La Superstizione a tavola
…chi non mangia lenticchie a Capodanno?di Santina Buscemi
La cucina di ogni popolo si fonde e nasce dalla cultura. Scrivendo su “google” piatti tipici o cucina tradizionale fra i risultati abbondano elenchi di festività e ricorrenze che sono contraddistinte dal consumo di determinati cibi. Perché avviene questo? La risposta è semplice: la storia e la fantasia (ossia le credenze) di un popolo non restano nel mondo dell’astrattezza, ma si uniscono alla quotidianità delle persone, e basilare, nel vivere degli uomini, è il cibo.
Scegliere di cibarsi di determinate vivande corrisponde, principalmente, ad un rituale scaramantico: si pensa che mangiare un piatto ben preciso in un momento dell’anno favorisca la buona sorte in generale e corrisponda inoltre a far sì che la persona ottenga dalla dea bendata dei regali ben precisi.
Questi gesti sono funzionali anche all’unità del gruppo: la condivisione del cibo unita alle doti propiziatrici di una particolare vivanda, creano momenti di forte condivisione fra le persone.
A porre il cibo al centro di rituali che si alternano durante l’anno, sono sia la tradizione religiosa, che quella pagana. Un esempio su tutti dell’utilizzo del cibo con significati legati alla fede è l’ostia durante la celebrazione eucaristica cristiana. L’ostia, un prodotto farinaceo il cui gusto ricorda il pane, simboleggia il corpo di Cristo e cibarsene significa unirsi al Divino. La Chiesa insegna agli adolescenti che si accostano alla Prima Comunione, una cerimonia di iniziazione al consumo dell’ostia, alcune regole che “preparano” il corpo e l’anima dell’individuo a tale rito: restare a digiuno almeno un’ora prima della Comunione, essere in pace ed aver confessato le proprie colpe, essere consapevoli dell’importanza del gesto.
Analizzare in questo modo il rituale della Comunione può far arricciare il naso ad alcuni credenti, ma astraendosi dai significati religiosi ed analizzando i gesti compiuti, si può osservare come non si tratti di nient’altro di diverso dalle credenze scaramantiche pagane. L’ostia e Il vino, bevuto dal sacerdote, consentono di compattare il gruppo di fedeli intorno alla chiesa, unendoli in un rito importante e sacro.
Per quel che concerne il consumo di determinati cibi da parte dei credenti, vi sono pietanze proibite ed altre di buon auspicio. Importante è questa suddivisione, a testimoniare come un particolare alimento possa influire sulla vita delle persone sia consumandolo, che astenendosene. L’esempio più significativo di ciò è l’osservanza dei digiuni, praticati anche in altre religioni (ad esempio il Ramadan islamico). La chiesa Cattolica impone al credente di rinunciare al consumo della carne durante il periodo di Quaresima. Tale usanza ha contribuito a diffondere anche nei bar e nei ristoranti la prevalenza di piatti a base di pesce il venerdì: questo non costituisce assolutamente una regola, soprattutto considerando la nostra epoca di secolarizzazione, ma da regole religiose ad abitudini laiche il passo è breve e spesso alcuni rituali si sono trasformati in semplici abitudini alimentari.
Questo è uno degli effetti della cucina legata alla scaramanzia: nel corso del tempo si affievolisce la consapevolezza dell’origine della tradizione e resta il semplice gesto; si sente spesso dire “Si usa mangiare questo cibo in questo particolare giorno dell’anno”, ma il significato di ciò resta nell’oblio.
Ogni nazione ed anche ogni regione, posseggono credenze legate ai prodotti agricoli della zona e alle influenze dei popoli che nel passato hanno occupato il territorio.
Vi sono inoltre tradizioni conosciute da praticamente tutti: le lenticchie a Capodanno, simbolo di prosperità economica, restano un piatto fisso all’interno dei menù della notte di San Silvestro. Mi è capitato di vedere tanta gente e, devo ammetterlo, io stessa l’ho fatto, “obbligarsi” a mangiare anche solo una cucchiaiata di lenticchie, nonostante la pancia piena ed un senso di nausea dovuta all’abbondante cena. Vien da sorridere, pensando a come credenze e superstizioni condizionino non solo il nostro agire, ma anche le nostre tavole.
E’ un peccato, a mio avviso, che nel corso del tempo si perda il significato di queste tradizioni: senza essere accecati dalla scaramanzia e condizionati dalle regole del folklore, ricordare i gesti che nel passato legavano i cicli della natura al bisogno di credere di poter condizionare il fato, arricchisce il nostro legame con la storia dell’uomo.

Author: Redazione (935 Articles)