrilico su carta da parati floreale: “Aprile 2008”
uno spazio anonimo dove l’autrice ricerca una compensazione che possa risultare
casualmente artistica.
Di fronte a una
sempre più accentuata massificazione del modus vivendi e della realtà
circostante, gli artisti di “Interiors” propongono attraverso opere
sperimentali, geometrie, mobili comuni, il riappropriarsi dell’essenza del
luogo abitato quotidianamente, una poetica del vissuto e dello spazio che abbia
una duplice valenza, di ricordo e personalizzazione di ciò che va inteso anche
come territorio intimo e privato del conoscere, oltre che dell’esistere.

Author: Redazione (935 Articles)