Il viaggio virtuale. Ossessione o gioco?


01_10_08_attualit avatar.jpgAvatars e second life
di Annarita Tucci

Un dio sceso in terra, un Krishna, una divinità da temere a da rispettare, l’altra parte di noi.
Avatar è questo per gli induisti, il Dio che si incarna in uomo per ristabilire l’ordine, punire i malvagi e apprezzare i lodevoli.
Molti anni sono passati dal testo induisti che narra dell’avatar; ai nostri giorni un avatar ricorda i personaggi inventati, le estensioni di noi stessi o ciò che vorremmo essere, nei tanti siti on-line che permettono la creazione di “una seconda vita”.


Avatar è l’immagine che noi decidiamo di mostrare nella community scelta per il “gioco”on-line, che possiamo rendere simile a noi stessi o semplicemente un’immagine di fantasia.
Fantasia che ci intrattiene, relazioni pubbliche, conoscenze e nuovi incontri questo rappresenta la community e i suoi forum: questi giochi di duplicazione della realtà, partendo dalle semplici chat fino ad arrivare alla creazione di un avatar sono il nuovo modo di comunicare, oggi sembra un modo molto ricercato per relazionarsi con gli altri.
Ma perché scegliamo questo modo per avvicinarci agli altri? Fino a che punto rimaniamo noi stessi attraverso lo schermo di un computer? In che modo ci mostriamo? Quante volte abbiamo sentito di innamoramenti in internet puramente fantasiosi, che scontrandosi con la realtà lasciavano solo il vuoto che rappresentavano?
Niente allarmismi o generalizzazioni inutili, ci sono errori di valutazione anche nella realtà, questo è indiscutibile, oltre il fatto che è difficile anche conoscersi pienamente anche nella quotidianità della vita reale.
La realtà è sempre in continua evoluzione e anche la comunicazione tra gli esseri umani, non può restare la stessa nel corso degli anni, ci evolviamo cambiamo abitudini e gesti abituali. Ma quanto è labile il confine tra fantasia e realtà? Fino a che punto scegliamo e prediligiamo rapporti e relazioni attraverso uno schermo protettivo solo per rapidità di comunicazione? Fino a che punto tale scelta non rappresenta un rifugio alla realtà che non riusciamo a cambiare?.
Una seconda vita, un gioco che facciamo per diletto magari anche per superare alcune nostre paure, modificare gli atteggiamenti delle nostre vite, la nostra socialità a tal punto che la fantasia del ludico si mischia con il reale; che nessun fermi la ruota, ognuno continui la propria storia, ma il gioco apprendimento del reale, e fantasia senza briglie, rischia di divenire un surrogato di una vita che ci piace poco, e invece di cercare di cambiare quella, ne creiamo una nuova ma fasulla.

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