Roberto Viccaro e la religione della lampadina
La lampadina è il “principio base” delle creazioni del giovane designer laziale
di Giovanni di Felice
Riciclarte.it è il portale dedicato “a tutti coloro che fanno del riciclo la base della propria arte, utilizzando materiale di recupero per le proprie creazioni”.
Qui, nella sezione “artisti”, potrete trovare tra gli altri il profilo di Roberto Viccaro (www.myspace.com/filtroluce), designer trentenne che vive tra Roma, dove lavora nel cinema come tecnico luci e suona con gli Happy Noise (una delle band più apprezzate della capitale), e Formia, dove produce le sue lampade.
Ma non chiamatele lampade, per carità! Si tratta piuttosto di “macchine luminose”, forme di “manipolazione della luce”, giochi di ombre e bagliori con i quali l’artista reinventa e trasforma lo spazio.
In un intervista a Stile.it, rivista online di costume, cultura e lifestyle, Viccaro afferma di essere andato persino oltre l’eco-design. Se questo, infatti, lavora quasi esclusivamente su materiali riciclabili (es. carta, vetro), le sue creazioni sfruttano materiali non riciclabili, “che hanno definitivamente concluso il proprio ciclo di vita e che quindi sono solo spazzatura”. Da spazzatura ad arte, dunque. Trash art, in una sola espressione.
Il percorso artistico di Roberto Viccaro inizia nella sua città natale, Formia, nel laboratorio del nonno artigiano che rimane tuttora il suo atelier preferito. Sin da bambino si abitua a maneggiare svariati materiali, dal ferro, al vetro e al legno, divertendosi a fantasticarne gli impieghi più diversi. Soprattutto, lo affascina l’idea di come la luce di una semplice lampadina riesca a restituire la vita, quasi per miracolo, a pezzi di scarto apparentemente morti e inutilizzabili.
In un secondo momento, Roberto lavora come commesso in un negozio di illuminazione, esperienza che si rivelerà fondamentale per l’artista, che apprende le norme di sicurezza adottate nelle aziende per costruire le lampade. E la sicurezza, come ribadisce lo stesso Viccaro, è un fattore non trascurabile nel processo di creazione: le sue lampade, infatti, “hanno l’obiettivo di durare nel tempo, al di là del risultato estetico”. Nel frattempo, Roberto studia arredamento di interni, una strada che ben presto abbandona per dedicarsi totalmente all’artigianato.
Successivamente, il designer affianca alla carriera artistica quella cinematografica: sono le scene ad ispirargli una delle sue opere più riuscite, Cinewar, prodotta con gli scarti di pellicola 35 mm degli anni ’70.
Ma non è questo il materiale più curioso adoperato da Viccaro. Eccovi solo un assaggio delle sue creazioni più interessanti:
- Horny (vd. immagine): guanti antishock per la manutenzione di impianti ad alto voltaggio con struttura interna in alluminio e base in legno;
- E free: lampadine fulminate installate su un diffusore in plastica con base in alluminio;
- Airfilter: filtro dell’aria condizionata per gli autobus (usato come paralume), struttura in alluminio e base in legno;
- Rosy: panino di tipo rosetta con lampadina all’interno e struttura in alluminio flessibile.

Author: Redazione (935 Articles)