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Coed, Facebook e Myspace scatti sexy di una generazione in vetrina
Pubblicato da Redazione a febbraio 1, 2009 · Lascia un Commento

di Marco Meloni
Un tempo, quando anche chi scrive era tredicenne, i ragazzi erano molto diversi. Non migliori, per carità, però diversi. Più innocenti, “tonti”, molto lontani dal mainstream del consumismo e della società di massa.
Foruncolosi e dinoccolati, aspettavano con pazienza ed eccitazione lo sfiorarsi delle labbra con la ragazza desiderata, ed invidiavano i più grandi, che riuscivano a toccare il resto del corpo femminile, anche se per poco (e spesso questi ultimi inventavano storie incredibili e irrealizzabili per farsi belli). Un tempo, l’amore, l’approccio sessuale, erano un oggetto oscuro del desiderio a cui si arrivava poco a poco ed in modo diretto, senza mediazioni mediali. Learning by doing, diciamo.
Oggi un tredicenne, fra videofonini, internet e manga ha davvero poco da imparare da un diciottenne. Ha già visto di tutto, scaricato l’inimmaginabile, e, sempre di più, partecipato ad ogni genere di situazione. Dal bullismo al sesso registrato, fino agli estremi delle orge e delle violenze di gruppo. La fine delle istituzioni di socializzazione, scuola e famiglia in primis, ha creato una generazione che giudica senza alcun riferimento etico e valoriale le situazioni con cui entra in contatto. Si formano così sempre di più giovani-adulti in grado di sperimentare di tutto, ma senza senso critico, la forza di opporsi a modelli di comportamento irresponsabili e poco salubri.
Un fenomeno così potente e diffuso che anche i media sono ormai interessati a coprirne ed esplorarne i vari aspetti. Larry Clark nel suo primo e acclamatissimo film Kids (1995) descriveva una gioventù americana allo sbando. Dove sesso, sieropositività e droghe erano elementi quotidiani come l’uscire con gli amici e la scuola. Un panorama agghiacciante che negli anni è divenuto, nella filmografia del regista, ancora più sconfortante e privo di valori, fino all’exploit porno-erotico di Ken Park del 2002.
In Italia, accanto ai servizi pruriginosi di Lucignolo e al sito Scuola Zoo, vero protagonista del mondo dei giovani e di come essi vedono il mondo scolastico, due libri hanno cercato di analizzare e raccontare il mondo degli adolescenti e del ruolo dei new media nelle loro vite.
Marida Lombardo Pijola in Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano Principessa. Storie di bulli, lolite e altri bimbi racconta le vite “parallele” di cinque giovani fra gli undici e i quindici anni che in famiglia recitano un copione molto lontano dalla vita reale passata fra pomeriggi in discoteca e serate ad alta gradazione alcolica. Federico Ferrazza in Personal Porno descrive invece il sempre più crescente bisogno di usare i mezzi di comunicazione come mediatori delle proprie esperienze trasgressive, una sorta di archivio condiviso delle proprie esperienze, spesso di natura sessuale. Il libro non affronta nello specifico il rapporto fra giovani e nuove tecnologie, ma evidenzia un mondo sempre più legato all’utilizzo “pornografico” della rete e dei suoi siti di peer to peer e di social network, che inevitabilmente colpisce di più coloro che utilizzano con maggiore competenza gli strumenti oggi a disposizione.
Le nuove generazioni quindi non solo sperimentano ogni forma di sesso e di droga, di violenza e di eccesso. Ma hanno capito anche che la loro attività sessuale vende, e bene. Se una ragazza di Catania, raccontando le sue prime esperienze, può divenire una scrittrice ricca e creare un caso intorno a sé, perché non sfruttare lo stesso meccanismo per gli stessi scopi, per la fama ed i soldi?
E non si parla di un piccolo numero di persone, di rari casi isolati in un mondo giovanile che ripudia o ostracizza chi compie questo tipo di atti. Il fenomeno camgirl e camboy è ormai così diffuso che chiunque, per gioco, necessità, esibizionismo o qualche soldo in più, può trasformarsi in un utente che vende la sua immagine, il suo corpo agli internauti. Alle volte basta anche la promessa di qualche scheda telefonica per il cellulare per trasformare ragazze delle medie e del liceo in esperte venditrici del proprio corpo, in seni e sederi che mi si mostrano senza pudore alla vista di chiunque.
Prostituzione? No, certo. Ma nemmeno un modo così pulito di fare soldi, di mostrarsi al mondo e alla società. Trasformare il proprio intimo, il proprio privato, in un oggetto mercificabile, è tanto pornografico quanto vendere i sentimenti al mercato dei reality e della tv verità.
Ultima arrivata, in questo mondo variegato di siti, portali, utenti in continua crescita, è la rivista Coed, che nei suoi profili online su Facebook e Myspace ha inserito la galleria “Autoritratti sexy allo specchio”. Un boom immediato di contatti, di segnalazioni, di nuove ragazze pronte a tutto per apparire su questo spazio. Le protagoniste non hanno un’età unica, ma si parla di adolescenti, in alcuni casi di ragazze appena entrate nella pubertà che si mostrano in reggiseno e slip di fronte alla camera, in pose più o meno artistiche, più o meno originali. Viene da chiedersi se sia giusto puntare su questi contenuti per vendere, per essere il caso del giorno o del mese. La rivista si dichiara “huge fans of the ladies”, e anche sul suo sito ufficiale non lesina in scatti provocanti e pose sexy di attrici e donne di spettacolo. Ma mostrare adolescenti in cambio di una possibile segnalazione alle agenzie di moda, con l’illusione che il loro mostrarsi gratuitamente in biancheria intima possa lanciarle nello show business è solo uno dei tanti pericoli di questo sistema sempre più fuori controllo. In cui esistono ragazzine e ragazzini sempre più giovani ed inesperti alle prese con il sesso, i suoi business e persone pronte a tutto per fare soldi. Alle volte, chi vende il prodotto, ovvero il/la ragazzo/a ha la meglio. Altre volte no, e la vetrina può divenire una gabbia dalla quale è difficile fuggire.
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Author: Redazione (935 Articles)