Mille splendidi soli
Pubblicato da Redazione a febbraio 1, 2009 · Lascia un Commento
Recensione a cura di Lorena Crisafulli
Due storie. Due vite che scorrono parallele, segnate dal dolore, s’incontrano senza volerlo. A pochi metri l’una dall’altra, in due case poco distanti nella stessa via di Kabul, ci sono Laila e Mariam, moglie di Sharid.
Suo padre l’ha data in sposa a lui di vent’anni più vecchio. Si usa così da quelle parti. Mariam è una ragazzina dal passato difficile, una “harami” per dirla in afghano. Una bastarda. Il frutto dell’atto proibito tra una serva e il suo padrone, sposato ad altre tre donne e padre di dieci figli legittimi. Nonostante lo sia, lei non si è mai sentita una ripudiata, il padre Jalil che ogni giovedì va a trovarla la ricopre d’affetto. Tuttavia, le sue richieste di scendere giù dalla “kolba”, per andare con lui al cinema o a passeggiare per le strade della città, non possono essere accolte. Jalil è pur sempre un nobiluomo, che deve tener nascosto il simbolo del suo tradimento: sua figlia. Nana, la madre di Mariam, cerca in tutti i modi di sgretolare il mito che la figlia ha costruito sull’immagine del genitore. Invano. Un pomeriggio come tanti altri si rivelerà fatale. La ragazzina corre dal padre per rivelarsi al mondo come figlia legittima, ma trova le porte sbarrate e al ritorno alla “kolba” una terribile tragedia che l’attende. Ha ormai 15 anni quando sposa Rashid, il calzolaio di Herat. E’ un matrimonio combinato, senza amore, a cui poco a poco la ragazza si abitua come ogni moglie afghana è costretta a fare. Fin quando l’unione viene segnata da una perdita che compromette tutto.
A pochi metri dalla sua dimora a due piani, a distanza di cinque case, abita Laila. Una ragazzina di nove anni che vive col padre Hakim e la madre Fariba. Una famiglia, anche questa, devastata dal dramma. I due fratelli della bimba Nur e Ahmad, partiti nel 1980 per la Jihad contro i russi, sono morti sul fronte. La guerra combattuta tra sovietici e mujahidin, che semina morte e distruzione, tra le sue vittime senza nome conta anche i due fratelli. Fariba trascorre il suo tempo a letto, attenta a che i raggi del sole non entrino dalla finestra portando luce nella sua vita ormai spenta. Sotto le lenzuola fredde di chi ha perso due figli, senza poter fare nulla, aspetta con ansia l’unico sollievo al suo dolore: la vittoria dei mujahidin di Massud sui russi. Ce l’ha col marito che non si è opposto alla loro partenza e da madre trafitta dal dolore non riesce ad esser madre presente per Laila. Lei dal canto suo è una piccola donna, che fa le sue veci accudendo casa e ha trovato nel vicino Tariq, mutilato da una mina antiuomo, un amico fidato e un compagno di giochi. E’ studentessa modello Laila e come Hakim, ex-insegnante di matematica licenziato dai comunisti, conosce il valore della scuola. Gliel’ha insegnato lui, che ha un sogno chiamato America. Vorrebbe aprire un piccolo ristorante per esportare nel nuovo mondo i sapori afghani. Ma è un’utopia. Fariba non lascerà mai la terra macchiata dal sangue dei suoi figli.
Le esistenze di queste due donne, Mariam e Laila, a cui è stata tolta l’infanzia per eventi di cui non sono colpevoli, scorrono tra giornate segnate da gioie passeggere, attimi di paura e profondo dolore. Violenza, sensi di colpa, rifiuto, emarginazione sono all’ordine del giorno. La vita per le donne non è facile da quelle parti. Il burqa, che copre i loro volti e come uno scudo si frappone tra di esse e il mondo, non li preserva dalle ingiustizie e dai dolori che la realtà afghana ha in serbo per loro.
Una trama intensa, pregnante, dai risvolti inaspettati, che ripercorre le tappe più importanti della storia afghana degli ultimi trent’anni, dalla monarchia all’occupazione sovietica, dalla liberazione all’instaurazione del regime talebano, attraverso gli occhi infelici delle sue protagoniste-vittime. Già autore de Il cacciatore di aquiloni, il primo grande romanzo epico afghano che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, Khaled Hosseini restituisce l’immagine di una terra segnata da continui rivolgimenti politici, dalle esecuzioni pubbliche e dalla guerra che spazza via ogni cosa. Ma non la speranza. Mariam e Laila si fanno carico del dolore di chi le circonda, delle madri, dei padri, dei fratelli, della storia loro e del Paese in cui sono nate. Fin quando non s’incontrano, trovando nell’Amore e nell’Amicizia le uniche vie in grado di condurle alla salvezza.
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Author: Redazione (935 Articles)