Il calcio come aggregazione sociale di massa
di Maria Rosaria RE
L’uomo ha amato lo sport fin dall’antichità. In Grecia, i giochi erano considerati sacri in quanto organizzati per onorare le divinità.
Durante i giochi sportivi più famosi, le Olimpiadi, che si svolgevano ogni quattro anni ad Olimpia, polis del Peloponneso occidentale, per permettere a tutti di parteciparvi venivano addirittura sospese le guerre. I giochi sportivi rappresentavano quindi un periodo, anche se di breve durata, di unità e di coesione tra le città greche, sempre divise da contrasti politici ed economici.
Attualmente è il calcio il fenomeno di unità sportiva internazionale per eccellenza. La sua diffusione in Italia risale alla fine del XIX secolo ed è dovuta all’esperienza di alcuni appassionati che ebbero la possibilità di trapiantare questo sport dall’Inghilterra, terra in cui il football aveva assunto i primi caratteri definiti, innanzitutto distinguendosi dal rugby. Ma il calcio ha cessato da tempo di rappresentare soltanto un gioco, fosse pure “il gioco più bello del mondo”. La sua popolarità a scala mondiale, infatti, ne fa un fenomeno sociale, fenomeno che tende a traboccare dallo stesso sistema sportivo. Il calcio realizza nella contemporanea società di massa un vero e proprio sistema culturale e istituisce una simbiosi complessa con altri sistemi: l’onnipresente comunicazione, l’economia globalizzata, la politica. Allo stesso tempo, però, rimane un protagonista sociale dotato di caratteri propri che non consentono di ridurlo a uno dei tanti nodi che compongono la sconfinata rete dell’intrattenimento spettacolare nell’età della dittatura mediatica.
Inoltre il calcio rappresenta una delle più grandi istituzioni; grazie alla cultura uguale esistente al suo interno e ad un uso persistente dei mezzi di comunicazione di massa, diviene un fattore che unisce e che forma l’identità nazionale in tutto il mondo. Basta ricordare il secolo XIX, quello del processo di modernizzazione, in cui le moderne nazioni allora si davano da fare per dare ai diversi popoli che andavano ad unirsi, un’immagine comune, unitaria. Gli eventi sportivi, in special modo gli incontri di calcio, hanno permesso ad ogni nazione la creazione di una propria “Storia Ufficiale”; le squadre delle differenti parti della nazione rappresentavano sì le rivalità locali, ma racchiuse in uno stesso campionato: simboleggiavano l’unità nazionale.
Il fortissimo senso di appartenenza che scaturisce da uno spettacolo calcistico riesce a coinvolgere alcune volte l’intera comunità, un’intera cittadinanza, anche chi normalmente vive fuori da un qualsiasi coinvolgimento, soprattutto in occasione di grandi eventi, grandi vittorie oppure per lo scontro con fazioni tradizionalmente rivali. Come fanno a non venirci alla mente le tipiche partite di calcetto tra amici? E i tornei delle parrocchie della città? Chi assiste ad una partita di calcio è conscio di partecipare ad uno spettacolo sociale, in cui un’intera città si mette in mostra ed ha le sue rivincite. Chi tifa ad una partita di calcio sa di celebrare il proprio gruppo, di rappresentarsi, di mettere in relazione il “noi” con gli “altri”. Dalla curva di uno stadio a un “muro” di tifosi online, da uno striscione ricavato da un lenzuolo a una coreografia della tifoseria, dall’urlo dell’amico a quello degli spettatori, tutto si lega, come un covone a cui ognuno di noi sa di appartenere.

Author: Redazione (935 Articles)