Là dove peccano le donne


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Una ricerca Usa svela che le donne sono più incapaci di resistere alla gola degli uomini
di Federica Rondino

“Qual è quel cane ch’abbaiando agogna, e si raqueta poi che ‘l pasto morde, che solo a divorarlo intende e pugna, cotai si fecer quelle facce lorde …”: così Dante nel VI canto dell’Inferno descrive le anime che lì vi alloggiano. Sono i golosi e Ciacco dell’Anguillara  ne è il rappresentante. Ciacco fu un giullare di corte  che veniva chiamato alle cene degli aristocratici per allietarle e lì apprendeva le notizie, i pettegolezzi. Gola e conversazione, informazione. Da sempre il cibo è stato legato al momento del colloquio più o meno intimo. È forse per questo che le donne, portatrici per natura delle capacità legate alla comunicazione, alla socializzazione, sono oggi così legate al peccato della gola?


Una ricerca condotta negli Stati Uniti e pubblicata sulla rivista “Procedings of National Academy of Sciences”, il 19 Gennaio 2009, rivela che le donne sarebbero meno capaci di controllare lo stimolo della gola rispetto agli uomini.
Al fine di comprendere i fattori che possono influire sull’obesità, i ricercatori del Brookhaven National Laboratory di Upton, New York hanno infatti condotto uno studio per scoprire il ruolo del cervello nel controllo dello stimolo della fame. La ricerca ha avuto una prima fase di monitoraggio, in cui i soggetti erano invitati ad odorare toccare e testare varie pietanze e una seconda fase, avvenuta il giorno successivo, di vera e propria verifica delle reazioni. In questa fase è stata utilizzata  la tecnica della Pet. I 23 volontari (13 donne e 10 uomini) sono stati tenuti a digiuno quasi per un  intero giorno durante il quale gli è stato domandato di pensare al proprio cibo preferito. Questo pensiero ha stimolato in tutti l’appetito, ma i ricercatori non hanno avuto dubbi: «Il cervello maschile, rispetto a quello femminile è maggiormente in grado di sopprimere i pensieri del cibo. E in questo modo è più semplice tenere a bada la fame».
A questa conclusione sono giunti dopo che, stimolando nei soggetti l’inibizione cognitiva (gli veniva chiesto di eliminare il pensiero della fame), hanno rilevato appunto che il desiderio di cibo diminuiva in maniera più significativa negli uomini rispetto alle donne.
Non è un motivo sociologico a spiegare il risultato, ma la ragione risiede nelle capacità celebrali. Infatti nel cervello degli uomini ci sarebbe una minore attività celebrale in quelle aree in cui risiedono i desideri e la memoria: amigdala, ippocampo, corteccia orbitofrontale e striato.
Gli uomini sarebbero dunque meno capaci di richiamare anche il ricordo del cibo, mentre le donne avrebbero un minore controllo cognitivo quando si tratta di pensieri legati agli alimenti.

Secondo gli scienziati questi risultati spiegherebbero come mai le donne sarebbero meno in grado degli uomini di portare a termine le diete e perché avrebbero un rapporto meno “sano”con il mangiare.

Dunque non sesso, rose, gioielli o lavoro: è il cibo ciò su cui bisogna puntare per “conquistare” la donna desiderata.
Una ricerca con fini sicuramente meno “seri” rispetto a quella Usa e condotta in Italia nel 2008, ha fatto  inoltre emergere che per le donne italiane l’arma più efficace per essere conquistate è l’essere invitate a cena e che troverebbero molto seducente l’uomo mentre cucina. Inoltre gli chef risulterebbero primi tra le categorie lavorative per la seduzione.
Scienza e sociologia si incontrano.

Lasciando da parte l’ironia, l’obesità è un grave problema sociale sia che si viva in un contesto come quello americano in cui la popolazione soprappeso è ben inserita, sia che si abiti in un paese come l’Italia dove l’obeso è spesso vittima di discriminazioni nei contesti lavorativi e umani.
In Italia la maggiore concentrazione di individui soprappeso si registra nel sud nella popolazione femminile di età avanzata.

Non solo giudicare attribuendo l’intera colpa della malattia al soggetto interessato, ma cercare di comprendere le cause scientifiche e sociali del fenomeno è indispensabile per evitare forme di discriminazione. E se bisogna usare dell’ironia per diffondere informazione ben venga anche quella.

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