Il decino, la strega e il taccagno
C’era una volta nel Klondike: la politica economica della Numero Uno di Zio Paperonedi Alessio Di Lella
quando gli piace!… A me piace tuffarmi nel denaro,
come un pesce baleno, e scavarci gallerie, come una talpa,
e gettarlo in aria e farmelo ricadere sulla testa!
(da “Zio Paperone e la disfida dei dollari”, 1952)
Parlare del talismano più potente e prezioso del mondo dei fumetti è impresa ardua. Bisognerebbe cantarne, più che parlarne, le doti taumaturgiche; esaltarne, più che commemorarne, il valore affettivo e sociale per quella affascinante creatura sociopolitica che è il personaggio di Paperon de’ Paperoni. Impossibile fare ricognizione degli episodi chiave della sua decennale storia. Wikipedia , a tal proposito, stavolta non delude: su http://it.wikipedia.org/wiki/Numero_Uno_(Disney) potete trovare storie e aneddoti sulle principali vicende della mitica Numero Uno. Per evitare paragrafi di excursus storici e note accademiche, cerco allora di ispezionare l’amuleto più fortunato di sempre dal punto di vista del suo legittimo proprietario.
Lustrava le scarpe sotto amministrazione del padre Fergus, Paperon de’ Paperoni, quando mise in tasca il suo primo guadagno: 10 centesimi americani spacciati in territorio scozzese. Inutile sul mercato, indispensabile per la stima e la fortuna personali, quel decino diede il via alla scalata al successo economico per il novello affarista più intraprendente del mondo occidentale. Nato negli anni precedenti il boom economico, Paperon de’ Paperoni incarnava nelle pagine delle sue storie la filosofia del papero faber sue fortuanae, predicando una visione liberale del mercato, intrisa ad una fedeltà cerchiobottista nei confronti dei valori della famiglia e del dovere religioso. Il credo di de’ Paperoni è infatti il Dollaro, la “S” stringata da due righe verticali, placcata in oro, lucente e simbolica come la croce di un Cristo in una Chiesa. Nella sua abbazia contenitore, il deposito, metafora perfetta del “possiedi solo ciò che ti guadagni”, lo zione in tubetta e bastone da passeggio ne canta di tutti i colori ad ogni interlocutore del mondo commerciale.
La Numero Uno, conservata in vetrina antifurto meglio d’un gioiello in un museo, è la luce che irradia questa dura forza liberale, è il carburante simulacrale della strada del successo. Di quale “successo” si stia parlando, non è di difficile intuizione: la scalata al monopolio imprenditoriale, la conquista, con ogni mezzo e ad ogni costo, di ogni forma di rendita economica. Quanto americanismo c’è nel personaggio di zio Paperone! Imprenditore – piovra che estende i suoi tentacoli ovunque e comunque, la sua figura è una imbonita ipocrisia dall’american way of commerce consegnata agli adolescenti di tutto il mondo, con adattamenti culturali che variano di paese in paese (in Italia, ad esempio, le storie aventi protagonista Zio Paperone si concentrano maggiormente sui fattori della famiglia e della taumaturgia).
La Numero Uno ha due valori: uno affettivo, e l’altro, appunto, taumaturgico. Il primo valore esalta il detto “mille miglia cominciano con un passo”: solo chi trova la propria strada e si fa coraggio d’imboccarla, diventa ricco, benestante e competente nel mondo che decide di abitare. La Numero Uno in questo caso testimonia la perseveranza che si ha nel costruire il proprio castello mattone dopo mattone, come il Deposito di Paperopoli, castello completo per antonomasia, architettura che ha la forma dei soldi che l’hanno realizzata. Il valore taumaturgico invece fa parte delle qualità speciali della Numero Uno, è ciò che la rende leggenda, amuleto, angelo. Senza di essa, le fortune economiche di Zio Paperone interrompono il loro corso. Vanno via la luce, la competenza, il fiuto per gli affari. Il personaggio di Amelia, la strega napoletana che necessita della Numero Uno per completare una potentissima pozione, rinforza questa qualità da bacchetta magica del vecchio decino. Nemico esterno che prende d’assalto il deposito, di volta in volta la stregaccia ne prende di santa ragione per mano delle difese dello zione, quali aglio, scosse elettriche, cortocircuiti incantesimali.
L’ideologia che sottende la protezione con la forza dei propri beni materiali (il Deposito) ed affettivi (la Numero Uno), nei confronti di due tipi minacce quali sono i Bassotti ed Amelia, è chiara, repubblicana e ben precisa: l’illegalità (la Banda Bassotti) e la superstizione (la strega Amelia) devono scomparire in nome del benessere economico, del mercato liberale, buono e generoso, in nome di un progresso costituzionale che celebra l’individuo come cittadino avente diritto e dovere di far arrivare l’acqua al mulino del proprio Paese. Con l’aiuto magari di un piccolo portafortuna, un oggetto di paradossale scaramanzia, un valorizzatore edonistico che conserva in sé un pizzico di tradizione – che non fa mai male – quale è la Numero Uno, prima, necessaria ed ultima dote magica di una vita fatta di carta, sali minerali e piume di papero.

Author: Redazione (935 Articles)