Occhi ammiccanti tra sogno e realtà


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Kubrick e Schnitzler doppiamente legati
di Francesca Ranazzi

Lo sdoppiamento esistenziale tra le vite di due coniugi, in una apparente e perfetta salute matrimoniale, avvicina le opere. Momenti lucidi di una calma apparente in una casa austriaca e in una newyorchese descrivono un medico e la sua giovane sposa nell’intimità casalinga fatta di abitudini serali, attività familiari e prole. Una semi realtà crepuscolare che permette al lettore-spettatore di lasciarsi trasportare dalla narrazione, una tacita accettazione della realtà presentata dalla quale si percepisce e si aspetta un ‘diverso’.


Un passaggio necessario in cui dalla presentazione della realtà borghese si procede verso un livello più intimo e profondo, in cui la linearità quotidiana si aggroviglia a desideri ed impulsi repressi. Una soglia di passaggio sfumata e incompresa in cui protagonisti e osservatori si trovano in uno stato di curioso sgomento.
Una meta-realtà in cui sogno e realtà si mischiano e miscelano disarmonicamente.
Un posto in cui la mente cerca di farsi chiarezza su dove tracciare la linea di divisione, quel confine necessario di cui l’individuo si serve per separare la realtà dal sogno e dividere l’immaginato dall’irrealtà surreale. La narrazione prosegue in un meta-spazio di in-comprensione in cui il meta inconscio agisce.
Lo scrittore viennese opponendosi al suo doppio storico, Freud, opera un lavoro di ricerca e di indagine della mente umana, valorizzandone il semiconscio: una zona della sfera psichica, trascurata dagli scienziati della psiche, che rappresenta invece il campo più vasto della vita psicologica e spirituale degli individui. E’ proprio su questa terra mentale di confine tra conscio ed incoscio che il regista si muove intrecciando i tessuti stilistico-narativi del film. Il sogno di Alice-Kidman maliziosamente rivelato si intreccia nervosamente all’esperienza surreale e volutamente celata di Bill-Cruise; l’infedeltà immaginata della moglie si accavalla visivamente all’esperienze notturne del marito. Un intreccio di eventi giocati su di un piano simbolico reale-irreale che confonde in una doppia frustrazione, soffocando vissuto e desiderato in un gioco di incomprensioni familiari e parole d’ordine.
La potenzialità dell’istinto abbattuta dall’incompiutezza dell’azione si rivela anche nel mancato tradimento; l’accennato ammiccamento alla trasgressione sottolinea semanticamente un’insoddisfazione opprimente che attanaglia la giovane coppia borghese. La soluzione, dopo una notte di avventure e insonnie casalinghe, viene presentata dal palesarsi di un oggetto, simbolo del testo narrativo visivo e testuale: la maschera. La dolce ed intrigante moglie con un atto sfrontatamente angelico scardina le ipocrisie e i segreti del coniuge, che crolla confessando le sue oscurità in un pianto liberatorio. Un oggetto simbolicamente presente all’interno della coppia che raffigura quella soglia immaginata e immaginaria tra vero e irreale, tra reale e surreale, tra agire e desiderare. La maschera esprime un feticcio sessuale che ha diviso la tranquilla vita coniugale dalla pericolosa e onirica attrazione al diverso. Una doppia faccia che unisce i due mondi contemporaneamente abitati, in cui Alice e Bill procedono singolarmente in un percorso comune di sdoppiamento. Un’ambiguità fatta di falsità e segreta corruzione che doppiamente si lega alla verità matrimoniale; è la coppia la vera superstite, che permette di superare desiderio e immaginazione, ma anche quella surrealtà rituale consumata ludicamente davanti a uomini mascherati.
Una facciata di vicino distacco matrimoniale acquista una luce e un significato nuovo attraverso lo svelamento dell’ipocrita realtà. Il dolce e tranquillo andamento familiare subisce una rottura voluta inconsciamente da entrambi i coniugi che si scoprono aggressivi, repressi e dubbiosi sulle sfere di comportamento della coppia: sociale, affettuosa e sessuale. Il loro percorso doppiamente e parallelamente condotto li coinvolge e conduce alla necessaria comprensione. L’alienazione percepita e poi subita si risolve in un’orgia di piacere surreale di Fridolin-Bill e sogno libidinoso e incontrollato di Alberatine-Alice; tuttavia una volta calata la maschera ha inizio il reciproco ricongiungersi in un momento di semi-coscienza affettiva, fino ad arrivare alla domanda di Fridolin:
“Che dobbiamo fare, Albertine?” Lei sorrise, e dopo una breve esitazione rispose:”Ringraziare il destino, credo, di essere usciti incolumi da tutte le nostre avventure, quelle vere e quelle sognate.”
Anche se lei con coscienza ed esperienza conclude che : “Non si può ipotecare il futuro.”
Destino, sogno e futuro allacciati in uno spazio narrativo conclusivo che riassume ma guarda avanti con sicura incertezza, in cui la famiglia rimane ferma a riferimento di sogno e realtà. Una doppia presa di coscienza della coppia che interrompe il tranquillo scorrere del tempo grazie alla complicità del sogno, che assume una doppia funzione catartica di soluzione. L’elemento onirico che presenta e coinvolgere in un tempo narrativo indeterminato, e che frammenta le opere in spazi psico-fisici multipli e che avvicina involontariamente uno scrittore austriaco ad un geniale regista newyorchese del novecento.
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