Michelle La Vaughn Robinson Obama
La nuova First lady della Casa Bianca.di Angelo Giuliani
Le elezioni americane appena terminate sono state le elezioni con il più alto grado di visibilità mediatica degli ultimi anni. La visibilità come è noto a tutti è un ingrediente fondamentale affinché la ricetta della buona riuscita dell’impresa abbia il suo bell’effetto. In questa ricetta non hanno avuto ruolo fondamentale soltanto i sapori forti, ovvero Barack Obama e John McCain (i diretti interessati alla presidenza U.S.A.) come si potrebbe pensare. Il “condimento nascosto”, l’ “ingrediente segreto” in questo caso Sarah Palin come vice presidente McCain e Michelle Obama come “eventuale” first lady sono state loro.
Hanno saputo dare sapore “diverso e innovativo” ad un piatto di per se duro da digerire, vista la posta in gioco.
Non è un caso che le due donne antagoniste del “dietro le quinte” durante il corso della campagna elettorale abbiano ricevuto molti più elogi dei loro rispettivi partner. Ad esempio per quanto riguarda Michelle Obama, nel 2007, fece comizi elettorali per la campagna presidenziale del marito in varie località degli Stati Uniti. Esprimeva una passione determinata per la campagna di suo marito, parlando dritto al cuore con eloquenza ed intelligenza. Confidò ad una testata giornalistica che aveva fatto un accordo per cui suo marito smetteva di fumare in cambio del suo supporto per la campagna elettorale. Sul suo ruolo nella campagna elettorale del marito lei ha detto: “Non sono un consigliere particolare.” Durante la campagna elettorale ha discusso sulla razza e l’educazione usando la maternità come una struttura dominante.
La carriera della neo first lady è quasi collegata costantemente a quella del marito Barack Obama, sono entrambi esempio di unità e attaccamento ai valori della famiglia, forse indole acquisita dai loro avi, schiavi al servizio del progresso di una nazione capace ora di vederli con luce diversa, forse. Il “dietro le quinte” è il suo punto di forza. Da assistente del sindaco, al lavoro nell’università, fino all’ascesa nazionale ed in seguito internazionale del marito, lei coordinatrice e dispensatrice di saggi consigli passa le giornate lavorando e curando le sue figlie imponendo anche a Barack regole rigide per il mantenimento della pace familiare.
Non è raro infatti leggere nelle interviste dei tabloid americani articoli che la ritraggono come “dolce tiranno” per amore della famiglia del tipo “ti aiuto se smetti di fumare” o “ti aiuto per la campagna elettorale se non rimani a casa con le bimbe per almeno due giorni” e così via.
Non è tutto rosa e fiori in una campagna presidenziale, non ci sono solo belle parole, spesso bisogna difendersi da attacchi mediatici che seppur minimi mettono in crisi un determinato assetto che rischia di squilibrare il tutto se si rovescia. Michelle Obama commentò “Per la prima volta nella mia vita adulta, io sono fiera del mio paese perchè sento che la speranza sta finalmente ritornando”. Sempre la stessa sera ripetè il asserendo “Per la prima volta nella mia vita adulta, io sono veramente fiera del mio paese, e non perchè Barack ha lavorato bene, ma perchè penso che la gente sia affamata di cambiamento”. In tanti criticarono i suoi discorsi, e la campagna “contro Obama” fece uscire una frase che sosteneva che “chiunque avesse ascoltato le sue parole … avrebbe capito che si riferiva alla nostra politica.” Non giudicando dal punto di vista degli schieramenti la first lady Bush nel giugno del 2008 al riguardo decise di spezzare una lancia a favore di Michelle Obama, di pensare che le parole di Michelle Obama erano state mal rappresentate dai media, che ogni cosa che si dice viene vagliata dai media e in molti casi mal costruita per infondere tiri mancini.
Emblema anch’essa del “women power” della campagna elettorale americana risulta negli indici di gradimento ad un buon posto, in definitiva ilm vento di cambiamento è soffiato basta coglierlo e farlo soffiare ancora.

Author: Redazione (935 Articles)