Facebook istruzioni per l'uso
Quello che è tuo è mio, quello che è mio è lorodi Margherita Baldi
Non c’è dubbio alcuno che sia il più cliccato, frequentato, “vissuto” dei social network ma Facebook sembra non voler perdere occasione per far parlare di sé.
La questione ruota attorno alla condivisione dei materiali video e audio che qualunque utente sceglie di pubblicare sulla propria pagina, in rapporto allo sfruttamento del copyright da parte del social network.
All’inizio del mese di febbraio, Facebook decide di apportare delle modifiche ai TOS (terms of service), ovvero le condizioni d’uso. Dato per assodato che difficilmente chi si iscrive a una community sul web legge per intero le modalità di utilizzo della suddetta per quanto riguarda la condivisione del materiale pubblicato, questa disattenzione nel caso dei nuovi TOS di Facebook potrebbe rivelarsi più dannosa del previsto.
Così recitano le condizioni di utilizzo, consultabili da chiunque, iscritti e non:
“ Caricando contenuti in qualsiasi parte del sito, tu automaticamente concedi a Facebook, garantendo di avere il diritto di farlo, una licenza irrevocabile, perpetua, non esclusiva, trasferibile, integralmente pagata, valida per il mondo intero (con la licenza di sublicenziare) ad usare, riprodurre, eseguire e mostrare al pubblico, rielaborare, tradurre, estrarre (integralmente o parzialmente) e distribuire tali contenuti per qualsiasi finalità, commerciale, promozionale o di altro genere, in relazione a Facebook e per la sua promozione, al fine di ottenere opere derivate dai contenuti caricati, al fine di inserire tali contenuti in altre opere e al fine di concedere di sublicenziare a terzi dei diritti precedentemente indicati”.
Da queste prime righe, appare già abbastanza chiaro che pubblicare contenuti su Facebook equivale a cederne i diritti, irrevocabilmente, perpetuamente, su tutto il globo terrestre, fino a concederne la sublicenza a terzi, con la possibilità che i materiali pubblicati vengano arbitrariamente modificati.
Tuttavia, il polverone mediatico si è sollevato quando dai TOS è stata eliminata, i primi di febbraio,
questa manciata di frasi:
“ Tu puoi cancellare in qualsiasi momento i contenuti che hai caricato su Facebook. Se sceglierai di rimuovere tali contenuti, la licenza concessa a Facebook avrà automaticamente termine, pur riconoscendo tu a Facebook il diritto di conservare in archivio copia dei contenuti che hai caricato sul sito”.
Eliminando queste poche righe, la licenza di utilizzo sui contenuti si trasforma in una vera e propria cessione gratuita a Facebook, per definizione definitiva e illimitata.
Ovviamente la questione non è passata inosservata, al contrario la polemica è esplosa con veemenza tale da determinare la riammissione nel regolamento di utilizzo delle frasi precedentemente cancellate.
Il tutto suggellato da un messaggio sul blog ufficiale di Facebook da parte del suo fondatore Mark Zuckerberg, che ribadisce con considerevole frequenza come il rapporto tra il social network e i suoi utenti sia necessariamente fondato sulla fiducia reciproca. L’ideatore afferma anche che suddette condizioni d’uso sono basilari per consentire agli utenti di condividere le informazioni pubblicate, la conditio sine qua non è la concessione della licenza da parte degli utenti a Facebook.
La questione è indubbiamente spinosa, le implicazioni innumerevoli, e lo stesso fondatore del social network ammette come ci sia una contraddizione di fondo tra la volontà di mantenere il controllo e la titolarità sui materiali condivisi e il desiderio di renderli pubblici alla nostra rete di amici.
Il dato di fatto è che al momento la licenza di Facebook è lacunosa, non priva di difetti.
La discussione arriva anche a coinvolgere gli aspetti relativi alla tutela della privacy, in un crescendo di osservazioni e implicazioni che dovranno necessariamente essere sciolte. È dunque, in una qualche maniera, rischioso scegliere di condividere informazioni su Facebook, soprattutto se ci troviamo di fronte alla condivisione di materiale artistico, dal momento che, all’atto della pubblicazione, l’artista cede automaticamente il diritto di sfruttamento dell’immagine al social network.
È quanto meno consigliabile non immettere sul proprio profilo le proprie opere, ancorché protette da copyright, viste le condizioni a cui necessariamente si sottostà, anche se questo significa non poterne disporre liberamente e nel contempo rinunciare a una preziosa vetrina.
L’artista si ritrova ad essere privato dei suoi diritti di titolarità sull’opera, che può essere manipolata e sfruttata a discrezione del consumatore, con un notevole danno d’immagine, nonché economico.
Di fatto, con l’attuale licenza, Facebook diventa una sorta di “asso pigliatutto” che si assicura un raggio d’azione decisamente molto ampio rispetto a quelli che sono i contenuti pubblicati e condivisi dagli utenti.
Tutta questa polemica attorno alla condivisione del materiale pubblicato ha innescato un certo malcontento negli utenti, consapevoli di essere l’anello debole della catena, e sebbene Facebook sia lontano anni luce dal perdere i suoi afecionados, è auspicabile trovare al più presto una soluzione, che anche nell’impossibilità di salvare “capra e cavoli”, renda un po’ più equa la situazione, proprio in nome di quella “fiducia” tra le parti a cui si richiama il giovane Zuckerberg.

Author: Redazione (935 Articles)