“Odi et amo” dello sport


sport_costa.jpgdi Silvia Costa

“Io credo che Dio mi abbia fatto per uno scopo, però mi ha
fatto anche veloce, e quando corro, io lo sento compiaciuto”  (dal film: Momenti di Gloria)

Parlare di valori nel professionismo sportivo è parlare innanzitutto di globalità sportiva, annullando lo specialismo delle diverse pratiche, e ammettendo invece l’esistenza di un’origine valoriale unica. Lo sport, tutto, è esperienza estrema di se stessi e dell’ambiente su cui si agisce: la reiterazione della componente eroica del mondo greco; lo sportivo assume su se stesso un compito divino che, umanizzato attraverso lo sforzo fisico, sfocia in un’azione altrimenti non-credibile.

Sottostante il valore storico-eroico dello sport, e ad esso necessario, è il valore popolare, operaio quasi, del lavoratore assiduo, testardo, ambizioso, umile infine. Umiltà nel senso di connessione alla terra e umiltà nel senso di predisposizione all’apprendimento.

Lo sport è, o dovrebbe essere, giusto, democratico e pacifista, una “tregua sacra”, la pax olimpica dei greci, basata sul principio di uguale opportunità e guidato da criteri esclusivamente meritocratici; chi corre più veloce vince, chi nuota più veloce vince, chi lancia più lontano vince, vince, ancora, la squadra più assortita, quella meglio allenata o quella che ha commesso meno errori.

Sport è salvezza; salvezza da un regime politico costrittivo, da una situazione familiare problematica, da una condizione fisica di diversità o semplicemente da una fase di crescita difficile. Lo è per la concertazione dell’allenamento e della performance, per l’essere uniti e vicini nel raggiungimento di un obiettivo, per una condizione di solitudine (perchè la fatica si vive e subisce individualmente) condivisa. Lo sportivo professionista è infine tenace, rispettoso della sconfitta, da lui concepita come necessario impulso al successo.

È solo quando lo sport si ibrida con le logiche moderne –politica, mercato e media – che i suoi valori, tutti originariamente positivi, subiscono una contaminazione ad andamento negativo. È solo con la società moderna che razzismo, mafia, doping chimico, violenza, insieme alla perdita della selezione meritocratica, entrano nel mondo sportivo creandone una falsa immagine e poi un falso sapere. Ecco che intorno alla professione sportiva si crea un dizionario di conoscenze gonfiate ma false, ecco che, sempre più facilmente, si sponsorizza l’attimo sportivo spettacolare a discapito di quella che è in realtà una scelta di vita: eroicamente, lo sport.

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