Festival Internazionale del Cinema


di Luisa Scarlata

Dal 28 maggio al 1° giugno si è svolto a Trevignano il 14°
Festival Internazionale del Corto di Fiction. Il Festival, nonostante i suoi 24
film internazionali, i 31 corti italiani (replicati
all’infinito) e una retrospettiva dedicata al cinema messicano, a dire il vero ha davvero
ben poco di internazionale. Anzi, a dirla tutta potremmo dire che è forse
difficile trovare qualcosa di più provinciale del Festival di Trevignano.

Se
non fosse infatti per la splendida cornice che lo ospita, il lago appunto -
così seducente da indurti a restare nonostante il primo istinto sia la fuga –
ci sarebbe davvero molto poco da salvare.

La cosiddetta Cittadella del Corto è
di fatto un solo piccolo cinema di paese con due sale due che di confortevole
hanno ben poco. Punto. Cittadella finita. E fortuna che proprio lì accanto c’è
una minuscola piazzetta per respirare. Giusto quello tra l’altro, perché di
allestito intorno non c’è nulla.

Tranne uno striscione di plastica che dondola
triste al vento, qualcuno potrebbe obiettare che gli eventi, in fondo, li fanno
le persone. E’ vero. Ed è proprio di questo che ora andiamo a parlare. Le
persone nel senso del personale del Festival sono praticamente assenti e quelle
che ci sono nemmeno particolarmente affabili o preparate. Le persone in senso
di pubblico, invece, idem. Sarà stata la calura o i ristorantini tipici del
posto (ben più attraenti in location e sostanza) ma le due sale due sono
praticamente semivuote. I pochi presenti riescono con difficoltà a superare la
prova dei 6 corti proiettati uno dopo l’altro, e al termine del terzo, quando
le luci si accendono per una pausa, approfittano per scappare in piazzetta, all’aria
aperta.

Di stranieri non se ne vedono molti: per lo più, se intendiamo il
termine in senso stretto, fiorentini. Del resto forse è proprio il genere che
non muove le masse. Anche io, da ex pubblicitaria, faccio fatica. Mi chiedo
come sia possibile che nell’advertising si riesca a raccontare e chiudere una
storia di senso compiuto in 30 secondi, e il regista di un corto, che di
secondi ne ha a palate da farci un bel po’ di minuti, rimanga sempre lì
sospeso, senza una storia che abbia senso e senza mai uno straccio di finale.

Così ecco che quello che si vede, nella media, è una sfilza di esercizi di
stile di regia. Spesso esecuzioni di ottima qualità e anche performance
recitative di livello. In quanto a storie, invece, si rimane decisamente
delusi. Due esempi agli estremi, in questo senso, “Dora” (dove è davvero
un’impresa capire il senso di quanto vediamo) e “Lo Zio” del regista toscano
Duccio Chiarini (divertente, coerente e chiuso, nel senso di concluso).

In ogni caso il
Festival del Corto, come è giusto che sia, non si fermerà qua. Speriamo solo
che l’anno prossimo sia un po’ meno Cittadella e un po’ più Città.

  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • Diigo
  • eKudos
  • email
  • LinkedIn
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • viadeo FR
  • Wikio

Gli utenti che hanno letto questo articolo, hanno letto anche ...

  • No Related Post
Line Break

Author: Redazione (935 Articles)

Redazione

Speak Your Mind

Tell us what you're thinking...
and oh, if you want a pic to show with your comment, go get a gravatar!