“The Millionaire”di Danny Boyle (UK, 2008)**** 1/2


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Recensione di Patrizia Lima

La vita è tutto un quiz, ma merita fiducia. Questo è il primo messaggio ed anche la prima contraddizione dell’ottava pellicola del regista di “Trainspotting” (UK, 1996). Del resto,non poteva essere diversamente,visto che parliamo dell’India,il paese dei contrasti, dove il Karma è un concetto essenziale.

La maggior parte degli Indù e delle scuole di pensiero religiose indiane,soprattutto quelle più antiche, credono nel destino inteso come frutto delle azioni positive della persona. Non a caso, la frase chiave della narrazione è “il destino è scritto”, ma è evidente che si parla di una fiaba.
In realtà, il principio induista dell’agire volto ad ottenere, nella vita corrente o in quella futura, benefici se hai agito bene, oppure disgrazie e negatività se hai prodotto sofferenze porta con sé una visione sostanzialmente pessimistica circa il valore della realtà cosmica e materiale, il cui incombere inesorabile deve essere assolutamente esorcizzato attraverso un cammino di rinuncia al mondo.
In questo ultimo lavoro, Danny Boyle miscela con creatività ed intelligenza tutti i generi, dalla commedia al dramma, il documentario e la visione onirica, con una tecnica stilisticamente ineccepibile, pervasa dalla giustapposizione e dalla dissonanza.
La scelta delle inquadrature, che alterna riprese dall’alto a riprese da terra, primi piani a piani lunghi e lunghissimi,è virtuosa al pari del montaggio: flash-back, flash-forward, rallenty, campo e controcampo.
La banalità della trasmissione televisiva accostata alla drammaticità dello spaccato sociale della società indiana attraversata dal boom economico, nella quale sopravvivono malavita e forti disuguaglianze rispecchia le incoerenze del vivere contemporaneo, dove il ridicolo e la beffarda dissacrazione culturale sono parte integrante della vita quotidiana di milioni di persone che si identificano nei quiz dispensatori di denaro come riscatto sociale; un sogno alla portata di tutti.
“Who wants to be millionaire?” è un format di successo in tutto il mondo. Un fatto. Jamal-milionario diviene un simbolo per la povera gente ed un eroe capace di appropriarsi di una conoscenza vissuta sulla propria pelle.
La metafora dell’assurdo dove pure tutto è possibile, nel bene e nel male, in un’alternanza di tragedia e comicità può non piacere, ma certamente The Millionaire fa discutere e brilla, senza dubbio, per originalità. Già solo per  questo, è un film da vedere!
Tratto dal romanzo “Question and answer” dello scrittore indiano Vikas Swarup e sapientemente sceneggiato da Simon Beaufoy, premio oscar per “Full Monty” (Peter Cattaneo, UK 1997), lo si può definire “romanzo popolare indiano”, un melodramma estremo dove anche la musica di Allah Rakha Rahman, uno dei più grandi compositori indiani di colonne sonore, è utilizzata dal regista scozzese in maniera eccellente, sfruttando la funzione narrativa per sottolineare e guidare le emozioni,in un perfetto connubio tra musica pop occidentale e classici della musica indiana.
Girato interamente a Dharavi, il più vasto slum dell’India, gli attori sono sconosciuti in occidente, ma miti di Bollywood, come il protagonista Jamal Malik interpretato da Dev Patel; il fratello maggiore Salim (Madhur Mittal); lo spregevole conduttore del quiz (Anil Kapoor) e la bella Latika (Freida Pinto); mentre i bambini sono fanciulli presi dalla strada, ai quali il “destino” ha dato loro l’occasione di andare a scuola e di avere un futuro prima mai sperato.
L’uscita del film quasi in contemporanea con l’azione terroristica a Mumbay è sorprendente.
Il balletto finale alla Michael Jackson, tra l’altro ambientato proprio alla stazione Victoria Terminus da dove è partito l’attentato, può risultare incompreso o addirittura disprezzato, ma ad un’analisi più profonda, esso sintetizza l’intera metafora del film.
Come ci insegna il grande  semiologo francese Eric Landowski ne “La società riflessa, la società dello spettacolo, nella sua rappresentazione, costruisce se stessa.
Se il pubblico vuole sognare, allora… che favola sia!
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