Il circo in TV


Uno spazio finzionale a consumo familiare
di Francesca Ranazzi

Venghino siori, venghino.
Un presentatore un po’ pagliaccio che strilla un invito all’intrattenimento e al divertimento esagerato, in un luogo in cui le leggi della fisica vengono riviste da atleti-acrobati e animali addomesticati alla meraviglia. Un’immagine stereotipata che richiama film vecchi, artisti di strada e situazioni già viste, in un misto tra la fiera e la sagra di paese.


Il circo è un po’ tutto questo, ma presentato con divertente professionalità e fascino misterioso. Fenomeni naturali, artisti, animali esotici hanno sempre determinato il fascino e lo sgomento dello spettatore di ogni età che accorre puntuale all’appuntamento annuale con il circo. L’arte circense antica e meravigliosa si rinnova a ogni spettacolo in tutto il mondo: un tendone colorato allestito in pochi giorni, un gruppo di persone straniere e un branco stranamente assortito di belve, più o meno feroci. Grossolanamente sono questi gli ingredienti del circo e sotto lo stesso tendone si trovano arti e artisti che praticano con costanza e dedizione, lunga una vita, discipline che si miscelano all’abilità dei corpi, alla conoscenza di animali e alla comicità. Capacità e passione che primeggiano simbolicamente nella vita circense attraverso la volontà e la possibilità dell’uomo di superare i propri confini, come un Ulisse della limitazione corporea; la curiosità di incontrare e osservare animali esotici e fuori dal comune e infine l’abilità dell’uomo di ridere di se come un pagliaccio. L’appeal del circo si mescola a quella malinconia cinematografica delle pellicole di Chaplin o Fellini, che tuttavia ne hanno saputo cogliere la grandezza e la tolleranza intrinseca del suo essere circo, in cui c’è spazio per tutti, fenomeni del reale o mostri della finzione. Le caratteristiche come forza, leggerezza, fragilità, umorismo rappresentate da cavallerizzi, funamboli, clown e contorsionisti sono una chiara riproduzione dell’umanità, delineandone provenienza e specificità geografica. Ogni paese ha una sua specialità o un suo stile particolare: i contorsionisti sono prevalentemente di scuola cinese, mentre la creatività nello spettacolo è tutta italiana e l’innovazione viene dal Canada.
L’arte del circo è stata una fonte d’ispirazione di opere letterarie, cinematografiche e musicali; un mezzo di rappresentazione quale la televisione sembra veramente molto lontano e inadattabile alla rappresentazione culturale che avviene nel circo. Tuttavia già dagli anni ’50 si inizia ad avere il circo in tv, nelle prime televisioni francesi. Il vero boom avviene negli anni ’90 dove neo-nate televisioni hanno concesso spazi nelle loro programmazioni serali; da diversi anni in Italia il circo è diventato un appuntamento fisso, soprattutto in prossimità delle feste natalizie. Un’idea di circo rimediata, proprio nel significato vero e puro che Bolter e Grusin hanno dato a questo termine, in cui il consumo familiare viene rivisto e riportato nell’ambiente casalingo. La possibilità di uscire di casa e andare al circo assistendo allo spettacolo dal vivo e godendo di tutti gli imprevisti che un elefante in carne ed ossa può portare vengono meno davanti alla fruizione da divano. La socialità del consumo viene mantenuta, tutti insieme sul divano; la spettacolarità dell’evento e della performance viene addirittura amplificata; mentre la veridicità del contatto e dell’incontro viene totalmente mediata. La potenzialità del corpo viene dettagliatamente osservata attraverso inquadrature mirate e precise in cui i punti di vista vengono selezionati dal regista, che offre una panoramica da brivido. Lo spettatore vede e osserva lo sforzo dell’acrobata, ne riesce a vedere l’adrenalina e il sudore sul viso; da casa si ha la possibilità di vedere il leone con gli occhi del domatore e si cogli e l’imperfezione del trucco sul viso dal clown. In televisione il circo acquista precisione nella performance, leggerezza e velocità nei tempi: la performance è tagliata secondo i tempi televisivi in cui non si assiste all’allestimento di scena tra un numero e l’altro, dalle acrobazie del trapezista si passa velocemente nella gabbia dei leoni, senza aspettare il montaggio della gabbia di ferro. I tempi lenti non esistono più, il circo diventa dinamico e facilmente – o necessariamente- fruibile in poche ore di messa in onda.
Dunque ci si ritrova ad un bivio nella scelta della comodità casalinga del proprio divano, o della fruizione dal vivo, in cui si percepisce l’odore della pantera o si vede la proboscide dell’elefante, verificando la bontà del documentario sulla savana visto in tv. C’è da dire che dall’opzione ‘divano-di-casa’ non permette di scattare la foto seduti sulla schiena dell’elefante e non offre il gusto dopo anni di sentirne la puzza al solo aprire l’album fotografico.

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