Lady Gaga, un clone originale
di Marco MeloniStefania Gabriella Germanotta non è un nome da star. Troppo lungo, troppo italiano, troppo poco d’effetto. Una carriera che già si preannuncia difficile, in un mondo in cui le lolite bionde abbondano, non può iniziare già con un handicap così forte. Meglio puntare su qualcosa di moderno, e soprattutto di anglosassone.
Ecco così svelato il mistero del nome Lady GaGa, scelto da questa ragazza del Lower East Side di Manhattan per sfondare. Un appellativo fresco, ammiccante, per nulla connotato geograficamente. Globalizzazione pura, che si riflette anche sul suono e sui testi. Tutto molto curato, molto professionale, ma senza anima.
Lady Gaga ha una voce come tante, un aspetto assai piacevole ma non straordinario, doti interpretative e di entertainer assolutamente nella norma. Si veda ad esempio il suo nuovo video, per il singolo Poker Face: look alla Christina Aguilera, ambientazione patinata alla Britney Spears, mosse ed ammiccamenti tipici delle nuove ragazza del music business.
Un clone di tutto e tutti? Non proprio. Perché se anche non sarà ricordata per originalità o grandi doti, Lady Gaga ha un suo quid, qualcosa che non la rende del tutto anonima, già musicalmente superata. Intanto, la sua formazione scolastica e la capacità di scrivere testi per altri artisti della sua etichetta, la Interscope, dote rara in un mondo di sole interpreti. Doti che le consentono di firmare alcuni pezzi della rinascita musicale di Britney Spears ed alcune tracce del nuovo album delle Pussycat Dolls. Un biglietto da visita importante per chi deve investire nella musica di una sconosciuta. E poi, soprattutto, la passione, la grinta, la voglia estrema di sfondare. Una qualità che ha portato bene a tante italoamericane, Madonna in testa, anche loro non particolarmente dotate dal punto di vista canoro (anche se la signora Ciccone è sempre stata assolutamente originale e di tendenza).
Proprio questo essere clone di tutto e fondamentalmente di nulla è una chiave che rende per ora la carriera di Lady Gaga agrodolce. In America non trova spazio, rimanendo ferma a metà classifica; piace molto in Canada ed Australia, ma sono mercati piccoli. Il vero salto di qualità si aspetta per dicembre, con la pubblicazione del suo album in Europa, ma non è affatto scontato che il Vecchio Continente sia conquistato da questo pop elettronico che spesso ammicca alla dance.
Per ora il suo video passa ininterrottamente su diverse televisioni musicali. Se uno riesce a non confondere Lady Gaga con la Aguilera, stesso look e stesse movenze, forse potrebbe anche appassionarsi alla musica di Stefania Gabriella Germanotta. Forse.

Lady Gaga was named creative director of Polaroid in a bold move to try to bring back the now defunct Polaroid camera.