La non categoria pervasiva
Eroi classici, eroi ombra, eroi negativi, eroi decaduti, antieroi. Ognuna di queste categorie avrebbe bisogno di una trattazione specifica, che ripercorra diacronicamente e sincronicamente l’evoluzione fenotipica e genotipica dei caratteri presentati.
Quello che si può fare nelle poche righe a disposizione, è semmai notare un trend, un percorso, che dagli anni Sessanta ha iniziato a modificare le diverse figure di eroe cinematografico, e che oggi vive il suo momento di massima espansione. L’eroe di un tempo, o meglio i diversi eroi di un tempo, sono andati via via “sporcandosi”, evidenziando le loro contraddizioni e le loro fragilità o debolezze. Da personaggi monodimensionali, legati esclusivamente ad attributi convergenti al ruolo e alla funzione svolta nella pellicola, si è passati gradualmente a figure più complesse, che si colorano di sfumature e nuance differenti.
Poliziotti corrotti costretti all’omicidio per tenere segreta la loro doppia vita, coraggiosi che si perdono nell’alcol e nelle donne, supereroi che per il bene comune sacrificano i loro affetti e negano il loro tempo alla famiglia; più l’eroe si umanizza, diventa polidimensionali, acquisisce status e ruoli differenti, più perde, per citare indebitamente Benjamin, la sua “aura”, il suo tratto distintivo. Un eroe umano non è eccezionale, e come tale non rappresenta più un modello da seguire e ammirare.
Il cinema, per evitare questo effetto di “normalità”, spesso corre ai ripari: Constantine, personaggio tratto da un fumetto e interpretato al cinema da Keanu Reeves, è in grado di muoversi a suo piacimento fra la vita e la morte e di contrastare forze demoniache, anche se i suoi vizi, fumo ed alcol, lo porteranno presto ad una morte molto comune. Ameliè, pur vivendo una vita banale e non particolarmente fortunata, ha delle doti che riescono a trasformare la sua esistenza e quella degli altri in un trionfo di bellezza e buoni sentimenti, esaltando l’amore e il gusto per piccoli gesti di solidarietà.
Altre volte, invece, il cinema preferisce far crollare completamente i suoi eroi, affermando, in questo, una pesante critica e riflessione sui tempi in atto e sulle difficoltà di far emergere figure carismatiche in grado di risollevare la società globale. Un personaggio su tutti, l’Harvey Keiteil de “Il cattivo tenente” di Abel Ferrara (1992), che unisce in sé depravazione e senso della giustizia, in un percorso di eccesso e autodistruzione.
Definire oggi la figura di eroe cinematografico, è, quindi, un compito difficilmente eseguibile se non attraverso un’indagine induttiva che prenda in considerazione tutte le figure fino ad ora rappresentate, e che da esse elabori un modello, o un sistema nomo tetico valido e funzionale. Anche questo breve articolo, che ha descritto a grandi linee un passaggio abbastanza riconoscibile e affermato dell’eroe cinematografico, in realtà non è né esaustivo né completo. Apre una porta su un processo complesso, in cui si muovono correnti di mainstream e resistenze sotterranee, e che vede la compresenza interna di situazioni e orientamenti anche molto diversi fra loro. Non tutte le figure di eroe sono cambiate oggi, così come non tutte le figure di eroe erano monodimensionali prima degli anni Sessanta.
Il punto è che siamo di fronte ad una non categoria, troppo vasta ed eterogenea per rappresentare un insieme scientifico credibile, che ha però un elevato potere di pervasività, poiché senza eroe o figura positiva la stessa struttura narrativa soffre.
Tanti eroi cinematografici si presentano ai nostri occhi, e forse il modo migliore per goderli è dimenticare se esistono schemi generali in cui inserirli e sistematizzarli.


Author: Redazione (935 Articles)