Leadership e divismo. Dialettica di potere.
Pubblicato da Redazione a aprile 1, 2009 · Lascia un Commento
di Lorena Crisafulli
Se si pensa ad un leader rappresentativo, uno che tra i primi viene in mente è senz’altro il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama. Dunque un leader politico, l’uomo più potente al mondo. Alcuni leader hanno carisma e riescono con la loro personalità ad imporsi agli altri. Ma, com’è chiaro, non sono solo quelli politici. All’interno dei vari gruppi sociali esistono i cosiddetti “opinion leader”, coloro i quali per prestigio e potere d’influenza si differenziano dagli altri ed esercitano un ruolo privilegiato nelle dinamiche e nei processi interpersonali ai quali prendono parte.
Sono tali in quanto possessori di competenze specifiche all’interno di un settore, o perché occupano una posizione sociale strategica, o semplicemente in quanto interpreti e portatori di valori condivisi nella loro collettività. Gli “opinion leader” possono far parte di un ristretto gruppo sociale e svolgere così il ruolo di mediatori tra le informazioni provenienti dall’esterno (i media) e la comunità di cui fanno parte, allo scopo di eliminare le informazioni poco utili agli interessi e ai valori del gruppo di riferimento. Tale teoria, detta anche “Two-step flow of communication”, elaborata nel 1948 da Lazarsfeld, Berelson e Gaudet, prevede una certa passività dell’individuo che, inerme, dovrebbe accettare le interpretazioni provenienti dagli altri. Tuttavia, in una società quale la nostra in cui l’individuo, grazie ai grandi flussi di comunicazione esistenti, riesce a costruirsi da sé una propria opinione senza alcuna inter-mediazione, tale ipotesi risulta discutibile. Ma è utile per chiarire l’importanza del ruolo degli “opinion leader” nell’ambito della comunicazione mediatica e sociale. In essi gli altri si proiettano, s’identificano, in un gioco di aspirazione ed emulazione che li pone come modelli da raggiungere. Ed è in breve quel che accade nel caso dei divi mediatici e della comunicazione di massa.
Protagonisti privilegiati, oggi come in tempi più remoti, questi personaggi rappresentano una sorta di “patrimonio collettivo”. Siano essi calciatori, presentatori o attori di Hollywood, le celebrità intrattengono con il pubblico un rapporto di prim’ordine, che li vede assurgere a modelli e punti di riferimento. Proprio in virtù del loro potere, tali “opinion leader” vengono scelti come testimonial di pubblicità e di campagne benefiche per promuovere beni di consumo o iniziative sociali. Incarnano il desiderabile, garantiscono affidabilità, credibilità e consentono agli individui di transitare dal loro mondo “normale” e quotidiano ad una realtà, dove i miti si fanno umani e hanno le stesse esigenze degli uomini comuni. Facilmente riconoscibili e identificabili, i divi veicolano con forza idee, convinzioni e valori. Il loro ruolo, preponderante, invadente, dilagante, condiziona un po’ tutti, anche chi spera di esserne sottratto, contribuendo a diffondere modelli di consumo ritenuti validi. In un noto saggio sul divismo, “L’élite senza potere”, il sociologo Francesco Alberoni sottolinea l’importanza che rivestono i divi mediatici, all’interno della società, nell’imporre stili di vita a cui la gente comune ambisce per spirito d’identificazione. E’ come se per un attimo quel mondo fantastico, a cui essi appartengono, potesse essere carpito semplicemente assumendo i loro atteggiamenti. Ma rispetto alla società studiata da Alberoni nel 1963, oggi qualcosa è cambiato, come recitava un film con Jack Nicholson. I miti di allora erano soprattutto quelli hollywoodiani dello star system degli anni ’30, ’40 e ’50. Inafferrabili, vivevano nelle loro case da mille e una notte e comparivano ogni tanto per accontentare fans e giornali. Erano come delle divinità avvolte in un’aura d’oro che ne esaltava la luminosità, ma al contempo ne proteggeva l’intimità. L’avvento della Tv ha in qualche modo cambiato le carte in tavola, rendendo il divo sempre meno divino e sempre più quotidiano. La star non è soltanto l’attrice famosa di Hollywood, che pure continua a mantenere il suo alone di mistero e fascino, ma anche il ragazzo della porta accanto che, grazie all’ennesimo reality show di successo, diventa un personaggio. Nella società di oggi che si nutre di visibilità e gossip, la privacy, la segretezza, il mistero, che un tempo caratterizzavano i divi hollywoodiani, hanno ceduto il passo alle apparizioni continue in Tv e sui giornali, quasi per non far dimenticare al pubblico la loro esistenza. In un mondo come il nostro, che vive di velocità e d’immediatezza e dimentica in fretta chiunque. E così non mancano i “prezzemolini”, i presenzialisti insomma, quelli che non se ne perdono una se non in caso di decesso e che si fanno interpreti di una realtà quotidiana, che vogliono rappresentare a tutti i costi, pur senza aver ricevuto nessun mandato popolare. Trovando forse nella giustificazione “uno di voi”, la forma più semplice ma anche meno realistica di legittimazione sociale. Non sono come noi. Eppure questi divi di casa nostra, o meglio di casa loro, esercitano un potere di condizionamento sulle masse di giovani, che a loro si ispirano, non trascurabile. Sono loro i nuovi leader d’opinione e, in quanto tali, traggono beneficio dalla potenza dei mezzi attraverso i quali si manifestano al pubblico. Se prima dei divi si sapeva poco o nulla, oggi si conosce tutto. Pure troppo.
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Author: Redazione (935 Articles)