Gli italiani non sono razzisti


manifesto lega.gifMa ne siamo propio sicuri?

di Santina Buscemi

Nel mese di maggio 2008 è stato pubblicato un
rapporto firmato Amnesty International, in cui viene analizzata l’attuale
situazione politica e sociale del Paese.

Dopo aver richiamato l’omicidio di Giovanna
Reggiani, uccisa a Roma da un uomo di nazionalità rumena nell’ottobre 2007, il
testo analizza la risposta delle istituzioni e della società ai tragici fatti.

Il rapporto dell’organizzazione internazionale
per la salvaguardia dei diritti umani mette in luce come i media abbiano
puntato i riflettori sulla nazionalità dell’assassino, facilitando in questo
modo la generalizzazione e la creazione dell’equazione
rumeni=stranieri=pericolo.

“La caccia alle streghe”, incentivata dall’accaduto,
si è diffusa anche in quella parte dell’opinione pubblica solitamente più
restia a pregiudizi e ad intolleranza verso gli stranieri.

Il rapporto di Amnesty International parla
chiaramente di xenofobia e intolleranza e sottolinea la pericolosità dell’odierna
situazione in Italia.

Un libro pubblicato circa una decina di anni fa
da Paola Tabet, docente di antropologia all’Università della Calabria,
intitolato “La pelle giusta”, analizza approfonditamente ed in maniera
peculiare il rapporto fra italiani e razzismo. L’incipit dell’autrice è basato
sulla constatazione che in Italia, a differenza di altri paesi, non sia diffusa
praticamente per nulla l’autoconsapevolezza della diffusa xenofobia.

Questo a partire dalla revisione storica sul
colonialismo: mediante essa nel nostro Paese si sente dire dalla gente comune e
spesso non solo, che il nostro modo di assoggettare le varie colonie, si
contraddistingueva nettamente da quello degli altri colonizzatori; l’Italia
sarebbe stata quindi “non-violenta”, nell’impadronirsi di risorse non proprie e
nel governare popoli giudicati inferiori. Anche l’utilizzo di gas chimici nelle
guerre di colonizzazione è completamente passato all’oblio nella coscienza
italiana. La frase “io non sono razzista” è pronunciata anche da appartenenti
alle frange estremiste di movimenti come Forza Nuova o Lega Nord.

L’opera di Paola Tabet è tesa ad evidenziare
come, a differenza di quanto si pensi, il razzismo sia una caratteristica
intrinseca della società italiana e per dimostrare ciò raccoglie temi assegnati
a scolari di elementari e medie, ai quali è stato assegnato come titolo “Se i
tuoi genitori fossero neri”.

I bambini, che dovrebbero essere per natura
aperti e istintivi, scrivono crudeltà inaudite, riassumibili nella volontà di
allontanare i genitori, punirli crudelmente e “purificarli”.

Il contenuto di tali composizioni induce a
riflettere sul clima di chiusura verso il diverso diffuso nella società
italiana, in grado di influenzare anche i più piccoli.

Se quest’opera risale a una decina di anni fa,
l’argomento rimane attuale. Nell’ ultimo decennio e soprattutto negli ultimi
tempi, è riconosciuto in maniera sempre maggiore come il clima di intolleranza
verso gli stranieri sia in aumento.

A prescindere dall’ideologia politica e dalle
considerazioni personali sull’incontro fra etnie differenti, gli ultimi episodi
che hanno riempito le pagine dei quotidiani mostrano a chiunque l’acuirsi di un
problema represso e sul quale troppo a lungo si è taciuto.

“Gli italiani non sono razzisti” eppure nel
quartiere Pigneto, a Roma, un negozio di bengalesi è stato devastato. “Gli
italiani non sono razzisti” eppure a Napoli un campo rom è stato preso
d’assalto.

“Gli italiani non sono razzisti” eppure perfino
un personaggio pubblico come Kledi, ballerino albanese da anni in Italia, è
stato insultato per le sue origini.

“Gli italiani non sono razzisti” eppure a
Moncalieri un autobus cittadino è stato fermato dalle forze dell’ordine e gli
stranieri sono stati fatti scendere per poter controllare i loro documenti, il
tutto con frasi ed esternazioni dure e minacciose.

Sono semplicemente alcuni episodi che
esemplificano il cambiamento verificatosi negli ultimi tempi.

Inoltre, il dibattito politico è stato
infervorato dal decreto legge del governo Berlusconi in fatto di immigrazione e
clandestinità. Tale proposta di legge è stata aspramente criticata anche a
livello internazionale. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti
umani, Louise Arbour, ha espresso preoccupazione per tale emendamento e per gli
atteggiamenti xenofobi e intolleranti contro le minoranze indesiderate.

Ma oltre alle contese politiche, si percepisce
un forte cambiamento nella gente. Frasi un tempo semplicemente sibilate, ora
vengono scandite chiaramente e a gran voce, diffidenza e sguardi carichi di
tensione e timore sono quanto gli stranieri oggi in Italia ricevono
costantemente.

La differenza non è insita in quelle frange
della popolazione e in quelle province da sempre contraddistintesi per
conservatorismo e chiusura verso il diverso: questa parte della società guarda
con approvazione e orgoglio il clima venutosi a creare nel Paese, che conferma
le loro posizioni. Quello che contraddistingue la nuova fase della società
italiana è l’irrigidimento e la paura sempre più diffusi nell’altra parte della
popolazione. Un esempio su tutti: riguardo ai fatti del Pigneto, l’opinione
pubblica ha in qualche modo giustificato la violenta “retata”, perché connessa
all’esasperazione per la criminalità subita.

La Lega Nord ha incentrato la campagna politica
per le elezioni del 2008 principalmente su due questioni: l’aeroporto di
Malpensa e la lotta alla clandestinità. Riguardo alla seconda tematica, quella
principale, slogan incisivi, dai toni forti e schietti, quali “Loro non
hanno potuto mettere regole all’immigrazione. Ora vivono nelle riserve.
Pensaci”, con l’immagine di un indiano d’America, hanno colpito e
catturato l’approvazione della gente. Il risultato avuto dal movimento di
Umberto Bossi è un chiaro segnale del diffuso desiderio di misure dure e
definitive per rispondere all’immigrazione straniera.

Oltre al voto nella cabina elettorale però,
come già sottolineato precedentemente, molti italiani hanno iniziato a
intervenire in prima persona per punire e contrastare “il diverso”. La
pericolosità di una simile situazione è oggettiva: la xenofobia, come induceva
a riflettere il libro di Paola Tabet, è impregnata nel tessuto sociale da
sempre e il suo incremento esponenziale, avvenuto negli ultimi tempi, rischia
di trasformare gli stranieri nel capro espiatorio di tutti i mali,
giustificando così ogni tipo di violenza nei loro confronti.

“La pelle giusta”non è sicuramente quella
macchiata dal sangue di un altro.

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