“Revolutionary Road”di Sam Mendes (Usa, 2008)****
“Tu che fai? [...]…Mai stata da nessuna parte!..[...]… Io so solo che voglio sentire le cose…[...]….Frank Wheeler, penso che tu sia la persona più interessante che io abbia mai conosciuto![...] …Era un bugia. Nulla è per sempre.”
Dalla penna di Richard Yates del 1961, Revolutionary Road (promosso dal Time fra i cento migliori romanzi di tutti i tempi e tradotto in Italiano con il titolo I non conformisti), il regista Premio Oscar di “American Beauty “(Usa, 1999) ripercorre il vuoto cosmico di un dramma coniugale consumato tra i sogni di gioventù ed i compromessi della quotidianità in una provincia americana degli anni Cinquanta, quella degli Happy days, quando il perbenismo e l’ottusità erano lo humus ideale per i fenomeni del maccartismo e della “caccia alle streghe”.
Sam Mendes (nella vita, marito della Winslet), alla sua quarta prova cinematografica, offre un velenoso ritratto di vita domestica che non conosce né spazio né tempo: l’annientamento delle passioni e di ogni slancio vitale di fronte alla sconfortante routine del fallimento di una qualsiasi coppia male assortita e brillante solo per la facciata.
April (Kate Winslet) eternamente giovane ed idealista, è l’emblema della donna moderna. Incantevole e seducente, studiava da attrice, sognava il successo, ma si ritroverà inserita in una mostruosa normalità dove non c’è più spazio per i sogni e le scintillanti ambizioni.
Allo stesso modo, Frank (Leonardo DiCaprio), pur non avendo ancora le idee chiare sul suo futuro, sentiva di essere destinato a chissà quali grandi cose.
Ma eccoli lì, i Wheeler, ammirati ed invidiati da tutti, a scontrarsi con le difficoltà della vita coniugale di cui conosceranno l’amarezza, incapaci di accettare la propria mediocrità.
No, nella strada dove abiterà la coppia non c’è proprio nulla di rivoluzionario. Solo frustrazioni, ipocrisie, bugie e delusioni.
I Belli e Dannati di ieri non sono affatto diversi da quelli di oggi.
Accanto a loro, una insipida coppia di coetanei (David Harbour e Kathryn Hahn), ed un’invadente agente immobiliare, la signora Givings, interpretata da Kathy Bates, madre di un ex matematico alienato ed afflitto da problemi psichiatrici (Michael Shannon), eppure tanto lucido da essere l’unico che ha il coraggio di sbattere in faccia ai Wheeler la loro triste verità.
Sceneggiato con abilità da Justin Haythe, con un’eccellente fotografia di Roger Deakins, ma soprattutto recitato con straordinaria immedesimazione da Di Caprio e dalla Winslet, finanche la partitura musicale, ripetitiva e ridondante, del grande Thomas Newman è capace di far crescere nello spettatore quell’angoscia latente che resta tutta una vita dentro l’anima di chi ha vissuto sulla propria pelle un matrimonio fallito per quella inarrestabile catena di reazioni al drammatico equivoco iniziale, molto comune, della scelta della persona sbagliata.
Intenso, emozionante e profondo, dovrebbero vederlo tutti. Ed alle coppie in procinto di sposarsi, il biglietto dovrebbe essere offerto in omaggio.
Revolutionary Road, in cui prevalgono i dialoghi, e le parole più taglienti sono quelle non dette, è un film che fa riflettere, anche chi ha già letto più volte Madame Bovary, perché in esso troviamo inevitabilmente dei frammenti della società, di noi stessi e della nostra vita.
Grande soddisfazione quest’anno per la trentatreenne Kate Elizabeth Winslet, che finalmente dopo tante nomination senza premi, si è aggiudicata l’ambita statuetta di miglior attrice per “The Reader” di Stephen Daldry (USA, Germania 2008). Se la meritava tutta!
Patrizia Lima


Author: Redazione (935 Articles)