Il disturbo ossessivo compulsivo

Superstizione e nevrosi
Quando si parla di superstizione, l’ambito al quale si fa riferimento è solitamente quello antropologico-cultuale. Il più delle volte si considera la scaramanzia come una forma deteriore di religione. Non a caso – sia detto senza alcun intento di scatenare putiferi teologici – il poeta romano Lucrezio, nel I sec. a.C., traduceva un po’ estremisticamente il concetto di superstizione con la parola “religio”.
Una posizione radicale, che sembrerebbe anticipare, seppure molto alla lontana, il dibattutissimo enunciato freudiano secondo il quale la religione rappresenterebbe una “nevrosi ossessiva universale”.
E’ a partire dal XIX secolo, dunque, che la scaramanzia diviene terreno di elezione di una serie di studi psicologici.
Si scopre così che la superstizione portata all’eccesso, definita dagli addetti ai lavori “pensiero magico”, è sintomatica di una sindrome più ampia, il disturbo ossessivo-compulsivo o DOC (in inglese OCD, obsessive-compulsive disorder).
Rispondete ora a poche semplici domande. Siete ossessionati dall’ordine e dalla simmetria? Di fronte ad un pavimento a scacchiera evitate di calpestare le fughe tra una mattonella e l’altra? Controllate ripetutamente di aver chiuso bene la porta di casa o lo sportello della macchina? Vi lavate le mani con una assiduità sospetta?
Bene. Anzi, male: forse siete affetti da sindrome ossessivo-compulsiva. Sebbene sia ormai dimostrato che tale disturbo investe percentuali crescenti di popolazione e presenta in diversi casi una radice genetica, non sarebbe però giusto crogiolarsi nel proverbiale “mal comune” e bisognerebbe forse prendere provvedimenti.
Come suggerisce la denominazione stessa, il DOC è formato da una componente ossessiva e da un’altra compulsiva.
Le ossessioni sono costituite da pensieri, idee, impulsi o immagini ricorrenti e/o persistenti che insorgono improvvisamente nella psiche del soggetto e che vengono percepiti come fastidiosi, insensati o sconvenienti. Il paziente avrà allora paura della contaminazione, delle malattie (ipocondria), di fare (o aver fatto) del male agli altri perdendo inavvertitamente il controllo.
La risposta alle ossessioni è data dalle compulsioni, cioè dalla coazione a ripetere determinati rituali o “cerimoniali privati”, a compiere per l’appunto gesti scaramantici con una frequenza malsana. Come ha opportunamente sottolineato F. Parenti, la sintomatologia ossessiva ripropone individualmente le finalità della magia e della superstizione: il soggetto compulsivo assegna ai rituali il potere di rassicurarlo in situazioni di presunto “pericolo” e di placare così la sua ansia.
Lo scaramantico patologico ritiene che certi numeri siano sfortunati e, dopo averne visto uno incluse nella sua “lista nera”, è inquieto finché non neutralizza la “jella” scorgendo una cifra porta-fortuna. Oppure teme che scrivere, pronunciare un dato termine o compiere un determinato atto possa causare catastrofi o incidenti mortali. Ecco allora che lo vediamo cancellare e riscrivere, o deporre l’oggetto appena afferrato per riprenderlo subito dopo.
Per concludere, elenchiamo qui di seguito solo alcuni esempi, oltre a quelli già citati, di comportamento da DOC:
- spegnere ed accendere la luce un certo numero di volte prima di abbandonare una stanza;
- avvertire la necessità che entrambi gli arti agiscano in modo uguale (es.: se si calpesta un pezzo di carta con il piede sinistro si può se
ntire il bisogno di calpestarne un altro con il destro, o di tornare indietro per imprimervi quest’ultimo piede) - modificare incessantemente il volume di una radio o del televisore perché non si è mai soddisfatti della tonalità;
- avere dei pensieri sessuali indesiderati (tipiche sono la paura di essere omosessuali o pedofili).

Author: Redazione (935 Articles)