Un viaggio nella terra natia


copertina.gif“Il mondo alla fine del mondo” di Sepulveda
di Santina Buscemi

Il viaggio di Sepulveda è un viaggio nella profondità della natura.
L’autore, in questo romanzo che non si discosta da quelli precedenti per capacità di scrittura, colpisce il lettore per l’apparente semplicità della trama.
Il protagonista, cileno, ormai trasferitosi ad Amburgo, vive la sua vita tranquilla, consapevole di quanto la sua terra natia rappresenti per lui, ma intimamente rassegnato a restarle lontana.


Alcuni fatti lo inducono a salire sull’aereo e tornarvi, per svolgere delle indagini e documentarsi sulla morte di alcuni marinai. L’agenzia giornalistica nella quale lavora, collegata a Greenpeace, riceve un fax che lascia intuire vi siano dei traffici loschi alla base della sciagura.
Questa faccenda è l’escamotages grazie al quale il fiume di ricordi legati al Cile riaffiora in lui: la volontà di indagare i fatti e di lasciar emergere la verità contribuiscono alla sua decisione di partire.
In aereo egli ripensa alla sua infanzia, alla prima adolescenza, all’amore per il mare e l’esperienza da mozzo in una baleniera, momenti che lo fecero diventare un uomo e che forgiarono il suo carattere.
L’arrivo in Cile gli fa testare la gravità della situazione: il capitano Nilssen, che lo accoglie e lo guida, lo rende partecipe di come in quei luoghi sia in atto una caccia illegale alle balene, attività proibita a causa del rischio d’estinzione dell’animale. Il protagonista non si imbatte però mai nei cacciatori e il romanzo di Sepulveda non narra di alcun combattimento nel quale egli è coinvolto: il suo è un viaggio alla ricerca della verità, viaggio che si interrompe dinanzi al luogo della battaglia avvenuta.
Dopo diversi spostamenti si giunge al luogo dello scontro. Ma prima che vi si giunga Nilssen gli descrive la dinamica dei fatti. Le balene hanno colpito la nave, rendendo impossibile la caccia dei trafficanti. E questo è avvenuto perché un uomo, un discendente delle antiche tribù, si è messo volutamente in pericolo, attaccato dalla baleniera, consapevole del fatto che l’istinto di protezione degli animali per gli esseri indifesi avrebbe spinto le balene ad intervenire.
Nonostante il capitano abbia già raccontato la dinamica dei fatti, lo sguardo del protagonista che osserva esterefatto il mare corrisponde al nostro, di sguardo. Colmo di stupore, sgomento, orrore, serietà, rispetto. Nonostante la scena cruenta, che Sepulveda descrive magnificamente, la lotta fra gli interessi e la malvagità dell’uomo e la natura risulta magnifica. La forza dei deboli e il senso di giustizia sono talmente immensi da giustificare qualsiasi punizione dei colpevoli.
La difesa dell’ambiente è spesso sentita come un processo attivo degli uomini, affinché la natura non sia danneggiata: il libro di Sepulveda descrive al contrario un mondo animale forte, capace di difendersi e frapporsi all’incoscienza e alla cattiveria umana. Il risultato che lo scrittore cileno ottiene è quello di incrementare il nostro senso di responsabilità, grazie ad un rispetto ancora maggiore per la natura.
Per un istante, verso la fine del romanzo, il lettore è indotto a credere che il protagonista decida di tornare a vivere in Cile, perché dopo aver risentito la profondità del suo legame con quelle terre, gli risulta indubbiamente impossibile allontanarsene nuovamente. Invece la scelta finale è quella di tornare in Europa, al suo lavoro e alle sue amicizie, perché l’esperienza vissuta è stata in grado di fargli sentire come, nonostante la lontananza, il Cile sia una parte del suo cuore, la più forte.

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