Uno, Nessuno e centomila


pirandello.jpgFollia o saggezza?

di Santina Buscemi

Follia, pensieri infiniti e
discorsi quasi impossibili.

E’ facile etichettare una delle
opere più conosciute di Pirandello come poco concreta, una mera speculazione
astratta.

Eppure, a prescindere dalla
propria indole, ci si trova in mano un libro completo, diretto e incisivo,
capace di influenzare le riflessioni di chiunque.

Perché il lettore si scopre a
riflettere sui medesimi dubbi che assalgono Vitangelo Moscarda, protagonista di
“Uno nessuno e centomila”, uno dei libri italiani più conosciuti ed apprezzati
anche all’estero.

Il libro inizia con Vitangelo
davanti allo specchio. La scelta di Pirandello non è casuale: il riflesso di
un’immagine allo specchio potrebbe essere considerato uno dei simboli di
quest’opera.

La moglie di Vitangelo gli fa
notare come il naso gli penda lievemente a destra.

Incredulità, sconcerto, stupore:
il viso che si osservava ogni giorno da una vita si mostrava agli altri in
maniera diversa da quanto apparisse a lui.

Quasi ossessionato dalla cosa
sente il bisogno di confrontarsi con un amico e di chiedere conferma
dell’affermazione della moglie. A conferma ricevuta, quasi con uno spirito di
vendetta, è egli a mandare in crisi l’amico, suggerendogli quei particolari
fisici che l’altro non aveva mai notato in sé.

Pirandello esprime in quest’opera
tutta la sua abilità di scrittore, compresa l’ironia sottile che non manca in
nessuno dei suoi scritti: dopo qualche tempo dalla scoperta della non conoscenza
esatta del proprio corpo, il protagonista nota come tutte le persone per strada
si fermino ad osservare la loro immagine nelle vetrine dei negozi; questo a
testimoniare come i dubbi su se stessi abbiano contagiato l’intera popolazione
in un passaparola continuo, a dimostrazione che le persone siano più simili di
quel che comunemente si pensi.

Da un elemento puramente fisico,
scoppia un uragano dentro il protagonista: pressante è in lui la consapevolezza
di aver avuto da sempre una determinata immagine di sé, che non corrisponde
all’immagine che gli altri hanno di lui. Difficile la comprensione totale e la
stessa comunicazione con gli altri, perché manca la conoscenza profonda di
quello che si è.

Ecco la totale ribellione, la
volontà di scardinare ogni regola ed ogni possibile immagine che gli altri
hanno di sé: Vitangelo Moscarda non accetta più di vivere nella menzogna,
arrivando a farsi internare, pur di sovvertire le aspettative che le persone
che lo circondano hanno su di lui.

Interessante è la prefazione di
Francesco Merlo, pubblicata in una delle ristampe del libro. Merlo presenta il
folle e saggio Moscarda come un prototipo della popolazione italiana.

Fra le mille contraddizioni (i
mafiosi col santino nel portafoglio, per fare un esempio), la volontà di
dipingersi in un modo in cui non si è, il poco coraggio nell’affermare le
proprie opinioni e gli stereotipi che delineano lo stile del made in Italy,
si può applaudire la prefazione del giornalista per aver messo in luce come una
delle opere simbolo della letteratura italiana del Novecento faccia riferimento
a tutti l’umanità, ma soprattutto all’italiano medio.

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