Circus


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Molto elettronico e poco circense l’ultimo album della reginetta del pop
di Giovanni Di Felice

Cappelli a cilindro, elefanti, trampolieri: il video di Circus, il secondo singolo estratto dall’album omonimo – uscito il 28 novembre 2008 in Italia e quattro giorni dopo in America, in occasione del 27esimo compleanno della Spears – farebbe pensare ad una raccolta di brani sul tema del circo.


Più provocante che mai, vediamo Britney dimenarsi tra luci, falò e aitanti ballerini in succinti costumi retro ed esibire una chioma voluminosa che nulla ha da invidiare a quella dei due leoni sedati a dovere per il video. Nel filmato, la cantante trova anche il tempo per pubblicizzare una vistosa parure di Bulgari e due profumi della sua linea personale.
Sarebbe ingiusto negare che l’artista venuta da Kentwood, cittadina della Louisiana, in questi anni sia maturata. E tanto. A partire dal teen pop delle origini, Britney ha fatto molta strada, approdando, con Circus, a sonorità decisamente più dance ed elettroniche, già venute alla luce nel suo precedente lavoro, Blackout (2007).
Eppure, ascoltando il nuovo cd della Spears, si ha l’impressione che qualcosa non torni. Tanto per cominciare, ci si accorge che di circense nell’album c’è ben poco. Quello che si preannunciava come il motivo conduttore non è in realtà che una delle tante vene che percorrono il disco. Ne risulta un’ accozzaglia di stili e motivi dei più disparati, che fanno di Circus una successione di brani priva di centro.
Si va dall’aggressività electro-dance di Kill the lights e Shattered glass alle sonorità amorfe e indefinibili di mannequin, da pezzi al limite della pornografia come Lace and leather alla tenera dichiarazione di amore materno in My baby. Womanizer, infine, il primo brano trasmesso dalle radio, per quanto dotato di un ritmo accattivante, non ricorda forse molto da vicino tracce come Gimme more e Break the ice?
Ma torniamo al circo, lo spettacolo che dà il titolo all’album. Il tema circense ha goduto di particolare fortuna nella musica e della videografia musicale degli ultimi anni. L’antecedente immediato di Circus è il filmato di Hurt, singolo tratto dal disco di Christina Aguilera Back to basics (2006). Non è mancato chi ha insinuato la possibilità di plagio della rivale storica da parte della Spears, illazione che risulta infondata, dal momento che tra i due video c’è un abisso e quello dell’Aguilera si distingue per profondità dell’interpretazione e cura dei dettagli.
A riportare in voga il motivo del circo è stato, nel 1996 The Rolling Stones Rock and Roll Circus, un album dal vivo a più mani, dei Rolling Stones e altri gruppi, con allegato il video delle performances, ambientate in un tendone popolato, oltre che dagli artisti, da mangiafuoco, trapezisti e giocolieri vari. Si sono lasciate affascinare dall’atmosfera circense anche band alternative come i Guano Apes (You can’t stop me, 2002).
In Italia ha riecheggiato il mondo del circo Renato Zero in più di uno dei suoi brani (si ricordi in particolare Il circo, 1999) e delle sue fantasiose performances. Burattini a metà tra l’universo dei tendoni e quello del mito e del sogno compaiono infine nel video de Il mio pensiero, il secondo singolo estratto dall’album di Luciano Ligabue Secondo tempo (2008).
Ultimi, in ordine di tempo, a sfruttare il fortunato motivo sulla scena musicale internazionale, i Take that, con il loro ultimo lavoro The Circus, pubblicato il 1 dicembre 2008, in diretta concorrenza con l’uscita del sesto album della Spears. Chi vincerà? Staremo a vedere.

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