Barack Obama Hussein, il 44° Presidente degli Stati Uniti d’America


obama.jpgHope and Change. Yes we Can!
di Romina Toscano

«If there is anyone out there who still doubts that America is a place where all things are possible; who still wonders if the dream of our founders is alive in our time; who still questions the power of our democracy, tonight is your answer» (trad. Se ancora c’è qualcuno che dubita che l’America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava).
Inizia così il primo discorso del quarantaquattresimo presidente degli Stani Uniti Barack Obama Hussein, in un Grant Park gremito di oltre 100mila persone esultanti dopo l’annuncio, alle 23 del 4 novembre, che l’America avrebbe avuto, per la prima volta nella storia, un Presidente d’etnia mista, africana ed europea (la parte di lui che quasi mai è stata ricordata).
Un Obama mai oltremisura, contenuto, deciso. Un discorso sentito, puntuale, preciso, ciclico nel suo chiudersi con lo slogan che ha sintetizzato la sua campagna del cambiamento: il suo ‘Yes, we Can’ è tornato più volte a riecheggiare tra la folla commossa e attenta.


Obama è stato abile nel non tralasciare di ringraziare gli artefici, ciascuno a suo modo, della sua vittoria, una vittoria corale e non individuale, una vittoria della nuova America, degli americani, e di tutti coloro che hanno creduto nella necessità di un cambiamento netto rispetto all’ultimo decennio di chiusura, di rigidità, di ottusa convinzione e di spropositata ambizione, del peggior governo repubblicano che la storia degli Stati Uniti ha forse conosciuto dalla grande depressione .«It’s been a long time coming, but tonight, because of what we did on this day, in this election, at this defining moment, change has come to America». Dopo una lunga attesa quello che oggi con Obama presidente si realizza è uno straordinario cambiamento di rotta .
C’è, nel discorso del nuovo Presidente in pectore, la voglia di non giudicare ma di andare oltre, il tentativo di non distinguere tra ‘superiori’ e ‘inferiori’, ‘migliori’ e ‘peggiori’, ma di adottare dal profondo il sentimento di Democrazia, di Unità, di Speranza, di Cambiamento «It’s the answer spoken by young and old, rich and poor, Democrat and Republican, black, white, Latino, Asian, Native American, gay, straight, disabled and not disabled – Americans who sent a message to the world that we have never been a collection of Red States and Blue States: we are, and always will be, the United States of America» (trad. La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d’America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d’America.).

Nessuna distinzione tra Stati Blu (democratici N.d.R) e Stati Rossi (Repubblicani N.d.R), ma un’unica visione d’insieme: gli Stati Uniti d’America.
È il momento di rispondere alla chiamata al cambiamento, questo è il momento in cui gli americani hanno scelto di abbracciare una grande opportunità di crescita, di ritornare alla prosperità, di riaffermare la pace universale, e soprattutto di riaffermare la validità del Sogno Americano, dove tutto può accadere, dove ciò che inizialmente era considerato impossibile diventa magicamente reale. «This is our chance to answer that call. This is our moment. This is our time – to put our people back to work and open doors of opportunity for our kids; to restore prosperity and promote the cause of peace; to reclaim the American Dream and reaffirm that fundamental truth – that out of many, we are one; that while we breathe, we hope, and where we are met with cynicism, and doubt, and those who tell us that we cant, we will respond with that timeless creed that sums up the spirit of a people» (trad. Oggi abbiamo l’opportunità di rispondere a queste domande. Questa è la nostra ora. Questa è la nostra epoca: dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace, reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzioni senza tempo e immutabile che riassume lo spirito del nostro popolo).

Il successo di Barack Obama è qualcosa che va oltre il riconoscimento della novità. È il simbolo di un vero e proprio cambiamento. Obama raffigura la diversità, il crogiolo di civiltà, forse il vero simbolo dell’America come mosaico sociale. Barack rappresenta tutti quei cittadini diversi per razza, sesso, religione, tutti quegli uomini normali che non credono di poter aspirare ad accedere ai club esclusivi, nei salotti del potere. Obama va oltre il concetto di uomo medio, di uomo qualunque, lui è il simbolo della vitalità rediviva di un paese moribondo, è l’uomo americano capace di risollevarsi dalla depressione per cambiare il corso degli eventi, e a lui gli americani si affidano quale condottiero verso un avvenire diverso, alternativo, inaspettato e sperato.
Obama vince e convince anche gli stati tradizionalmente conservatori, il suo è un successo che parte dal basso per dilagare su tutti gli strati sociali, a lui il voto popolare e il riconoscimento della maggioranza della nazione.
Le strategie elettorali hanno evidenziato da subito le nette differenze dei due candidati alla Casa Bianca, che si sono dispiegate nei punti saldi delle rispettive campagne.
Obama si è opposto alla guerra in Iraq, promettendo un ritiro completo entro 16 mesi dalla sua elezione, al contrario di McCain che ha sostenuto la guerra e non parla di date di ritiro, in netta continuità con l’amministrazione uscente. Obama si oppone al Patriot Act, è favorevole alla chiusura di Guantanamo e al giusto processo per i sospetti terroristi. Al contrario il repubblicano, pur favorevole alla chiusura di Guantanamo, ha proposto una nuova agenzia militare per l’analisi delle zone più a rischio terrorismo nel mondo. Sulla politica estera Obama ha dimostrato di voler essere più diplomatico, soprattutto nei confronti dei Paesi Arabi, mentre McCain è stato critico verso Russia, Paesi Arabi e Crisi Mediorientale. È invece l’approccio alla crisi finanziaria che ha determinato il successo del candidato democratico sul repubblicano. McCain aveva promesso taglio delle tasse e riforma welfare e sanità, anche Obama si rivolge alla classe media, con una attenzione alle riforme del sistema finanziario e un maggior controllo agli istituti pubblici finanziari e alle banche.

Il mondo intero accoglie la sfida di Barack Obama con fiducia e speranza di rinnovamento. I quotidiani, cartacei e elettronici, all’indomani dalle elezioni, hanno riempito pagine su pagine di immagini storiche, di titoli ad effetto, di discorsi epocali. Era quello che il mondo intero si aspettava dall’America e dagli americani. E il cambiamento è arrivato.

sit_4.jpg sit_22.jpg 11-obama-presidente-014.jpg sit_5.jpg sit_20.jpg

Difficile ad oggi dire se Obama sarà un buon presidente, se le tensioni internazionali, le amicizie politiche, gli interessi finanziari intaccheranno lo spirito rivoluzionario che lo ha guidato fino al successo elettorale. Certo è che l’uomo Obama è diverso dagli altri, parte dal basso, dalla cultura delle minoranze, è stato cresciuto e ha lavorato in un contesto multietnico e multirazziale, si è semrpe occupato di creare e alimentare comunità eterogenee nel rispetto reciproco. È un uomo colto, stimato, amato dal popolo e capace di confrontarsi e di circondarsi di persone di cui non teme la concorrenza o la superiorità. E questo già rappresenta un buon inizio.

  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • Diigo
  • eKudos
  • email
  • LinkedIn
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • viadeo FR
  • Wikio

Gli utenti che hanno letto questo articolo, hanno letto anche ...

  • No Related Post
Line Break

Author: Redazione (935 Articles)

Redazione

Speak Your Mind

Tell us what you're thinking...
and oh, if you want a pic to show with your comment, go get a gravatar!