Dai vitelloni ai bamboccioni: una vita difficile

Gli ultimi in ordine di entrata nella nutrita lista dei bamboccioni d’Italia pare siano stati i
giocatori di calcio della nostra nazionale, e adesso – archiviati gli europei di calcio – si è capito, in tutta evidenza, che anche in
questo caso non si trattava di un complimento. Questa premessa del resto ci serve a capire
quanto l’immaginario collettivo sui bamboccioni sia diventato ampio e flessibile, tale da
ricoprire per metafora tutto l’insieme della decadenza giovanile nostrana.
aperitivo, ma dai sei proprio un
bamboccione. Un neologismo orribile di quelli che sicuramente con il tempo
si sgonfieranno ma che una volta in disuso racconterà di questi tempi molto più
di un saggio di Umberto Eco.
nasce da una “battuta infelice” (queste furono le parole dell’attuale leader
del Partito Democratico Walter Veltroni) del ex Ministro dell’Economia del governo
Prodi, Tommaso Padoa Schioppa, che con un’intervista sul Corriere della Sera del
4 ottobre 2007 – “ Mandiamo
i bamboccioni fuori di casa” fece esplodere risentite polemiche da parte della
generazione silenziosa, invisibile secondo alcuni, ossia quella dei trentenni:
dalle strade, dalle manifestazioni e dalla rete (dal microcosmo nutrito dei
blog ai forum tematici, agli articoli online), ai comici impegnati, molti
ritennero opportuno controbattere alle parole del Ministro.
Tutti
contro l’ex Ministro. Anche quelli che normalmente non avrebbero mai parteggiato per
nulla di generazionale.
Alcuni
dati per capire quanto, come è perché si sia così sviluppato questo fenomeno: secondo
l’Eurispes sono 7 milioni e 368mila i giovani, celibi e nubili, E’ il Rapporto Italia 2008 (dati
2006). Si tratta, soprattutto, di 25-29enni: il 59,1% dei giovani inclusi in
questa fascia d’età vive ancora in
famiglia e sono, soprattutto, maschi. Partendo dalla fase in cui il giovane conclude il
percorso formativo e accede al primo impiego, tra i 20 e i 25
anni, solo il 40% ha un’occupazione, contro una percentuale molto più alta nel
resto dei paesi europei (60% circa). I salari di ingresso, inoltre, sono tra i
più bassi della Comunità Europea . Se a
questi primi dati poi aggiungiamo quelli Istat secondo cui lo sviluppo
dell’occupazione giovanile, si concentra soprattutto nel settore dei servizi, e
il lavoro a tempo indeterminato si attesta a non più del 30% del totale dei
contratti di lavoro dipendente, il quadro risulta chiaro e le ragioni di questo
fenomeno di massa meno incomprensibili. con un’età compresa tra i 18 e i 34 anni che vivono ancora insieme ad un
genitore.
In ogni
caso cerchiamo di non generalizzare: bamboccione era una parola che non
aveva una grande valenza linguistica prima che scoppiasse questa polemica.
E’ stata
una commedia francese del 2001, Tanguy, di Etienne Chatiliez, a definire i connotati di una parte di giovani
europei e non solo italiani, che- non per necessità- ma per scelta decidono di
voler restare a vivere con i propri genitori.
Del resto
che i giovani italiani siano problematici sotto l’aspetto della crescita non è
solo il nostro ex Ministro Padoa Schioppa a pensarlo, ma anche i manager delle risorse umane delle grandi
multinazionali: i ragazzi italiani non conoscono l’inglese, hanno scarse
capacità propositive, mancano di idee e di autonomia.
E allora
ritorniamo al dilemma centrale: questi trentenni sono diventati bamboccioni per
scelta o per necessità? Se la condizione di scelta non appartiene a tutti, certamente
a qualcuno sì. Indolenza congenita o mammismo che poi è sempre stato un male
endemico del nostro Paese più della corruzione, anzi connaturato in un certo
tipo di corruzione mentale di stampo familiare. Ma i bamboccioni, almeno quelli illustri, erano sicuramente di meno. Così
se nell’immaginario di molti il primo e più grande bamboccione resta il Robertino di “Scusate il ritardo”del film di
Massimo Troisi si può esser certi che il nemico più subdolo di questa
generazione non sia più una mamma chioccia eccessivamente invadente, ma un
sistema economico che tra contratti a progetto, disoccupazione e scarse risorse
per le politiche della famiglia non favorisce sicuramente le ultime generazioni.
del giovane Federico Fellini ai Mammoni “Scusate il Ritardo” di Troisi fino ad
arrivare ai Bamboccioni di “Tanguy”: che differenza dunque? Il
tracciato è chiaro, almeno nel percorso cinematografico: se i vitelloni, quei giovani
alla Sordi, avevano quella componente provinciale e scanzonata di un’Italia rurale,
vitalistica che si andava ricostruendo nel dopoguerra e i mammoni quella tara
psicologica di stampo familiarista e religioso, i nostri bamboccioni sono diventati molto più
tristi, disincantati e in fondo anche un po’ nichilisti. Sono i figli di un
sistema economico che stenta a decollare, di una classe politica debole che carica vigliaccamente le insicurezze del
futuro sulle spalle esili di una generazione in ritardo con la vita.

Author: Redazione (895 Articles)