Il sapere/piacere di dirigere


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Intelligenza emotiva e stili di leadership secondo Goleman
di Silvia Costa


Da ciò che conosciamo degli Dei e da ciò che crediamo degli uomini, comandare ovunque sia possibile è una legge necessaria della loro natura

TUCIDIDE, V LIBRO, par. 105
“Il compito fondamentale dei leader” spiega Goleman, insieme a Richard Boyatzis e Annie McKee nel saggio Essere Leader (Rizzoli, 2004), “è quello di innescare sentimenti positivi nelle persone che dirigono.


Ciò accade quando essi sanno creare risonanza – una riserva di positività che libera quanto c’è di meglio in ogni individuo. Nella sua essenza, quindi, il compito primario della leadership è di natura emozionale. Se ben condotta, può rivelarsi potentissima nel suscitare ispirazione, passione ed entusiasmo, nel promuovere impegno e coinvolgimento e nel mantenere alto il morale di coloro ai quali è diretta.”
Positività, risonanza, natura emozionale della leadership, ispirazione, passione ed entusiasmo che essa suscita; Daniel Goleman, riletto nell’attualità, alla luce del primo leader afro-americano ma all’ombra di “numeri uno” locali di meno successo, è una rivelazione aurea, una sorta di spot generazionale che rivaluta l’intelligenza emotiva a discapito di uno svuotato e pragmatico autoritarismo.
È il 1995, anno in cui il predominio del quoziente intellettivo (IQ) è incontestato, e lo psicologo californiano, insieme a John Mayer e Peter Salovey, si trova a domandarsi sul come una persona tanto intelligente, nello specifico un personaggio politico, possa agire altrettanto stupidamente; è la prima volta che si sente parlare di Quoziente Emotivo (EQ), l´intelligenza che parte dal cuore e sostiene la mente che, da sola, non saprebbe varcare i limiti del proprio pragmatismo (P. Gray 2003). Goleman indica quattro caratteristiche originali (inizialmente cinque) dell’intelligenza emotiva: l’Autoconsapevolezza (delle proprie emozioni e del loro significato, conoscere realisticamente le proprie debolezze e i propri punti di forza, avere fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità); l‘Autogestione (controllare le proprie emozioni, essere onesti e leali, flessibili e scrupolosi); la Competenza Sociale (empatia, capacità di percepire i pensieri e i punti di vista altrui, le dinamiche e le relazioni all’interno di un gruppo ed esserne consapevoli, concentrarsi sui bisogni degli altri) e infine le Abilità sociali (influenza, sviluppo degli altri, catalizzatore di cambiamento, gestione del conflitto, costruttore di obbligazioni, lavoro di squadra e collaborazione).
È a questo punto che Goleman, Boyatzis e McKee postulano la fusione di cuore e mente nella leadership, accostando alle capacità intellettuali quelle emotivi; un leader oltre alla chiarezza di pensiero, deve realizzare “un’idea motivando, guidando, ispirando, ascoltando, convincendo e, soprattutto creando risonanza. I leader fissano lo standard emotivo del gruppo”. Si ha risonanza laddove si ha la capacità di orientare le emozioni del gruppo in senso positivo e svolgere le caratteristiche del singolo a favore di un movimento di gruppo unisono e motivato. Quanto maggiore è la risonanza tra le persone, tanto meno statiche saranno le loro interazioni. È ancora l’intelligenza emotiva a determinare il livello di successo nella gestione del gruppo.
La creazione della risonanza può essere ottenuta in sei modi, corrispondenti ai sei stili di leadership analizzati dai tre studiosi in Primal Leadership. Il visionario è colui che ispira, un leader empatico che crede nella sua prospettiva, che sviluppa risonanza tramite lo spostamento della gente verso i sogni comuni; uno stile adatto a cambiamenti radicali e a virate genetiche. Poi c’è il leader formatore, capace di ascoltare, consigliare, incoraggiare e delegare. Aiuta le persone a identificare le proprie forze e debolezze e crea risonanza con il collegare il desiderio del singolo all’obiettivo del gruppo. La leadership affiliativa gioca sull’armonia e sulla risoluzione dei problemi attraverso l’amicizia e la morale e proprio attraverso queste ottiene risonanza. È uno stile rifocillante e guaritore in periodi di stress e spaccature. Adatto a sviluppare supporto e consenso è invece lo stile democratico, del superbo ascoltatore, lavoratore di gruppo, collaboratore e influenzatore, colui che riesce a ottenere partecipazione sfruttando gli input provenienti dal gruppo stesso. Gli ultimi due leadership-styles, il regolatore del ritmo e il comandante, sono più direzionali, si focalizzano maggiormente sulla deposizione delle aspettative e sono così descritti: il primo regola le sfide che esecutori di alto livello possono raggiungere e questo può far sì che gente meno competente ceda lungo il percorso allo sconforto e all’insoddisfazione. Il comandante, infine, fornisce direzioni solo all’innalzarsi dei problemi o acquieta una situazione di crisi, agisce però attraverso l’imposizione e il controllo, creando dissonanza e allontanando i talenti.

[...] il processo medesimo di dirigere l’altrui volontà era per Dòlocov un piacere, un’abitudine e un bisogno
L. TOLSTOJ, GUERRA E PACE, MILANO, MONDADORI, 1941, VIII LIBRO, XI CAPITOLO, P.778

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