Obama Day
Pubblicato da Redazione a febbraio 1, 2009 · Lascia un Commento
Anatomia di una Cerimonia Multimediale
di Romina Toscano
La rappresentazione cerimoniale ha, per sua natura, un non so ché di magico. Nell’immaginario collettivo è forse l’allegoria della straordinaria, prodigiosa, magica abilità dell’essere umano e della sua natura insolita, inquietante e bellissima.
In una sequenza irrazionale ma logica di eventi, il pubblico viene accompagnato e frastornato da luci, battiti, rumori e palpitazioni, diventa un tutt’uno con lo spettacolo, vive le tensioni dei performers e le trasforma in fragorosi boati gaudenti.
L’esperienza partecipativa allo spettacolo è così viva che il termine della stessa ci lascia svuotati, da bambini o da adulti, spossati, euforici e insaziabili. Il performer diventa noi, noi diventiamo il performer, in un’unica accesa armonia universale.
La spettacolarizzazione dell’evento si muove lungo i sentieri scoscesi del simbolismo e del ritualismo.
La rappresentazione delle capacità atletiche, diversive, comunicative è liturgicamente la base di qualsiasi spettacolo: la celebrazione diventa la fabula dell’evento, e il racconto lo svisceramento dell’intreccio.
Attraverso i media, la celebrazione dello spettacolo è posta in posizione dominante rispetto a qualsiasi altro accadimento, ne polarizza l’attenzione. La mediatizzazione è, quindi, considerata un dato di fatto, è accettata, gradita, richiesta, giacché essa fornisce una interpretazione mediale dell’evento, una lettura particolare e privilegiata. Così le esperienze di massa sono trasformate in eventi tanto spettacolari da imporsi all’attenzione, non solo dei fruitori diretti, ma anche della globalità degli utenti raggiungibili.
È in questo senso che l’esplorazione rigorosa del grande evento mediatico di Washington – la cerimonia per l’insediamento del 44° Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama – oltre a mettere in luce la consapevolezza del discorso, del linguaggio esperto, della creazione di significati – in grado di mobilitare persone – valorizza la costruzione del significante, dell’immagine commemorativa, la realizzazione della cornice scenica e il dispiegarsi dello stesso avvenimento memorabile, nel suo realizzarsi partecipazione esperienziale.
I numeri di questo evento mediale sono propri del grande e imperdibile avvenimento sociale raccontato, fotografato e spiegato dai media, e sono utile strumento di interpretazione in chiave cerimoniale dell’evento stesso, troppo facilmente collocabile in quel particolare genere televisivo, che secondo la definizione di Menduni, sono i «Grandi eventi cerimoniali, spettacolari, sportivi o sociali e politici che la televisione periodicamente trasmette in diretta».
L’intero Obama Day è stato pensato, progettato e realizzato come evento corale, partecipativo, onnicomprensivo. Un evento aperto non solo alla popolazione statunitense ma teso oltre oceano, a sfiorare le parti più estreme del globo, in un abbraccio esultante, in un sobbalzo palpitante, nel sancire ufficialmente il mutamento.
L’Evento
10.000, il numero di pullman utilizzati per il trasporto di persone verso e da Washington. 137 Km, se messi in fila uno dietro l’altro.
240.000, i biglietti distribuiti gratuitamente per la cerimonia a Capitol Hill.
2 milioni, circa il numero di persone attese all’inaugurazione al National Mall.
1 minuto, il tempo in cui sono stati venduti i biglietti per la cerimonia di insediamento, secondo quanto riportato dal Presidential Inaugural Committee di Washington.
8.249 dollari, il prezzo di un posto a sedere per la cerimonia, venduti da un’agenzia di biglietti online.
32.000, il numero totale di militari in servizio o pronti a intervenire per l’insediamento.
Ancora prima dell’alba, decine di migliaia di persone si sono presentate a Washington – per l’occasione trasformata in una gigantesca area pedonale super protetta – davanti alle postazioni di controllo per l’accesso all’area dedicata all’insediamento di Barack Obama: misure di sicurezza eccezionali, con soldati della Guardia Nazionale posizionati ovunque nella capitale intorno alla area dove ha sede il parlamento, Capitol Hill.
‘Welcome Mr President!’ ‘Thank you, Mr President!’ i due enormi striscioni, su sfondo azzurro esposti all’altezza di Pennsylvania Avenue, all’incrocio con l’edifico che ospita il più antico teatro di Washington, il Warner Theatre, a coprire l’intera facciata del palazzo, hanno salutato il nuovo Barack Obama alla Casa Bianca.
Le riprese aeree delle Tv americane, realizzate anche con l’ausilio di dirigibili, hanno mostrato un National Mall stracolmo, già dalla notte, tra il Campidoglio e l’Obelisco George Washington, lontano un paio di chilometri dal palco del giuramento.
Tutt’intorno un infinito mercatino di futilità targate ‘20 gennaio 2009′. E ovviamente la fantasia america sfiora quasi il grottesco con i boa di struzzo piumati bianchi rossi e blu, i pupazzetti di Obama per auto, con illuminazione interna e testa di Obama semovente, le ‘bandierine da inaugurazione’, con la scritta ‘01-20-2009′ , e infine le magliette con la scritta “I Was There” (io c’ero). Anche questo è l’America.
Il primo appuntamento della giornata dell’insediamento del Presidente Obama, accompagnato dalla First Lady Michelle La Vaughn Robinson Obama, dal vicepresidente eletto Joe Biden, la famiglia e il suo più stretto entourage è “la chiesa dei presidenti”, la St. John’s Church.
Lo step successivo è la visita alla Casa Bianca, per la colazione tra il Presidente uscente, George W. Bush, e il Presidente Eletto. A seguire la foto di famiglia tra i Bush e gli Obama, un incontro simbolicamente rappresentativo quale passaggio di consegna informale secondo una modalità ufficiosa e amichevole.
Dalla Casa Bianca al Campidoglio, la tappa successiva, quella cruciale, che sancisce definitivamente il passaggio di potere. Per quest’occasione uno stuolo di sostenitori d’eccezione, tra cui Beyoncè, Aretha Franklin, Bono, Bruce Springsteen, James Taylor e Usher, ha celebrato con canzoni, poesie e commenti l’insediamento del nuovo Presidente.
Poi, il momento che tutti aspettavano: con voce liturgica, ritualista, accompagnata da qualche pur comprensibile tentennamento «Io, Barack Hussein Obama, giuro solennemente che adempirò fedelmente all’incarico di Presidente degli Stati Uniti, e preserverò, proteggerò e difenderò, al meglio della mia capacità, la Costituzione degli Stati Uniti, e Dio mi aiuti», con questa formula un Barack Obama straordinariamente ispirato ha giurato davanti a John Roberts, Presidente della Corte Suprema.
Poi le prime parole da Presidente degli Stati Uniti d’America «Miei concittadini, sono qui oggi con umiltà grato per la fiducia che mi avete concesso, consapevole dei sacrifici dei nostri antenati. Ringrazio il presidente Bush per il servizio che ci ha reso e per la collaborazione. […] Le sfide sono molte e reali e non sarà facile, ma sappiate questo, America, saranno affrontate. Oggi siamo qui perché abbiamo scelto la speranza sulla paura. E’ arrivato il momento di scegliere una storia migliore», così Obama, immerso, accerchiato, assediato da milioni di individui, toccati e consapevoli di aver contribuito col proprio voto e la propria presenza ad memorabile un cambiamento.
Tra l’abbraccio fra Obama e Bush, e fra le due first lady, e il cambio Homepage sul sito del Governo passano solo alcuni minuti. Il nuovo sito, interamente cambiato, è presentato dal messaggio del nuovo direttore, Macon Phillips: «il cambiamento è arrivato su WhiteHouse.gov».
Poi il pranzo nella sala delle statue del congresso. Infine, il bagno di folla durante il quale Obama e la First Lady Michelle, insieme a Joe Biden e la moglie Jill, si sono offerti al pubblico sfilando ora a piedi, ora sulla “Usa 1″, la limousine presidenziale, lungo tutto il percorso della sfilata sulla Pennsylvania Avenue verso la residenza ufficiale, con dietro gli uomini del servizio segreto, dell’esercito e della polizia. In 13 mila hanno partecipato alla gran parata, davanti o dietro il nuovo Presidente.
Infine, quando in Italia è notte inoltrata, dopo i balli inaugurali, la nuova coppia presidenziale saluta la folla in delirio e fa il suo ingresso nella nuova residenza ufficiale. La Casa Bianca.
Dal Media Event a Interactive Event
Il 20 gennaio, quindi, rappresenta una celebrazione di carattere eccezionale, per grandezza di pubblico, portata storica e patriottica che ha segnato un totale punto di rottura rispetto all’ordine prestabilito: una celebrazione legata a valori forti, condivisi, confacenti ad una partecipazione collettiva.
L’evento è stato il giusto luogo di sperimentazione di modalità di interazione innovative, tra utenti e Broadcaster, di negoziazione del significato, di costruzione del senso.
La logica partecipativa è stata percorsa efficacemente da CNN e Current Tv, che hanno sovrapposto alle immagini della celebrazione, ai commenti dei giornalisti professionisti, i tweet degli utenti.
La stessa CNN è andata oltre il web, presentando la cerimonia attraverso una schermata divisa in due: da una parte la proclamazione, la visione tradizionale dell’evento, dall’altra gli aggiornamenti di stato del proprio account Facebook.
Il Web nella declinazione di fornitore tradizionale d’informazione ha retto l’onda curiosa degli utenti. Mogulus di Usa Today ha ottenuto 1 milione di visitatori; Twitter ha quadruplicato la media abituale; CbsNews ha avuto un sovraccarico di richieste. MSNBC, New York Times e Washington Post, hanno retto le migliaia di richieste d’accesso, presentandosi realmente quali live broadcast.
Il canale di Barack Obama su YouTube è stato visitato da circa 20,3 milioni di utenti.
Notevole la proposta di Hulu che ha messo a disposizione di tutti i blogger la diretta del giuramento di Obama, una scelta alternativa che ha dato il via ad un nuovo modo di interazione a blog unificati. Ancora, sull’iPhone di Apple grazie ad una applicazione scaricabile dall’Apple Store è stato possibile guardare live il giuramento di Obama in piena mobilità.
L’Italia ha preferito un approccio tradizionale all’evento: Repubblica Tv ha seguito interamente l’Obama day, con una diretta non commentata; il TG1 ha realizzato uno speciale; RaiNews24 e SkyTg24 hanno seguito live la diretta; La7 ha dedicato la puntata di Otto e mezzo, e in esclusiva il film “W” a seguire; infine, Canale 5 ha seguito l’epilogo dell’insediamento dalle 23.00 in poi, con Matrix, concentrando l’attenzione all’ingresso del Presidente Obama alla Casa Bianca.
The Day After
Il giorno dopo, com’era facile prevedere, la cerimonia trova ampio spazio tutte le prime pagine dei quotidiani americani, asiatici, europei; nella loro declinazione multimediale, su carta, online, nei siti internet e sugli schermi dei notiziari, la stampa internazionale non ha lesinato titoli sull’evento storico. Per commentare un momento storico come il giuramento di Barack Obama, primo afroamericano alla presidenza degli Stati Uniti, ha attinto a piene mani dal suo discorso inaugurale.
I quotidiani americani scelgono di centrare l’attenzione sull’era di responsabilità ripreso più volte da Obama: per il New York Times Obama “conferma il proprio impegno con fermezza”, nei 77 giorni passati dalla elezione all’insediamento non ha dato segni di nervosismo; per il Times “si proietta“ e per Usa Today “abbraccia”, il cambiamento promesso.
Quel “change” su cui insiste anche il Washingtonpost che titola “Obama avrà la possibilità di cambiare la vera natura della presidenza”, secondo quanto afferma Sean Wilentz.
Sulla sponda mediorientale, l’insediamento del nuovo presidente viene accolto timidamente: Aljazeera online, si limita a riportare la notizia del giuramento. Maggiore attenzione all’altro lato della giornata, la dipartita di Bush. Secondo Al Quds Al Arabi, giornale palestinese edito a Londra, “Finalmente, oggi il mondo senza Bush. Obama progetta una settimana piena di ‘conquiste’”. Anche Al Hayat, foglio panarabo di Londra, pone l’accento sulla dipartita di Bush “Obama presidente degli Stati Uniti oggi: grande ottimismo per l’addio a Bush”. Mentre Assafir, il quotidiano libanese vicino allo schieramento anti-occidentale, titola: “Il mondo volta la pagina Bush: Barack Hussein Obama presta il giuramento oggi” ma parla anche di un presidente eletto “per riconciliare l’America con se stessa e con il mondo”. Nel Qatar, il quotidiano Watan titola: “Obama giura rispetto reciproco con il mondo islamico”.
Freddo anche il riscontro della stampa russa con i maggiori quotidiani che riportano la notizia del giuramento senza commenti: solo Vremia Novostej sottolinea come Obama “tenda la mano ai vecchi amici e agli ex nemici”. Più calorosa la stampa israeliana: “Good Luck” titola lo Yedot Ahronot, il più diffuso quotidiano israeliano; mentre il Maariv, saluta con affetto Bush sottolineando come abbia “dato l’assalto alle centrali del terrorismo mondiale, abbattendo i regime di Saddam Hussein”.
“Buona fortuna presidente Obama” sono le parole scelte in apertura dal JoongAng, il quotidiano della Corea del Sud. Mentre la stampa della Corea del Nord, si dice “pronta a lavorare con il nuovo presidente per liberare la penisola dagli armamenti nucleari”. Più incisivo il Yomiuri Shimbun, il giornale del Sol Levante, secondo cui “Parte il recupero degli Usa” .
L’Europa ha al contrario riservato grande spazio all’insediamento. El Mundo, quotidiano spagnolo, ha messo in primo piano l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, mentre El Pais titola “Il sogno americano accede al potere”. Le Figaro, quotidiano francese, apre con una fotografia di Barack Obama con la moglie Michelle e il titolo “Presidente Obama”, mentre Liberation apre con una grande foto del presidente degli USA lo speciale “Obama day”. In Gran Bretagna il The Guardian apre con una prima pagina dedicata all’insediamento di Barack Obama, così come The Times. In Germania l’attenzione è puntata sul giorno dell’insediamento, come titola il Die Welt “Il giorno della super Obama-folie” e sui festeggiamenti per l’insediamento che dovrebbero aver fruttato circa un miliardo di dollari. Infine la reazione della Stampa nostrana.Per Repubblica.it è “L’ora della responsabilità”, titolo a tutta pagina e discorso integrale del neopresidente, più nove pagine di approfondimenti e immagini del Presidente durante il ballo inaugurale con la moglie, e una pagina completamente indirizzata alla mise della First Lady e al suo atteggiamento ferreo. Stesso carattere per il Corriere.it che titola “Al via l’era Obama”, “Obama, un’era di responsabilità” a tutta pagina, testo integrale del suo discorso, speciali, video e immagini dell’insediamento della folla immensa che ha preso parte al giuramento. Il Giornale pone attenzione al tentativo distensivo del nuovo Presidente nei confronti del medioriente “Obama tende la mano all’Islam” sottolineando come “la Borsa non festeggia l’incoronazione del primo presidente nero”.Più colorita la prima pagina de Il Manifesto che titola “L’avvento”, a interpretazione della lava umana davanti al Campidoglio, arrivata da ogni parte della terra per rendere omaggio al nuovo salvatore, “L’America cambia rotta”.
Non solo, questo evento è stato il primo vero esempio di cerimonia mediale partecipativa e interattiva. Il Web ha dato prova di enorme potenzialità e di effettiva complementarità rispetto ai media tradizionali, caratterizzando, così come nel corso della campagna elettorale e delle elezioni presidenziali, l’ascesa del nuovo Presidente: 25 milioni di streaming video (solo il canale di Barack Obama su YouTube è stato visto circa 20,3 milioni di volte); 4 mila, i commenti al minuto su Facebook, con circa 600 mila cambiamenti di stato; 4 milioni, i fan su facebook e oltre 500.000 messaggi lasciati dagli utenti sulla sua fan page; 1 milione, il numero delle visite del primo video pubblicato su YouTube da Barack Obama, in pochissimo tempo; 150 mila subscribers, sul Twitter di Barack Obama.
E ancora, le pagine di Flickr sono state aggiornate in diretta con le foto inviate direttamente da chi era presente all’evento, mentre su Msdn e Google Earth, è stato inserito l’inaugural Stage in formato 3D.
Se molti non hanno compreso appieno la mobilitazione per Obama, questi numeri, questi titoli, questa partecipazione attiva esplicitano il potere della costruzione mediatica attorno all’evento: Tv, stampa e Internet, con la sua interattività e le tante possibilità offerte, sono state il mix eccellente nella costruzione e nel mantenimento del consenso e delle attese.
Laddove, manifestamente ci siano delle basi solide e produttive, questi canali hanno operato come creatori e amplificatori del consenso, indipendentemente se canali indiretti o diretti, sottolineando, se ancora ce ne fosse bisogno, il ruolo strategico della parola e dell’immagine attraverso i media.
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Author: Redazione (935 Articles)