La “Piramide di Pace e di Luce”


quartapiramide1.jpgCapriccio di artista o progetto fondato?
di Giovanni Di Felice

“Siamo fatti di polvere, ma è polvere di stelle”: queste le parole con cui si apre la galleria online delle opere di Ottavio Fabbri, sognatore e visionario da sempre interessato ai misteri dell’universo e alla simbologia cosmologica.
Nebule, costellazioni, materia planetaria si impadroniscono delle sue tele con un impatto altamente suggestivo: l’artista sembra penetrare l’essenza più remota dell’universo con tanta chiaroveggenza che Aldrin, l’astronauta dell’Apollo 11, ha potuto dichiarare: “Ho già visto i dipinti di Fabbri nello spazio”.


Ottavio Fabbri è tutt’altro che uno sprovveduto. Recentemente ha fatto discutere il suo progetto per la costruzione di una quarta piramide nella valle di Giza, al Cairo, da affiancare a quelle dei grandi faraoni dell’Antico Regno, Cheope, Chefren e Micerino. Quello che al primo sguardo potrebbe sembrare una stramberia è, a ben vedere, un disegno dotato di presupposti teorici estremamente solidi, in cui nulla è affidato al caso.
Quella progettata da Fabbri è una piramide di luce. La luce: puro spirito, l’elemento immateriale per eccellenza al quale il mondo egizio sembra devoto sin dalle sue origini. “Figlio di Ra”, la divinità solare di Eliopoli, è l’attributo dei faraoni più antichi. Simboli di Ra, inoltre, erano gli obelischi; durante la breve riforma religiosa di Akhenaton si diceva fossero raggi di sole pietrificati di Aten, il disco solare.
“Le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino”, illustra Fabbri, “sono poste lungo una direttrice ben precisa: ripropongono a terra la sequenza celeste della costellazione di Orione. Con la mia piramide di luce, che dovrebbe essere posta nel punto corrispondente a Rigel o a Bellatrix, due stelle di Orione, vado a completare questa sequenza.”
In sintonia con la sensibilità religiosa egizia e rigorosa nella sua corrispondenza astronomica, la piramide di Fabbri sarebbe impeccabile anche per l’attenzione al dato storico: risulta infatti che in un epoca lontana le piramidi di Giza erano coperte da alabastro che rifletteva la luce in modo impressionante.
Ma c’è di più. Il progetto di Fabbri è anche ecocompatibile. L’impianto sarebbe costituito da un pilone centrale alto 36 metri (uno in meno rispetto alla piramide di Cheope, in ossequio alla cultura locale) ed avrebbe una base di 230 metri, con 400 fasci di luce che partendo da terra convergerebbero verso la punta: ad attivarlo basterebbe l’energia solare immagazzinata durante il giorno e luminosa per tutta la notte.
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