Silvio Berlusconi e Caimani Letterari
Il personaggio di Berlusconi nella letteratura
italiana
Narrami, o Musa, l’uomo delle
politiche che tanto errò poi che abbatté i bastioni sacri d’Italia. No, non è
l’incipit dell’ultima opera di Benigni.
E’ un invito a focalizzare quanto uno
dei personaggi più presenti nella storia del belpaese degli ultimi venti anni
faccia parte dell’immaginario letterario. Per quanto, nelle ultime stagioni, le
librerie sono state invase dai puntualissimi prodotti della battaglia
editoriale volta a conquistare l’opinione pubblica in questo nostro delicato
periodo storico (dai tantissimi “-opoli” alle inchieste e accuse sui brogli
politici di qualunque schieramento), esiste un sottobosco di letteratura a
contenuti politici che raccontano la nostra storia politica riferendosi al
personaggio di Silvio Berlusconi.
Silvio Berlusconi e la fiction
vanno a braccetto come Totò e Peppino in piazza del Duomo: non perché l’uno
vende l’altra, anzi; è la fiction ad essersi alimentata sulla stratificazione
tematica del personaggio “politico” per farne soggetto e oggetto delle proprie
opere. Per lo meno, sul versante della letteratura nostrana. A partire da
quella di genere fantasy: Il Signore degli Occhi di Roberto Pazzi,
pubblicato nel 2004, richiamando nel titolo la famosa opera di Tolkien, è il
primo dei cinque romanzi che nelle recenti stagioni hanno dato forma e testo
alla fantasia ossessiva del Silvio – Sauron.
Gli altri quattro, Sono stato
io di Oliviero Beha (2004), Kill? di Roberto Vacca (2005), Chi ha
ucciso Silvio Berlusconi di Giuseppe Caruso (2005), 2005 dopo Cristo di autori vari (2005), completano la formazione di libri scesi in campo per dar
fiato ad una letteratura che, dal giornalismo, assume motivi, spunti di cronaca
e stile caricaturale nei confronti del nostro premier (ex premier, considerando
che questi libri venivano pubblicati a ridosso dell’ultimo governo Prodi).
La prosa s’immerge nella
ricognizione delle macerie politico-culturali di un’Italia che non dovrebbe
esserci più, l’Italia dei nuovi mostri onnivori di televisione. Lì, nel gioco
di specchi della comunicazione da e per le masse, nel suo look “misto di chic
mediterraneo e stile Dallas”, per dirla col professor Allen Ginsberg, Silvio
Berlusconi è l’oggetto-simulacro di una letteratura agonizzante ma piena di
forze intellettuali: uno per tutti, il tema comune dei cinque romanzi di cui
sopra è la morte del personaggio Berlusconi.
Cospirazione che non riguarda un
sesto dei romanzi appartenenti al ciclo “berlusconiano”, Il Duca di Mantova di Franco Cordelli. Qui, l’autore descrive la manifestazione di un melodramma
all’italiana, dove la società rossobiancoverde si specchia nell’immagine
debole, plasmabile, adattabile, fuori dal tempo, di Silvio Berlusconi.
Libri diversi, che lasciano
adattare a sé il personaggio di Berlusconi che, nella satira come in pochi
altri campi, esprime la sua figura camaleontica e polimorfa, pronta a
configurarsi nel romanzo che la ospita. Un Leonard Zelig all’italiana, in
antitesi ovviamente.
La consacrazione, a dirla tutta,
ci fu nel 2001: la rivista Micromega del direttor Paolo Flores d’Arcais diede
il via alla crociata letteraria antiberlusconiana, chiamando in appello
scrittori che prestassero la loro penna nella primavera dei numeri speciali
della testata stessa. Su tutti, Andrea Camilleri: Lettere dal futuro e Cinque
favole politicamente scorrette proiettarono la coscienza in un’Italia
futura, senza passato, ma dannatamente adiacente al tempo presente. Come
l’altro testo, pubblicato sempre presso Micromega, intitolato (parafrasando
Vittoriani) Burattini e no: l’occhio di riguardo all’Italia che sta
cambiando verso una determinata direzione politica era un chiaro monito (nonché
preciso schieramento) alla scelta elettorale che il paese stesso stava
compiendo.
Chiaro dunque che la letteratura
abbia espresso, grazie allo storico personaggio di Berlusconi, sogni e incubi
dell’animo italiano. Animo pieno di dubbi, equivoci e pensieri rovesciati, come
il Tristano Muore di Antonio Tabucchi (2004): in questo romanzo, il
confuso delirio del personaggio berlusconiano deve giocoforza dare libero sfogo
alle forze intellettuali, che s’impegnino contro il feticcio della tv e della
sua religione priva di sostanza.
La matrice culturale dei romanzi
a tema Berlusconi, ad ogni modo, sembra essere quella di una finzione
necessaria per scrivere di una realtà superata ormai dalla finzione stessa. Chi
di fiction ferisce, di fiction perisce, e le penne dei nostri scrittori si sono
ben impegnate in tal senso.

Author: Redazione (935 Articles)