Paul Newman


paul_newman2.jpgIl celebre attore statunitense si spegne ad 83 anni ed il mondo del cinema perde uno dei suoi divi più amati.
di Pasquale Arnaldo Serreti

Sono passati solo quattro anni dalla scomparsa di due mostri sacri del cinema hollywoodiano come Gregory Peck e Marlon Brando. Qualche giorno fa si è spento anche l’attore Paul Newman: un altro protagonista di quella inarrestabile e affascinante “fabbrica dei sogni” che il cinema americano rappresenta tutt’oggi.



Newman se ne va lasciandosi alle spalle una carriera irripetibile: oltre sessanta i film a cui egli ha partecipato nel corso degli ultimi cinquanta anni e che, nella maggior parte dei casi, hanno dovuto il loro successo soprattutto alle interpretazioni dell’attore nato a Shaker Heighs, nello Stato dell’ Ohio, 83 anni fa. Alcuni personaggi cui infatti Newman ha prestato il suo volto, soprattutto i magnetici occhi blu che contribuirono a farne uno vero “sex-symbol” durante gli anni cinquanta e sessanta del secolo appena trascorso, sono entrati a pieno titolo nella storia del cinema grazie alle convincenti interpretazioni fornite dall’attore statunitense di origini ungheresi. Due esempi per tutti: l’indomabile giocatore di biliardo “Fast” Eddie Felson prima in The Hustler (Tit. it. Lo Spaccone,1961, di R. Rossen) e poi ripreso in The Color of Money (Tit. it. Il Colore dei soldi, 1986, di M. Scorsese) e il tormentato Brick Pollit in Cat on a Hot Tin Roof  (Tit. it. La gatta sul tetto che scotta, 1959, di R. Brooks).
La carriera cinematografica di Paul Newman comincia all’inizio degli anni cinquanta con alcuni film che lo vedono impegnato in parti minori. Vengono subito notate dai registi del tempo le due caratteristiche che decreteranno, molto presto,il successo del giovane artista: esse sono talento e grande fascino. Newman fa parte di una generazione di giovani attori emergenti che si sono formati nel famoso “Actor’s Studio” di New York. Si tratta di un’accademia fondata nel 1947 da Elia Kazan, e in seguito diretta da Lee Strasberg, in cui viene insegnato agli attori a recitare secondo il cosiddetto “metodo Stanivslaskij”: cioè una serie di tecniche che consentono all’attore di “avvicinarsi” al personaggio fornendo così un’interpretazione assolutamente convincente (il maestro teatrale russo tuttavia contesterà qualche anno dopo, in una sua autobiografia, la sua paternità relativamente ad alcuni procedimenti del “metodo” insegnato negli Stati Uniti). Nel celebre “Actor’s Studio” si formano future “star” del cinema come Marlon Brando, Montgomery Clift, James Dean e, appunto, Paul Newman.
Il vero successo per Newman arriva nel 1956 con la pellicola Somebody up there likes me (Tit. it. Lassù qualcuno mi ama, 1956, di R.Wise) dove l’attore recita il ruolo del protagonista: il pugile Rocky Graziano. Il decollo della carriera dell’artista è dovuto, per alcuni versi, al tragico destino di una grande “star” cinematografica dell’ epoca, e studente dell’Actor’s Studio anch’egli: James Dean (1931-1955). Quest’ultimo infatti, prima di morire in un incidente stradale, era stato scelto dal regista R.Wise per interpretare il ruolo del campione di boxe proprio nel film che registrò il primo grande successo professionale di Paul Newman. Comincia da questo momento infatti una carriera fatta di indimenticabili interpretazioni dall’ affascinante attore che viene ben presto soprannominato Mr. Blue eyes per l’ inconfondibile bellezza degli occhi azzurri.
I personaggi interpretati da Newman possiedono una carica irresistibile e il pubblico dimostra di apprezzare notevolmente i film che lo vedono protagonista. La maggior parte delle opere in cui Newman compare tra gli attori principali si rivelano infatti dei grandi successi. Ricordiamo, per esempio: Sweet bird of Youth (Tit. it. La dolce ala della giovinezza, 1962, di R.Brooks); The Life and Times of Judge Roy Bean (Tit. It. L’Uomo dai sette capestri, 1972, di J. Houston) e The Verdict (Tit.it. il Verdetto, 1982, di S. Lumet). La dote che però, fuori dal set, ha consentito a Newman di essere così apprezzato dal pubblico e di poter costruire una carriera così longeva e fruttuosa è stata sicuramente l’umiltà. Newman infatti è stato, da sempre, estremamente schivo nei confronti dell’attenzione dei mass-media e molto geloso della sua vita privata. Joanne Woodward, l’attrice conosciuta su un set cinematografico, è stata sua moglie per quasi cinquanta anni, caso più unico che raro nell’ambiente del cinema.
L’attore si è distinto inoltre per la sua generosità ed è stato spesso promotore, in passato, di attività caritatevoli e di beneficenza.
Si spegne, in conclusione, una delle stelle più brillanti nel firmamento della settima arte e con Paul Newman se ne va anche un pezzo della storia del cinema.

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