La compagnia dei Celestini


Non è solo un romanzo per ragazzi
di Stefano Benni
A cura di Santina Buscemi

Mi sembra di immaginarlo, Stefano Benni, mentre seduto a tavolino traccia le trame di quella che sarebbe diventata la sua opera più conosciuta ed apprezzata.
Con squadre, compasso e goniometro disegna i tratti di personaggi che, dalla prima all’ultima pagina, colpiscono il lettore per la loro eterogeneità e che sembrano essere caricature di realtà vere e proprie.
Facile leggere il racconto: scorrevole e in apparenza leggero, sembra un testo per adolescenti, ove si fronteggiano il bene ed il male.



Questo non è però l’intento di Benni. Il finale è tracciato con fermezza e pone il lettore dinanzi ad una seria riflessione; altro che romanzo per ragazzi: siamo noi adulti ad essere chiamati ad un’opera di riflessione costante.
Gli elementi del fantastico (fantasmi, poteri paranormali, profezie e stranezze irreali) sono presenti in maniera copiosa, ma intrecciati a particolari del quotidiano che fanno sorridere il lettore. Soprattutto all’inizio, quando gli stanzoni dell’orfanotrofio accolgono la vita di un gruppo di ragazzini in età adolescenziale, il dramma delle loro condizioni, descritti dall’autore, che ha sicuramente letto Oliver Twist, si fonde all’allegria scaturita dalle personalità dei fanciulli. I soprannomi su tutto e tutti, in primis l’odore di cavolo delle orribili zuppe, i primi sogni erotici, la voglia perenne di divertirsi, le prime infatuazioni letterarie di futuri filosofi, in questo panorama serpeggiano le individualità di tre di loro: Memorino, Lucifero e Alì.
I tre scappano dall’orfanotrofio dei Celestini, per partecipare al Campionato Mondiale di Pallastrada, organizzato dalla misteriosa figura del Grande Bastardo, di cui poco si sa e poco si dice nel romanzo, ma che sembra incarnare l’antagonista perfetto dell’Egoarca Mussolardi, uomo avido, potentissimo, patron di media e aziende. Già: Benni pubblica “La compagnia dei Celestini” nel 1992 ed è facile ipotizzare il riferimento ad un volto noto della politica italiana.
I personaggi che si mettono alla ricerca degli orfani sono strambi e parodistici, ma sono funzionali all’autore per porre sotto la luce del riflettore le contraddizioni della nostra società. Innanzitutto l’autore pone l’indice verso la chiesa, esemplificata dalla grottesca figura di Don Biffero, ossessionato dal sesso e preoccupato dei possibili scandali per la scomparsa dei ragazzi.
La conclusione non è il lieto fine che ci si aspettava: la società, simbolizzata dalla città di Gladonia, è costretta a veder avverata una profezia di condanna e distruzione, perché incapace di proteggere gli innocenti.
La sola critica che si può fare riguarda il ritrovamento dei genitori da parte dei tre protagonisti: in poche righe Benni descrive riconoscimento e incontro in maniera forse troppo semplicistica. La condizione di orfano e le problematiche ivi connesse spariscono in un lampo. Eppure l’autore apre una minuscola parentesi alla fine, quando l’assessore Erminia Beccalosso svela di essere la madre di Memorino morente. Pur nell’agonia, udendo le parole della donna, che afferma come una pubblica maternità sarebbe stata un problema per la sua carriera politica, il ragazzo sottolinea “Mi sa che non ho poi perso molto, mamma”. Uno smacco ai finti happy ends disseminati qua e là.
Elemento fondamentale del romanzo è indubbiamente lo sport: il Campionato Mondiale di Pallastrada ha regole strane, opposte a quelle delle varie categorie sportive e del calcio in particolare.
Benni è un maestro proprio nell’immaginarle: quasi a sfidare il calcio moderno, la Pallastrada rivendica il primato dell’amore per il pallone. No soldi (alla fine del libro si parla di premi sotto forma di cioccolata), nessuna fama (il campionato è segreto), ma una sana voglia di giocare e vincere. Nella Pallastrada il pallone è rattoppato, posso giocare anche gli animali, sono consentiti i falli e si gioca in un campo il più possibile insidioso.
Può sembrare un qualcosa di assurdo per un campionato, ma credo che ad ogni lettore sia facile immaginare i protagonisti impegnati a rincorrere il pallone, come qualsiasi gruppo di ragazzini che ha giocato per le strade delle nostre città, magari sotto la pioggia
Perché la passione è più forte dei regolamenti, perché quelli che si fanno chiamare Bad, il gruppo tedesco che deve partecipare al Campionato di Pallastrada, sembrano i cattivi, ma sono solo un gruppo di ragazzi, ed i veri cattivi sono gli adulti, che parlano il linguaggio dei soldi e del potere.
Bravo Benni, speriamo che “La compagnia dei Celestini” sia letto dalle future generazioni stra-tecnologiche, e che venga loro voglia di far impolverare la play station e riprendere in mano il pallone, anche e soprattutto per andare a giocare sotto la pioggia, in mezzo al fango.

  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • Diigo
  • eKudos
  • email
  • LinkedIn
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • viadeo FR
  • Wikio

Gli utenti che hanno letto questo articolo, hanno letto anche ...

  • No Related Post
Line Break

Author: Redazione (935 Articles)

Redazione

Speak Your Mind

Tell us what you're thinking...
and oh, if you want a pic to show with your comment, go get a gravatar!