Dino Risi
di Angelo Giuliani
Dino Risi, uno dei più
grandi registi del cinema italiano, attraverso i propri capolavori ha dipinto l’epoca del
dopoguerra italiano in modo inequivocabile, sensazionale, a volte in modo
spregiudicato ma pur sempre “reale”.
Classe 1916 Dino intraprese gli
studi in medicina, ma una volta laureatosi decise di non voler continuare ma di
buttarsi a capofitto in un’attività molto più appagante per il proprio estro,
decise di voler far cinema. Inizia la sua carriera lavorando con Mario Soldati
e Alberto Lattuada girando un primo cortometraggio chiamato “Barboni” sulla
disoccupazione a Milano. Il ritratto di una città distrutta dalla guerra e la
sofferenza che aleggia all’ombra del duomo, fanno in modo che il futuro regista
cominci a capire, quali inclinazioni seguire e come meglio fare per descrivere
la realtà.
Vi furono altre pellicole che
succedettero quella di “Barboni”, ma è interessante capire come il regista definì
il cinema che stava producendo e che avrebbe prodotto in futuro, asserendo che
“Il cinema è maestro di vita”. L’idea che ogni pellicola raccontasse una
storia, la “nostra” storia con le nostre vittorie, le nostre frustrazioni, i
nostri amori, le nostre morti fecero si che la “settima arte” per Risi
diventasse un libro bianco dove scrivere vizi e virtù del genere umano, ma soprattutto
la vita.
Nel 1951 gira il suo primo
lungometraggio “Vacanze col gangster”, ma il successo sperato del regista
milanese arriva qualche anno dopo con l’ultimo dei tre sequel che restano
tutt’ora immortali nelle cineteche mondiali ovvero “Pane,
amore e…” del 1955, sequel dei fortunati
“Pane, amore e fantasia” e “Pane, amore e gelosia”diretti dal regista
Luigi Comencini che raccontano le comiche imprese del maresciallo Carotenuto magistralmente
interpretato in tutte e tre le pellicole da un’indimenticabile Vittorio
De Sica, e con due attrici anch’esse indimenticabili come Gina
Lollobrigida e Sophia Loren (nel film di Risi).
La svolta decisiva
è un anno dopo “Pane, amore e…” il 1956, l’anno dell’uscita di un
lungometraggio girato con un budget ridotto ma che riscosse un notevole
successo che si decise di farne due sequel, il film “Poveri ma belli” racconta
le vicende di un gruppo di giovani romani piccolo borghesi alle prese con le
prime storie d’amore. Risi scopre dei giovani attori sconosciuti come Renato
Salvatori, Maurizio Arena e Marisa Allasio. I due seguiti “Belle ma povere”
(1957) e “Poveri milionari” (1959) seguirono dal punto di vista del pubblico il
successo del film del ‘56.
L’amore di Risi per le cose
semplici rende l’idea di come il raccontare le storie quotidiane dia un senso
di ironia alla pesantezza del dopoguerra e che sentimenti come l’amore,
facciano da corollario ad una ripresa su più fronti, del resto gli anni in cui
si trova ad operare sono anni paradossali per l’Italia, distruzione e rinascita
convivono a stretto contatto e non tutto è passabile di follie in situazione
del genere. Lui “sapeva” e il suo libro era arrivato alla metà della storia.
Come tutti i grandi cineasti
anche Risi voleva crescere, negli anni ’60 ci fu uno dei passaggi cruciali
della carriera del regista lombardo, il passaggio dal film “leggero” la
cosiddetta “commedia all’italiana” alla
satira che avviene con “Il vedovo”, una storia incentrata sui tentativi di un
piccolo industriale (Alberto Sordi)
che per fare fronte ai debiti tenta di uccidere la moglie per intascarne
l’eredità. Ma l’intesa con Sordi trova la sua migliore espressione con il film “Una
vita difficile” (1961).
Sempre negli anni ‘60 sotto la
sua regia nasce la coppia Gassman – Tognazzi impegnati in una serie di film mirati a smascherare i luoghi comuni del popolo
italiano, la commedia di qualche decennio prima fece da scheletro a questa
nuova avventura (“I
mostri”, 1963, “In nome del popolo italiano”, 1971). La collaborazione con Gassman
è stata sicuramente la più duratura nella carriera di Risi, con ben quindici
film in comune. Da “Il mattatore” del 1960, a “Il sorpasso”
(1962), da “Il successo” (1963), fino a “Profumo di donna” (1974), film che
ottiene due nomination all’Oscar. Gli ultimi film girati con Gassman sono “I
nuovi mostri” (1977), “Caro papà” (1979) e “Tolgo il disturbo” (1990) senza
ombra di dubbio fu una delle collaborazioni più riuscite del cinema italiano e
del resto quelle a cui gli italiani sono più legati.
Dino Risi non smette mai di
crescere professionalmente la sua carriera è sintomo positivo di un’ascesa
senza confronti e di una bravura sopraffina a scovare per primo il nuovo, il
diverso. Tra gli anni ’70 e ’80 si specializza nei film ad episodi e alcuni dei
più celebri riguardano la sessualità dopo il sessantotto il primo fu “Vedo nudo” con Manfredi che si cimenta in ben sette personaggi diversi e
sulla stessa falsariga seguiranno Sessomatto,
con Giannini e Laura Antonelli, e “Sesso
e volentieri”, con Johnny Dorelli, la Antonelli e Gloria Guida.
Nel 1993 il Festival di Cannes
gli dedica una retrospettiva delle sue quindici opere più significative.
Nel 2000 dirige per la televisione “Bellissime”, una fiction ispirata al
concorso di Miss Italia, interamente girata a Salsomaggiore e nel 2002 gli è
stato assegnato il Leone d’oro alla carriera alla 59° Mostra del Cinema di
Venezia.
Il 2 giugno del 2004, in
occasione delle celebrazioni della Festa della Repubblica, il regista riceve
dal Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi l’onorificenza di
Cavaliere di Gran Croce. Scompare a Roma il 7 giugno 2008.
Il saper raccontare attraverso
la settima arte, non è da tutti. Lui lo fece egregiamente attraverso i suoi
film. Diede all’Italia quella speranza e quella vena ironica tale da essere
impresso nella mente e nei cuori come uno dei migliori registi che il cinema
italiano abbia mai avuto.

Author: Redazione (935 Articles)