“Il Pranzo di Ferragosto”, di Gianni Di Gregorio (Italia, 2008) ****
Recensione di Patrizia Lima
Ma che bel Film! E questa volta, finalmente, è un successo tutto italiano, oltreché la dimostrazione che non sempre sono necessari grandi investimenti e cast hollywoodiani per realizzare ottimi film.
«Pranzo di Ferragosto», esilarante ed applaudito lungometraggio a Venezia, durante la 23esima Settimana della Critica, è un affresco malinconico e spassoso al tempo stesso, uno spaccato della nostra società “usa e getta” con intermezzi dolci e surreali: la realtà degli anziani, questa volta descritta senza pietismi, in uno dei giorni più tristi, lenti e lunghi dell’anno, il 15 agosto, quando tutti spariscono e molti (non solo gli anziani, ma certamente loro di più) restano sospesi in un deserto di solitudine e depressione.
L’opera prima di Gianni Di Gregorio, regista e protagonista, già collaboratore di Matteo Garrone, qui nelle vesti di produttore, è semplice e, tuttavia, assolutamente geniale. Non a caso ha vinto il premio “Luigi De Laurentiis”.
L’abilità di sceneggiatore di Di Gregorio era stata apprezzata, tra l’altro, proprio nell’ultimo film di Garrone, “Gomorra” (Italia, 2008), di cui è, per l’appunto, co-sceneggiatore.
La scelta del cast e del loro metodo di recitazione, alla Truffaut, senza un copione, lasciando i personaggi liberi di esprimersi spontaneamente, pur sempre tenendo a mente l’obiettivo della scena in corso, è forse il merito principale del regista trasteverino.
Strabiliante il risultato delle quattro donne, attrici non professioniste: Marina Cicciotti, mitica ottantacinquenne di Ostia, accanto a Valeria De Franciscis, novantatre anni, Grazia Cesarini Sforza, novant’anni, e Maria Calì, ottantasettenne siciliana, ottima cuoca di pasta al forno.
Le quattro vecchiette sorprendono e colpiscono ogni volta che impegnano la scena. La partecipazione del pubblico è stupefacente. Gli spettatori entrano nel vivo della rappresentazione. Risate su risate esplodono in sala, grazie ad un’interpretazione brillante e spontanea, dal sapore teatrale, di una storia raccontata con profondità ed intelligenza che permette vari spunti di riflessione.
Un neorealismo rivelatore non solo della condizione di abbandono dell’anziano durante le ferie, ma anche della realtà di chi la vacanza non se la può più permettere. Ma se il neorealismo anni ‘50 illustrava un’Italia povera e dolente che aveva per protagonisti personaggi analfabeti delle classi popolari, la povertà di oggi investe, purtroppo, anche coloro che hanno avuto modo di studiare.
Celebrazione della commedia all’italiana anche per l’arte di arrangiarsi, con la citazione di “Caro Diario” di Nanni Moretti (Italia, 1993), nel giro in vespa in una afosa Roma ferragostana, questo lavoro è una vera perla. Un esercizio di stile, in grado di far ricredere sulla possibilità che il cinema italiano sia ancora capace di grandi riuscite.
«Pranzo di Ferragosto» ha tutti gli ingredienti necessari per un cinema degno di questo nome: un’idea, battute irresistibili e verosimili, interpretazioni sentite e naturali, contenuti su cui meditare. Una carrellata di portate dolci e amare tutte da assaggiare. Una tavolata alla quale vale proprio la pena di accomodarsi!
L’abilità di sceneggiatore di Di Gregorio era stata apprezzata, tra l’altro, proprio nell’ultimo film di Garrone, “Gomorra” (Italia, 2008), di cui è, per l’appunto, co-sceneggiatore.
La scelta del cast e del loro metodo di recitazione, alla Truffaut, senza un copione, lasciando i personaggi liberi di esprimersi spontaneamente, pur sempre tenendo a mente l’obiettivo della scena in corso, è forse il merito principale del regista trasteverino.
Strabiliante il risultato delle quattro donne, attrici non professioniste: Marina Cicciotti, mitica ottantacinquenne di Ostia, accanto a Valeria De Franciscis, novantatre anni, Grazia Cesarini Sforza, novant’anni, e Maria Calì, ottantasettenne siciliana, ottima cuoca di pasta al forno.
Le quattro vecchiette sorprendono e colpiscono ogni volta che impegnano la scena. La partecipazione del pubblico è stupefacente. Gli spettatori entrano nel vivo della rappresentazione. Risate su risate esplodono in sala, grazie ad un’interpretazione brillante e spontanea, dal sapore teatrale, di una storia raccontata con profondità ed intelligenza che permette vari spunti di riflessione.
Un neorealismo rivelatore non solo della condizione di abbandono dell’anziano durante le ferie, ma anche della realtà di chi la vacanza non se la può più permettere. Ma se il neorealismo anni ‘50 illustrava un’Italia povera e dolente che aveva per protagonisti personaggi analfabeti delle classi popolari, la povertà di oggi investe, purtroppo, anche coloro che hanno avuto modo di studiare.
Celebrazione della commedia all’italiana anche per l’arte di arrangiarsi, con la citazione di “Caro Diario” di Nanni Moretti (Italia, 1993), nel giro in vespa in una afosa Roma ferragostana, questo lavoro è una vera perla. Un esercizio di stile, in grado di far ricredere sulla possibilità che il cinema italiano sia ancora capace di grandi riuscite.
«Pranzo di Ferragosto» ha tutti gli ingredienti necessari per un cinema degno di questo nome: un’idea, battute irresistibili e verosimili, interpretazioni sentite e naturali, contenuti su cui meditare. Una carrellata di portate dolci e amare tutte da assaggiare. Una tavolata alla quale vale proprio la pena di accomodarsi!
Patrizia Lima

Author: Redazione (935 Articles)