test…è tutto vero

di Francesca Ranazzi

Sulla scia dello scorso articolo
si continua l’appuntamento della rubrica con una testimonianza diretta del test
per l’ottenimento della cittadinanza australiana. Da quello che era stato un
generale approccio basato su una considerazione delle prassi burocratiche, si
presenta una conferma della reale consistenza dalla ‘giornata del test’.
L’obiettivo iniziale era di capire cosa sottintendesse l’esame per ottenere la
cittadinanza.

Al fine di far luce sulla nuova prassi, ricordo entrata in vigore
da ottobre dello scorso anno, erano state considerate passo dopo passo tutte le
procedure per l’ottenimento della legalità. Una volta individuate le domande
ipotetiche prese dal booklet
ufficiale e da siti specializzati, si era concluso sulla inutilità apparente
del test, considerato come un’ulteriore barriera burocratica ostacolante alla
quotidianità. La domanda rimane tuttavia la stessa: che senso ha questo esame?
Una lista di domande semplici ed elementari sono veramente i requisiti
richiesti per divenire cittadino australiano? Potrebbero essere considerate
come simbolo della cultura di questo paese?

La curiosità non viene sedata e
appena capita ci si interroga di nuovo: perché questo test?

La necessità di capire viene soddisfatta
dall’incontro con chi direttamente ha provato l’esame o forse è meglio dire da
chi è stato testato dal test. Maschio 35 anni, nazionalità italiana,
professione chef, da sei anni in Australia, che tradotto secondo la lista di
professioni richieste vuol dire: “Abbiamo bisogno di te! Non è che hai un
fratello elettricista o medico e anche una sorella parrucchiera o ingegnere?”

(L’Australia è un paese in
espansione che ha bisogno di essere costruito e riempito, per questo hanno
bisogno di professionisti specializzati, che abbiano competenze specifiche e
che sappiano fare un mestiere che possa essere si aiuto all’intero continente.)

Il nostro amico conferma di aver
prenotato l’esame tre mesi prima dalla data in cui lo ha sostenuto. Si è
diretto all’ufficio immigrazione delle città e dopo 6 minuti e una manciata di
secondi ha terminato la seduta di esame, con i complimenti elettronici che
hanno confermato l’ottenimento del 90% di risposte esatte. Ora dovrà aspettare
circa otto mesi prima di ricevere il passaporto e la cittadinanza, attendendo
ad una cerimonia ufficiale.

Le domande erano sulla storia
dell’Australia, sui principi basilari di questa nazione, sulle responsabilità e
i privilegi di un cittadino australiano, e sugli organi di governo del paese.
Andando un pochino nello specifico tra le domande in esame c’era la richiesta
della data di inizio della confederazione, chi è stato il primo ministro e chi
sono gli indigeni australiani (per chi non lo sapesse Aborigeni e gli isolani
dello Stretto di Torres – Torres Strait Islander). Tra le domande alle quali ha
dovuto rispondere in quelli lunghi minuti ce n’erano un paio fondamentali:
quali sono i colori della bandiera australiana e cosa sia ‘bat’ – la mazza da
cricket uno tra gli sport nazionali.

Allora ritornando al punto di
partenza:ha validità questo test?

Per chi viene fatto in realtà?

Dopo la testimonianza del nostro
amico chef, sappiamo con certezza che non è difficile e che ha poco a che fare
con la cultura e il lifestyle di un paese.

(Pensate a quali domande potrebbe
stilare lo stato italiano per un ipotetico esame: ce ne sarebbero tante
riguardati la cultura, intendendo letteratura, storia, musica ma anche cucina e
prodotti –dalla manifattura ai prodotti tipici locali. Non sarebbero sicuramente
sufficienti 6minuti. Ma il paragone non regge per le dimensioni sia culturali che geografiche dei due paesi).

In realtà questo test sembra più
sulle competenze linguistiche che sulla conoscenza del paese.

Viene testata la capacità di
lettura e comprensione delle domande degli esaminati. Non è del tutto
impossibile pensare ciò, in quanto il paese è abitato da minoranze linguistiche
di ‘non parlatori di inglese’ che, anche risiedendo da anni in Australia,
continuano ad avere difficoltà di comunicazione e comprensione. Può sembrare
paradossale ma questo fenomeno linguistico va inserito in un quadro sociale più
complesso: l’integrazione reale delle comunità nella società australiana. E un
ripensamento a quale sia la vera composizione della società australiana.

Forse il test nasconde dei
significati più profondi di quello che si pensi.

Forse il test ha necessità di
essere considerato all’interno di un quadro più articolato.

Forse il test non può essere cosi
semplicistico e inutile come sembra ma costituisce una piccola barriera di
selezione per l’immigrazione, e va a colpire una specifica audience di
aspiranti cittadini. Allora riformulando la domanda sulla base di nuove
considerazioni, viene da chiedersi: perché si cerca di riempire un paese con
professionisti qualificati, se poi si alzano le barriere d’entrata?

Come mai ci sono criteri diversi
di selezione per l’inserimento di cittadini dipendenti dal paese di
provenienza?

Siamo veramente tutti uguali e
liberi in questa terra?

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