Carta vince, Carta perde…vabbè è Sanremo
Pubblicato da Redazione a marzo 1, 2009 · Lascia un Commento
di Marco Meloni
SanRemo non lo vedevo da anni. Vuoi per la noia per il massimo simbolo della televisione generalista, vuoi per la ripetitività di un programma che dura più di quattro ore a sera per cinque giorni, in questi anni ho sempre preferito altro alla gara dell’Ariston. Tuttavia, in un anno così delicato per la kermesse, a rischio di chiusura, mi sono applicato come non mai alla sua visione. Dando voti senza buonismo a tutto ciò che volevo giudicare. Ecco cosa ne è venuto fuori.
Mina voto 4 e mezzo. La voce è la solita meravigliosa scossa di emozioni. Ma il suo contributo, video registrato, immagini di repertorio, nemmeno un saluto o dedica al Festival, sa molto, troppo di promozione commerciale. Era davvero necessaria questa finta? A mio avviso no.
Paolo Bonolis/Luca Laurenti voto 7+. Una sicurezza. Sempre uguali a se stessi, ma capaci di reggere bene il palco dell’Ariston. Troppo buonismo, qualche gag di cattivo gusto ( il loro bacio in bocca non era appropriato in una kermesse sotto attacco per le canzoni omofobiche), ma la formula funziona.
I valletti e le vallette voto 3. Tanti, spesso quasi analfabeti, belli ma non bellissimi. Le vallette ed i valletti di questa edizione forse servivano per sorreggere la scene alle loro spalle, perchè di contributi sul palco ne danno davvero pochi. Inutili.
Gli ospiti voto 9. La vera forza di questo Festival è il cast stellare di ospiti scelti. Cantanti, attori, uomini di spettacolo che intervengono nei duetti con i cantanti o come mattatori nel programma. Su tutti, menzioni speciali a Roberto Benigni, capace di far impallidire la stupidità di Povia con la cultura ed il buon senso, Burt Bacharach ed Elio Luttazzi con il loro talento al pianoforte, la simpatica Katy Perry che ha divertito in una serie di gag con i conduttori.
I big voto 5. Come al solito, le belle canzone si contano sul palmo delle dita. Nel mezzo, una serie di banalità e rime cuore-amore davvero insostenibile. Uno spaccato del paese molto lontano dai giovani e dai loro consumi culturali, che irrita il sottoscritto
Afterhours Il paese è reale voto 7-. Fra i pochi a svecchiare un po’ il palcoscenico di cariatidi del Festival. La canzone è carina, non eccezionale, ma molto orecchiabile. Escono subito, come accade spesso alle canzoni rock e “alternative”. Pazienza, venderà più copie di altri vincitori.
Albano L’amore è sempre amore voto 5+. La voce è potente ed intonata, ma per il resto buio totale. Non si capisce la necessità di un testo così fragile, e di un pensiero conservatore che già domina la scena di SanRemo.
Alexia feat. Mario Lavezzi Biancaneve voto 3. Un duetto nato non si sa come e perché, che unisce l’ex regina della dance italiana ad un cantante attempato e molto classico. Testo assurdo, musica scopiazzata, continua il riferimento religioso tanto caro al Festival di quest’anno. Ad un certo punto sembravano capaci di vincere. Per nostra fortuna, non è accaduto.
Marco Carta Dentro ad ogni brivido voto 5+. L’ex amico di Maria vince SanRemo alla sua prima partecipazione, ma sembra ancora nel talent show di Canale 5. Stecche continue, testo banale, una voce interessante non ancora matura. Il più lo merita per aver evitato la vittoria di Povia.
Dolcenera Il mio amore unico voto 4 e mezzo. La ricordavo molto più brava. La solita canzone al piano, tutta grinta, espressioni corrucciate del viso e urletti, ormai è un suo tratto caratteristico. Ma se la canzone non aiuta, il risultato non è centrato.
Gemelli Diversi Vivi per un miracolo voto 3. Ok, il vocoder oggi lo usano tutti. Ma a questa orrenda canzone finto-giovane non serviva proprio. L’unico “gemello” che sa cantare ha una voce spiacevole e distorta. Gli altri, non pervenuti.
Fausto Leali Una piccola parte di te voto 6. Una grande voce ed un talento indiscusso della musica italiana. La canzone, melensa come non mai, è fragile e scontata. Figli e genitori, il cerchio della vita, l’amore che vince su tutto e tutti. Manca solo la vera emozione.
Marco Masini L’Italia voto 5-. Canzone rabbiosa e qualunquista. Da Moro alle stragi di piazza, dagli stupri alle tangenti: il messaggio è che non bisogna credere o fidarsi di nessuno e di nulla. Masini torna alle canzoni forti di qualche anno fa, ma le parolacce non sono sempre indice di ribellione e di anticonformismo. Spesso, anzi, legittimano chi sembrano combattere.
Nicky Nicolai e Stefano di Battista Più sole voto 7 e mezzo. Classe e grande personalità. La canzone li penalizza molto, non esaltando le doti vocali della Nicolai. Ma anche con un testo leggero ed una musica non appropriata, battono nettamente molti dei loro avversari. Dispiace vederli così in basso in classifica. Segno che qualcosa, in questo Festival, non ha davvero funzionato.
Patty Pravo E io verrò un giorno là voto 8-. L’attacco non è originalissimo. E la voce, dal vivo, stecca spesso. Ma la canzone è acqua nel deserto, uno sprazzo di classe e talento in una serata grigia per la musica italiana. Sul disco è ancora più bella. Una vera canzone da acquistare.
Povia Luca era gay voto 1. non serve nemmeno tirare in ballo il testo, il messaggio sui gay malati da curare, e i soldi “scomparsi” che dovevano finire in Darfour. La canzone è bruttissima di per sé. Le polemiche e la mobilitazione in massa dei teocon, quasi la facevano vincere. Per fortuna, i talent show sono più forti delle sette religiose.
Pupo/Belli/Youssou’n’Dour L’opportunità voto 2. Il trittico è di quelli incredibili. Neanche Luciana Littizetto con Amanda Lear e Kaori del Philadelfia sarebbero state così mal assortite. Passi Pupo, anche se non sforna una hit da decenni, ma Paolo Belli cosa c’entra con la canzone d’autore? Youssou’n’Dour, pur di andare al Festival, deve aver raccolto gli scarti degli altri, e la canzone, orrenda, cerca insistentemente di rifarsi a “Si può dare di più”. Insostenibile.
Francesco Renga L’uomo senza età voto 7. La canzone è identica a quella con cui vinse l’altro Festival di Bonolis. In più, “campiona” opere lirichee musical moderni. Un prodotto poco originale che Renga canta però in modo superbo. Il sette è tutto suo e della sua voce, che vale da sola il voto positivo.
Sal da Vinci Non riesco a farti innamorare voto 7 e mezzo. Gigi D’Alessio manda avanti un suo discepolo e la cosa si sente subito. Però l’ottima performance di Sal piace molto al pubblico da casa, che lo salva dall’eliminazione e lo porta al terzo posto finale. Canzone classica, ma ben cantata e molto piacevole nel breve periodo.
Tricarico Il bosco delle fragole voto 6. Sembra canti sempre la stessa canzone e di emozioni ce ne sono poche. Però i testi sono sempre fra i migliori del Festival e Tricarico non sfigura in mezzo ad altri molto meno preparati o in forma.
Iva Zanicchi Ti voglio senza amore voto 2 e mezzo. Lei crede di essere stata penalizzata da Benigni, che ha preso in giro la migliore canzone del Festival ed una interprete senza tempo. In realtà il comico dovrebbe essere ringraziato. Ha reso divertente un testo ridicolo, che parla di sesso senza amore fra quasi estranei, e l’interpretazione della Zanicchi, credibile nella parte di meneater come Kate Moss testimonial della sagra del lardo di Colonnata.
I giovani voto 7 e mezzo. Non tutti sono stati bravi, e alcuni fin troppo raccomandati dai papà. Però ci sono almeno quattro o cinque nomi di cui bisognerebbe tenere conto. Intanto la vincitrice Arisa (voto 9), che ha cantato con leggiadria una canzone fresca e piacevolissima, vero tormentone del Festival. Anche Karima (8), Malika Ayane (7 e mezzo) e Simona Molinari (7) sono state convincenti e preparate; Filippo Perbellini (7-), forse un po’ troppo simile al suo pigmalione Riccardo Cocciante, ha fatto comunque una figura dignitosa. Delusioni da Iskra Menarini (6-), la corista di Dalla che non ha saputo mantenere le promesse della vigilia, e da Silvia Aprile (5 e mezzo), che ad Xfactor era piaciuta molto di più. Gli altri tre cantanti sono ampiamente sotto il 5.
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Author: Redazione (935 Articles)