"Opinioni di un clown" di Heinrich Boll

di Santina Buscemi
Cos’è una maschera? Cos’è un’interpretazione buffa e divertente?
Nei primi capitoli ascoltiamo il suo racconto, l’analisi del suo stesso comportamento, e ci stupiamo della semplicità con la quale analizza le difficoltà cui va incontro ogni giorno. L’alcolismo, la sfortuna a lavoro, la solitudine, i notevoli problemi economici, la freddezza con la famiglia, l’abbandono della sua donna.
Il suo essere clown, però, non è un avere un alter ego, magari opposto o coincidente con l’autentico sé, ma è una seconda pelle: fin da ragazzino, dopo l’abbandono della scuola, continua a ripetere di voler intraprendere questa carriera. In un dialogo con i genitori, convinti voglia fare l’attore e disposti a pagargli gli studi in importanti scuole, egli ripete come la professione a cui aspira sia quella di un clown, null’altro. Lucido, razionale, obiettivo: la sua scelta di vita coincide con la consapevolezza di come questa professione sia vista nella società di cui egli fa parte, dell’impegno e dell’esercizio fisico che richiede, di come, raggiunta una certa età, non gli consentirà più di esercitarla, perchè superato da clown più giovani.
La famiglia borghese cui appartiene è incapace di comprendere la natura di Hans, essendo tutti così imperniati di snobismo e senso di superiorità verso tutto ciò non in grado di conformarsi al loro mondo. L’ipocrisia della sua famiglia non è denunciata in maniera esplicita dal protagonista, ma con la descrizione di fatti anteriori e posteriori che collidono gli uni con gli altri.
L’infanzia di Hans si svolge durante gli anni della seconda Guerra Mondiale, in una Germania in cui il nazismo è molto più che una fede: una continua esibizione di appartenenza. Hans bambino non comprende fino in fondo su cosa la dottrina dominante si basi e perchè i suoi genitori e coloro che lo circondano siano così “fissati” con Hitler, la guerra e l’odio verso gli ebrei; reagisce con una tenera paura ed un infantile pianto inconsapevole quando sua sorella parte per il fronte, per arruolarsi nelle Flack e, alla fine della guerra, è dichiarata caduta in battaglia.
Quando soprattutto si ribella ai giochi dei suo coetanei, giochi che emulano battaglie e richiamano l’intolleranza del partito nazista, assiste incredulo allo smarrimento e al gridare allo scandalo da parte della sua famiglia per i suoi gesti “Non sa quello che fa, non lo sa, altrimenti dovrei ritirare da lui la mia mano”, singhiozza la madre. Durante il romanzo, egli sottolinea senza particolari allusioni all’attività intrapresa da sua madre molti anni dopo e cioè l’essere Presidentessa del Comitato Centrale della Società per la conciliazione dei contrasti razziali. E’ il lettore a riflettere su tale grave incoerenza e forse a chiedersi quali siano le vere maschere di cui si narra nel romanzo.
Dopo l’incidente durante un’esibizione, Hans decide di chiamare a casa per chiedere dei soldi, nonostante la cosa lo infastidisca. La governante sbaglia a passare la telefonata e la madre di Hans risponde nel telefono di lavoro e in tono serio come Presidentessa del Comitato. Un particolare che l’autore ha aggiunto alla trama, senza che esso abbia alcun significato? A mio avviso esso è stato scelto per esemplificare il distacco fra la vita borghese, snob e soprattutto artificiale della sua famiglia e la genuinità e la coerenza di Hans, clown per professione, uomo che sbaglia e che si ritrova dopo parecchio tempo a riflettere sui propri errori, ma, appunto, un uomo che riflette.
Motore trainante dei pensieri del protagonista è Maria, suo primo e unico amore, che lo ha abbandonato per sposare un uomo, Zupfer, uomo appartenente alla comunità cattolica, alla quale appartiene anche la donna. Il nome di Maria è ripetuto costantemente durante il romanzo: quasi una sorta di filastrocca senza senso, alla separazione con lei sembra essere legato ogni evento della vita del clown. Da quando Maria se ne è andata ( “è passata ai cattolici” come afferma l’uomo), ogni giorno è diventato routine, difficile organizzarsi, difficile non pensarvi.
Una tenerezza incredibile fa scaturire nel lettore il racconto del primo rapporto sessuale fra i due e nell’incipit del capitolo “Avevo ventun anni e lei diciannove, quando una sera andai semplicemente nella sua stanza per fare con lei le cose che uomo e donna fanno insieme”: si riesce a ravvisare la semplicità e l’incoscienza nelle sue azioni. Maria è povera, a suo contrario, quando le luce del giorno illumina al mattino la stanza della giovane, egli si accorge della miseria in cui vive, eppure il semplice gesto di lavarsi, le azioni meccaniche, precise, delicate con le quali ella pulisce il suo corpo, destano in Hans meraviglia e incanto. Forse in questo è racchiusa la magia del sesso con lei: dopo la loro separazione all’uomo risulterà difficile pensare di unirsi ad un’altra donna, quasi a non voler macchiare la sacralità dei rapporti avuti in passato con Maria.
Infine, analizzando “Opinioni di un clown”, risulta predominante l’argomento religioso: Boll, che fu un cattolico dissidente, è quasi ossessionato da questo tema; infatti, costantemente Hans si ritrova a riflettere sulla religione cattolica, scelta da Maria e dal fratello di Hans, Leo, ma il suo è un continuo analizzare cosa significhi credere e in che modo sia giusto professare la propria religione, senza un’accusa od una presa di posizione netta.
Maschere: di maschere ce ne sono molte, sembra averci voluto dire Boll, ed un clown forse può essere un eccentrico, strano, uomo, senza alcuna maschera.

Author: Redazione (897 Articles)