I tempi moderni del grande dittatore
Pubblicato da Redazione a aprile 1, 2009 · Lascia un Commento

“La menzogna ci è familiare fin dagli albori della storia scritta. L’abitudine a dire la verità non è mai stata annoverata fra le virtù politiche e le bugie sono sempre state considerate giustificabili negli affari politici” (H.Arendt)
“Quindi in nome della democrazia, usiamo questa forza, uniamoci tutti e combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia agli uomini la possibilità di lavorare, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendo queste cose i bruti sono saliti al potere. Mentivano: non hanno mantenuto quella promessa e mai lo faranno”.
Queste, le ultime parole famose di “The Great Dictator”, pellicola del 1940, diretta e interpretata con mimi e voce da Charlie Chaplin.
Pellicola storica, che oltre a disegnare l’inconveniente ascesa al potere di un solo uomo dai baffetti hitleriani o charlottiani, è racconto universale ed atemporale della cupidigia e dell’ingordigia umana; denuncia severa della schiavitù in tutte le sue forme ed appello al governo e alla forza del popolo: la democrazia. Il lungometraggio, non solo è accusa di qualsiasi razzismo, che sia tra ariani o ebrei, cattolici o musulmani, rumeni e mondo, ma è anche lettura di “un periodo in cui la pazzia prese il sopravvento, la libertà fu calpestata e l’intera umanità gravemente bistrattata”. E se è vero che “è classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona” e che esso aiuta a “vedere in se stessi più di quello che c’era prima”, il Grande Dittatore è anche nei Tempi Moderni. Come un testo, il film è “metafora viva”, “attribuzione pertinente” e ridescrizione del reale, attraverso cui le comparazioni e le similitudini tra ieri ed oggi non mancano di porre qualche interrogativo sulla realtà quotidiana. Realtà odierna che pare non isolarsi dalla crisi d’informazione, economica e valoriale attuale, e a cui le battute universali del sosia di Hynkel rimandano, rubando qualche riflessione circa giochi di verità e menzogne.
Nella Tomania di Hynkel, il popolo era “ tassato da tasse sempre più alte”, insoddisfatto degli orari di lavoro”, però, “esausto, debole ed impaurito, nessuno oserà opporsi a voi”. Oggi, Lo stipendio italiano è ben al di sotto della media Ocse (24.660 dollari anno) e della Ue a 15 (26.434). Il 45,9% dello stipendio non finisce nelle tasche degli italiani ma in quelle del fisco (Rapporto Ocse 2007) e secondo un’indagine del Gidp, il 73% dei campionati ha affermato di non trovare alcuna traccia, nelle imprese italiane, del principio di work-life balance. Se Hanna “non ha nemmeno i soldi per pagarsi una camera”, oggi, “nel Sud è povero il 22,5% delle famiglie e il 65% del totale delle famiglie povere risiede nel Meridione”(Rapporto Caritas 2008). Ma a incuriosire “di più è il tracollo del reddito di Berlusconi- nel 2007, si è ridotto a un decimo rispetto all’anno precedente: 14.532.538 euro, contro i 139.245.570 del 2006” (La Repubblica 23/03/09). Correva l’anno 2006 e il popolo italiano si svegliava alle grida del Presidente Operaio “Rialzati Italia” e “Meno tasse per tutti”.
Nella Tomania di Hynkel, “libertà ed uguaglianza sono parole inconcepibili, nessuna nazione può progredire con tali idee, esse sono d’intralcio all’azione”. Oggi, depenalizzazione del falso in bilancio, legge sulle rogatorie, legge Cirami, legge Gasparri, legge ad coalitionem etc., sono leggi assolte ed archiviate.
Nella Tomania di Hynkel, la “libertà di parola fa schifo, la libertà fa schifo”. Oggi, invece, “Berlusconi non farà prigionieri. Vuole controllare tutto e lo farà – al duopolio televisivo di Mediaset e Rai, si può ora sommare una sorta di rivoluzione della stampa. Silvio Berlusconi sta infatti puntando a due testate milanesi di grande prestigio, il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore” (El Pais, 21/03/09), minacciando, dunque quella libertà di parola che tra minacce mafiose, censure e prigionie per blogger e giornalisti ed editti bulgari, parcheggia l’Italia al 44° posto nella classifica del 2008 di RSF.
E se, dunque, al tempo del Grande Dittatore, parodia e satira furono pur ammesse e concesse, qualche domanda, senza risposta, oggi c’è.
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Author: Redazione (935 Articles)