Un mondo d’immagini e una moneta di materia: ecco “Second Life”
di Federica Rondino
Nome: Maria; professione: Casalinga: Avatar: Maia; Professione: Venditrice di abiti vintage. Questi sembrano solo termini posizionati l’uno dopo l’altro senza un senso, ma è la realtà in cui vivono milioni di persone.
Una vita “tradizionale” ed una vita virtuale. Una prima vita e una “Second Life”. Con la nascita di Internet è andato gradualmente ad aumentare il livello di realtà virtuale fruibile.
Le chat prima, con la possibilità di celarsi dietro ad una maschera nominale fino ad arrivare alla possibilità di creare un doppio di sé nello schermo. Un altro con un aspetto fisico e con un corpo che agisce all’interno di un mondo virtuale in cui intrattiene rapporti non solo sociali, ma anche economici. Second Life, SL, è un mondo virtuale tridimensionale multiutente creato nel 2003 dalla società americana Linden Lab. E’ una terra senza profumo su cui si può edificare la casa dei sogni e/o far fiorire un’attività commerciale. I prodotti realizzati sono poi scambiati sullo schermo con la moneta denominata Linden Dollar, che ha un corrispettivo in dollari americani tangibili. Architetti, fotografi, ma anche agenzie immobiliari e multinazionali hanno le loro attività nella SL. Luogo i cui abitanti aumentano settimanalmente all’incirca di 400,000 unità e che in data 15 settembre 2008 ne contava 15.146.072. Si può essere un visitatore “libero” oppure un residente con un’abitazione costruita su un terreno acquistato. Come nella vita “vera” ci sono dei paperoni, così anche in questa terra se ne hanno. La prima è stata Anshe Cunge che con un investimento di 9,95 dollari ha comprato 400 lotti rivenduti poi a 1.200- 1.600 dollari l’uno. Gli ideatori di SL sostengono che il mondo da loro creato “ha un’economia integrata studiata per premiare il rischio e l’innovazione”. Ma se è vero che, oltre a commessi ed hostess che vi lavorano per 10 dollari l’ora, in questa realtà si incontrano creativi che mostrano e vendono quelle che sono vere opere d’arte, tuttavia questa “economia integrata” ha lasciato perplessi molti esperti anche di marketing. Tra i più scettici vi è Michael Donnelly capo della divisione marketing interactive della Coca – Cola. Donnelly, pur avendo speso centinaia di migliaia di dollari per la sede virtuale dell’azienda, nel 2007 ha raccontato di aver provato una forte desolazione nel girare per le isole virtuali senza incontrare anima viva. C’è chi sostiene che il ritorno economico nell’avere una sede in questa realtà sia un risultato non diretto, ma derivante dalla risonanza mediatica di questa azione.
C’è invece chi, come Paolo Costa, fa un’analisi più approfondita. Per il giornalista, SL è considerabile un fallimento come luogo di business, solo se lo si analizza considerandolo come un qualsiasi altro broadcast media: maggior numero di individui raggiunti, maggior successo. Esso è invece un ottimo mezzo se si vuole raggiungere un target ben definito di consumatori curiosi ed anticonformisti. Successo o meno, sensazione personale di vuoto nel navigarci qualche ora, fatto sta che SL è una realtà nuova che ha aperto la strada ad altri strumenti multimediali e interattivi come il recente www.lively.com realizzato da Google.
Una domanda mi continua a balenare per la testa: viviamo una realtà talmente soffocante che per realizzare la nostra creatività e per analizzare la nostra stessa identità abbiamo bisogno di costruirci una realtà non solo parallela, ma anche virtuale, che non ha materia ma solo immagini?

Author: Redazione (935 Articles)