Ogni maledetta domenica





01_08_08_focus_ogni maledetta domenica tonin.jpgdi Patrizia Tonin

America. Domenica. Stadio all’aperto. Partita di
football.  In campo 22 giocatori di soli
muscoli, determinazione e competizione. Folla esultante. Giornalisti frenetici
al lavoro con telecronache in diretta e articoli per i maggiori magazine
sportivi. Allenatori che urlano e lanciano sguardi di sfida. Giocatori in
panchina che si dimenano ansiosi di entrare in campo. Manager che assistono
fintamente distratti la partita, mentre concludono affari.

Riprese vicinissime
realizzate con gru telecomandate, una macchina da presa super leggera e una
speciale bodycam indossata dai giocatori stessi, montaggio veloce, colonna
sonora tutta americana (rap, rock duro, canzoni degli anni ’60/’70). Fin dalle
prime inquadrature, ho pensato: “Ci siamo, inizia la guerra. Mancano solo i
soldati con il volto dipinto” – scopriremo esserci veramente diversi giocatori
“conciati” così.

E Ogni maledetta domenica (Any given Sunday)
rappresenta proprio una guerra. Nascosta dietro la filosofia del football,
quella della conquista del territorio, vi è in realtà la storia di più persone
e, soprattutto, una parabola di vita. E’ come se il regista ci volesse
suggerire: “Se la palla deve arrivare al touchdown, anche noi dobbiamo arrivare
alla meta. Se un giocatore di football non vince e non diventa leader mai da
solo, anche noi, per essere qualcuno, dobbiamo imparare a vivere assieme agli
altri”.

Il film, 2 h e 30’, diretto dal premio Oscar Oliver
Stone (1999), racconta la storia dei Miami Sharks, squadra di football
americano che, dopo due vittoriose stagioni, non riesce a riprendersi dalle
numerose sconfitte.  All’ennesima
partita, la sfortuna sembra abbattersi sulla squadra che perde per un
infortunio il trentottenne Jack “Cap” Rooney (Dennis Quaid) il
veterano quarterback. L’allenatore Tony D’Amato (Al Pacino in splendida forma)
decide di mettere in campo Willie Beaman (Jamie Foxx), che riuscirà a far
vincere la squadra e, in breve tempo, diventerà la “nuova stella” del
campionato. Christina Pagniacci (Cameron Diaz) la proprietaria del team,
ricevuto in eredità alla morte del padre, fiuta l’affare e vuole a tutti i
costi che il giocatore diventi titolare, in modo da risollevare l’immagine
sbiadita della squadra. E Willie “Alien” Beaman realizza il sogno “americano”
di diventare il quarterback, il leader dei Miami Sharks fino ai play-off,
almeno. “Nessuno vuole essere vicepresidente. Non esistono numeri due nel
football” risponde al giornalista Jack Rose.

La sua ascesa provoca un delirio di massa (addirittura
diventa protagonista di un video musicale), tutti lo vogliono e lo cercano.
Allo stesso tempo, il suo comportamento mette in crisi i rapporti all’interno
della squadra perché Beaman crede che il fatto di essere quarterback sia solo
una “rivalsa del suo essere nero” e dell’essere sempre stato scelto per un
ruolo sbagliato. Non ha abbastanza fiducia in quanto leader, anche se “il
giocatore di football deve essere pronto a sacrificare se stesso per  mettersi a completo servizio della
squadra.  Chi non segue le regole è
escluso dai giochi, emarginato dai compagni, destinato al fallimento”. Durante
i play off, invece, il “sentirsi” parte di una squadra viene fuori. E la
caratteristica di ogni personaggio del film, durante quell’ultima maledetta
domenica di campionato, si svela al pubblico. Prevale il sapore della vittoria
e la rivincita di tutti coloro che hanno lottato per affermarsi.

Ogni maledetta domenica è un ritratto di gladiatori
dei giorni nostri, di allenatori e famiglie spesso sotto pressione, di medici
con vedute professionali opposte, di proprietari, di sindaci o di presidenti
che vogliono controllare il gioco come un affare multimiliardario. Un film
ritratto di una lotta generazionale in cui la “saggezza dei vecchi” aiuta i
giovani a comprendere qual è il tiro giusto per il touchdown della vittoria -
esemplare è in questo senso il discorso della partita finale di Tony D’Amato,
che per tutto il film “dona” frasi che sono utili per capire l’essenza dello
sport, del film e, anche, della vita. L’importante è ricordarsi sempre che “ogni maledetta domenica si vince o si perde.
Resta da vedere se si vince o si perde da uomini”.

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