Allarme UE: carne di maiale alla diossina


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di Lorena Crisafulli

Qualche anno fa fu la mucca pazza proveniente dalla Gran Bretagna. Poi seguì l’aviaria, questa volta d’importazione asiatica. Oggi è la diossina nelle carni di maiale di origine irlandese. Pensavamo di averle scampate tutte, ma un nuovo pericolo alimentare bussa alle porte del 2009.


A lanciare l’allarme è stata nei giorni scorsi l’Irlanda, in seguito ad alcuni controlli che hanno rilevato la presenza di elevati tassi di diossina, superiore di oltre 100 volte il limite consentito, nelle carni suine. La contaminazione sarebbe partita da un particolare mangime utilizzato a partire dal primo settembre scorso, ma dovrebbe riguardare, precisa l’Unione europea, solo il 10% dell’intera produzione. Tempestive le reazioni dei Ministri della Difesa e della Sanità irlandesi, che hanno dato mandato di ritirare le carni incriminate. I paesi coinvolti sarebbero in tutto 25, tra questi Francia, Italia, Germania, Danimarca, Svezia e Gran Bretagna.

Nel nostro Paese il pericolo non dovrebbe essere alto, poiché il tasso d’importazione delle carni di maiale dall’Irlanda è molto basso. Tuttavia, l’allarme è arrivato anche entro i confini nazionali e il Ministero del Welfare ha richiesto un controllo immediato. Le misure cautelative prevedono l’avvio dei controlli da parte dei Nas e l’individuazione e il sequestro delle carni suine nelle diverse regioni d’Italia. Lo ha reso noto il direttore della sicurezza alimentare del Ministero del Welfare, Silvio Borrello, precisando che il pericolo è comunque relativo a ristrette quantità, poiché le maggiori importazioni provengono da Belgio ed Olanda per le carni bovine. In Irlanda, dove la merce suina è uno degli alimenti più consumati, si è verificato un crollo del mercato interno e dell’export. Il panico si è disseminato tra la popolazione, che è solita mangiare bacon e prosciutto cotto a colazione e teme oggi di esser stata contaminata.

L’augurio è che non accada quanto si è verificato nei precedenti casi di “bollini rossi” alimentari, che hanno determinato perdite irrecuperabili nei settori coinvolti, a volte per eccessivo e infondato allarmismo. Ricordiamo la bistecca fiorentina, esiliata a partire dal 31 marzo 2001, per volontà della Commissione Europea per prevenire il morbo della mucca pazza. Poi ritornata nel 2008 sulle tavole, ad emergenza sanitaria cessata, grazie al via libero definitivo da parte di Bruxelles. O ancora l’aviaria, l’influenza proveniente dall’Asia, che non coinvolgeva le carni bianche europee e che pure ha provocato l’abbattimento di milioni di volatili in tutto il mondo a scopi precauzionali. Infine, del marzo scorso è l’allarme mozzarella di bufala campana, anch’essa coinvolta nel misfatto diossina, in seguito alla cattiva gestione dei rifiuti, che ha determinato il divieto di import in molte nazioni del mondo, vedi Giappone e Corea del Sud.
Si spera dunque che, seppur con le dovute misure preventive volte a garantire i consumatori e la loro salute, l’ennesimo allarme non si traduca in un decremento dei consumi relativi alla produzione nostrana di carne suina che, lo ricordiamo, non è sott’accusa.

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