Come si riconosce un Leader?
Pubblicato da Redazione a aprile 1, 2009 · Lascia un Commento
di Francesca Ranazzi
Tutti hanno bisogno di essere guidati.
Tutti hanno bisogno di essere consigliati.
Tutti hanno bisogno di essere spronati e spesso rassicurati.
Dal soddisfare un bisogno alla capacità di agire, ecco cosa fa un leader.
Chi è un leader? E’ colui che guida, consiglia strategicamente, stimola e sprona al cambiamento, mostrandosi capace, rassicurante e determinato.
Questa la teoria.
In pratica come si riconosce un leader?
La difficoltà è trovare un vero catalizzatore di successo e innovazione, un pilota organizzativo che sappia fare il capo, mostrando integrità, oggettività ed umanità al tempo stesso.
Forse è nella natura dell’uomo o forse l’attuale scarsità di individui dalla giusta personalità – nel panorama mondiale – sono le cause di due atteggiamenti polarizzati e dicotomici presenti nella società globale: in un estremo si ha la voglia crescente e il bisogno naturale di un capo; mentre dall’altro una sfrontata e comune aspirazione al diventarlo. La gran parte delle persone si schierano tra le file del gruppo di chi ha voglia di un leader mentre pochi – ma sempre troppi- si auto candidano a ricoprire cariche e posizioni di prestigio, alle quali sono un capo può accedere. Tuttavia la struttura sociale in cambiamento, ancora più reticolare e orizzontalmente sviluppata, ha delineato un panorama diverso, presentando bisogni e necessità nuove alle quali un vero capo deve rispondere.
Mantenere il controllo e il potere spesso non è la soluzione per una gestione efficiente nel campo della politica, dell’economia e della cultura. Molti accusano chi è a capo di organizzazioni di essere troppo concentrati al mantenimento di una struttura conveniente al proprio interesse, invece di procedere ed impegnarsi ad un vero cambiamento. Altri, di conseguenza, percepiscono e denunciano una sensazione di eccessivo controllo e di manipolazione, ma contemporaneamente di essere poco guidati. Decentralizzazione del potere, struttura reticolare, necessità umana e autonomia individuale vanno soddisfatte con capacità e umanità: è qui che entra il gioco il leader.
Dalla questione ‘leader si nasce o si diventa’ l’attenzione viene posta sulle caratteristiche possedute dal leader, argomento maggiormente condiviso e studiato anche nella storia passata. Sicuramente un leader si deve presentare appetibile alla folla, che vuole capire che tipo di persona è per decidere se seguirla o se ha le capacità per portarli al livello successivo. Quindi il nucleo della faccenda è sulle caratteristiche che un leader deve possedere per spingere le persone a seguire la propria leadership. Forse l’integrità morale è tra le più importanti caratteristiche che un leader debba possedere. Una qualità che si abbraccia alla capacità di rispettare e mantenere le risposte fatte e quindi presentarsi come degno di fiducia. Ovviamente se all’integrità di comportamento si accosta anche la capacità di raggiungere gli obbiettivi prefissati, l’alone di sicurezza e tranquillità che si espande intorno al leader garantisce adesioni e credibilità sul proprio pubblico.
Tuttavia acquistando potere e fama si corre il rischio di perdere di vista la semplicità dai valori fondamentali in cui si crede, quindi altra caratteristica fondamentale è restare se stessi. Non basta aderire alla necessità del pubblico, spesso troppo diverse, o allinearsi ai bisogni dell’ambiente circostante, la necessità di rimanere se stessi permette di non scendere a patti con la frenesia e le scorciatoie morali.
Lo stile di leadership, ampiamente analizzato e teorizzato da studiosi e ricercatori, è uno soltanto: il proprio. Tra tutte le categorie di Goleman o le teorie di Weber, la migliore e vincente leadership risulta essere condotta da persone che si sentono a proprio agio. Lo stile di leadership è conforme alla persona: uno stile poco ortodosso può rivelarsi incredibilmente efficace se riflette le abilità, i valori e la personalità di chi lo esprime, e soprattutto sappia metterlo in pratica. Le difficoltà nell’agire ci sono sempre e a tutti i livelli ma vengono superate nel mettersi in gioco e nel valutarsi se si è adeguati alla situazione. I momenti di riflessione portano alla crescita e ad un maggiore bagaglio di esperienza che permette al leader di diventare una guida più sicura nel futuro.
Altra caratteristica importante è l’ottimismo. Un leader sorride sempre. Pensa che il futuro sia migliore e che sa portare i propri seguaci alla meta. Anche quando la situazione non è delle migliori, come il panorama economico mondiale, il vero leader mostra ‘il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà’ utilizzando le parole di Antonio Gramsci. E’ facile, infatti, fare il capo mostrandosi ottimista quando le cose non vanno male; Berlusconi da sempre il più sorridente tra tutti i politici italiani ha sempre ostentato ottimismo ma all’improvviso recentemente ha abbandonato il suo proverbiale entusiasmo per esprimere grande e seria preoccupazione. E’ come se un campione sportivo vince la propria gara quando ci sono belle giornate di sole, la meteoropatia non è una giustificazione; un vero leader nel momento più buio della storia sa essere ottimista e indicare il percorso da seguire, come il presidente americano Obama si sta rivelando in questi tempi.
L’ottimismo si accompagna con la capacità di condivisione di gruppo, un specie di generosità del potere o di gioco di squadra: chi ha un’alta considerazione della sua missione è generoso, utilizza il potere che possiede e che potrebbe venirgli dalla carica per altri, per i propri collaboratori.
La capacità di far crescere gli altri, delegando compiti e responsabilità dimostra apertura e desiderio di scambio di idee ed esperienze, non solo dall’alto verso il basso. Da qui deriva l’autorevolezza di un leader, che non ha bisogno di imporsi, ma viene spontaneamente riconosciuta come guida che non è appagata dal potere, ma gode nel creare spirito di gruppo, motivando i collaboratori, nel lavorare con consapevolezza e decisione per qualcosa di più grande. Ed è questo che gli attribuisce carisma. Il leader carismatico di oggi è abile nel comunicare e nel persuadere attraverso l’utilizzo complementare di tutti i mezzi disponibili, interagendo con gli altri per trasmettere le proprie idee e passioni.
Forse il leader carismatico ha la capacità di espandere la propria energia al di fuori, di usare l’intelligenza emozionale per coinvolgere e portare gli altri dalla propria parte. Come fece Gesù, leader religioso positivo o come fecero Benito Mussolini e Adolf Hitler, che secondo Weber sono da considerare come leader fortemente carismatici ma con potere negativo. Tuttavia quello che hanno fatto tutti loro è stato cambiare lo stato delle cose. Ecco un’altra caratteristica del leader: pronto all’innovazione.
Nel ‘panta rei’ evoluzionistico globale il vero capitano passa dall’osservazione del cambiamento all’azione cercando di trasmettere una chiarezza di vedute. La volontà del leader sta nel capire che c’è una necessità di cambiamento e nella scelta di attuarlo. Un leader ha una visione che lo spinge a mutare lo stato delle cose e nello stimolare i propri collaboratori o seguaci, accettando coscientemente la realtà, in cui ci sono fattori ed elementi che non potranno mai essere cambiati.
La capacità di rinnovarsi spesso è spinta dalla necessità di apportare delle modifiche o risolvere problemi accorsi, come il caso di Obama, o agire in maniera proattiva come le nuove regole di Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, per il copyright di foto e post all’interno della piattaforma sociale. Tuttavia chi si fa porta voce di cambiamento si mette contro le idee dominanti e socialmente condivise; il leader sa che deve correre dei rischi se vuole spingere al futuro. Il coraggio e la tenacia sono altri due attributi posseduti da un leader; le situazioni difficili e gli ostacoli vengono superati solo dalla determinazione e dalla convinzione in se stessi e nel proprio progetto.
Come Hillary Clinton ha più volte dimostrato: il ritiro dalla campagna elettorale contro l’attuale presidente americano e la decisione di rimanere affianco al marito Bill durante la burrasca del sexygate. Il leader agisce affrontando i problemi e cercando la soluzione migliore; è una persona di testa e passione che catalizza l’attenzione anche attraverso entusiasmo e capacità, e mette in condizione di operare le persone vicine, come un perfetto MacGyver: altruista, positivo, non fuma e non fa uso di alcolici, è dotato di un certo humour e sa sacrificarsi per gli amici, ai quali cerca sempre di dare il buon esempio, e in ultimo detesta le armi.
Oltre all’azione c’è il sentimento e il coinvolgimento. Il leader crede e sogna, partecipa e vive tra le persone di cui si fa portavoce. Un Che Guevara o un Harvey Milk nelle due americhe, che hanno trainato con loro milioni di persone in una lotta intima e totale.
Il leader inoltre si riconosce perché è bello, anzi è cosi capace che diventa affascinante e attraente o molto molto simpatico, come Topolino.
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Author: Redazione (935 Articles)